Nell'intervista pubblicata domenica Renzi criticava Marino e colleghe per le difficoltà che creerebbero al Comune GLIENE ha (ri)dette di tutti i colori: «In questo si fanno opere pubbliche solo se piacciono alle soprintendenze, «noi coinvolgiamo le soprintendenze, salvo poi scoprire che loro partecipano a loro insaputa», «stiamo lottando contro la burocrazia delle soprintendenze ». Che Matteo Renzi non amasse lacci e i lacciuoli era noto, ma l'attacco in nome del «fare» già lanciato alle «vecchie zie» (così l'assessore da Empoli definì, mai smentito dal primo cittadino, la direttrice dell'Accademia Franca Falletti e quella della Galleria d'arte moderna di Pitti Annamaria Giusti, critiche dell'accordo col governo per girare al Comune il 20 degli incassi dei musei fiorentini), ora che il «rottamatore » è anche candidato ufficiale alle primarie del Pd acquista un peso «doppio». In una intervista a Repubblica, pubblicata domenica, Renzi ha nuovamente additato le soprintendenti fiorentine a responsabili delle difficoltà della sua opera di governo. Ma loro, nuovamente, non ci stanno: «Il fatto è» replica la soprintendente ai beni architettonici Alessandra Marino, «che il Comune troppo spesso ci chiede di dare autorizzazioni o valutare progetti dall'oggi al domani», vedi «le pratiche sui concerti o le estati, che pure, di solito, cerchiamo di 'salvare' facendo i salti mortali». E quanto ai progetti importanti, «nonostante abbiamo solo 4 funzionari per tutta la città non abbiamo mai sfondato una volta i tempi previsti per legge, mentre se abbiamo chiesto approfondimenti o integrazioni è stato solo per garantire la qualità degli interventi». Marino, insomma, ne è convinta: «La tendenza di Palazzo Vecchio è a dare la colpa a noi se qualcosa, pur approvato, non riceve poi consenso popolare, e sempre a noi se non viene approvata subito e si chiedono integrazioni. Un giochino, però», conclude «che a questo punto è troppo evidente, e ha stancato tutti». Irritata anche Franca Falletti, che a Renzi, fra l'altro, non ha mai perdonato di aver sollevato la questione del David «da restituire ai fiorentini», «senza nemmeno avvertirmi». Secondo la direttrice dell'Accademia «il sindaco critica senza guardare in casa sua, come se dal Comune fosse facile e rapido ottenere un'autorizzazione o un parere». E senza contare che accusare le soprintendenze di «frenare e basta» non ha senso: «Mai una volta che mi abbia chiesto di visitare una mia mostra, per rendersi conto di persona delle proposte culturali innovative e coraggiose introdotte all'Accademia ». Conclusione: «Tutte le amministrazioni hanno difetti e insufficienze, ma appunto perciò, invece di aggredire, sarebbe bene cercare, insieme, di cambiare le cose». E critica è anche la soprintendente del Polo museale Cristina Acidini, puree la più vicina a Renzi: «Momenti di raccordo e confronto col Comune ci sono sempre» dice «però poi quel che viene fuori è solo l'urgenza, pur di arrivare a un risultato, e senza tener conto dei tempi necessari».