A Napoli ripartono le ruspe. È un piano da cento demolizioni quello messo in campo dal Comune, che dichiara guerra totale agli abusivi. Gli uffici sono al lavoro senza sosta e l'indicazione dell'assessore all'Urbanistica Luigi De Falco è di accelerare al massimo per completare gli abbattimenti entro la fine dell'anno (le zone più colpite dal cemento selvaggio sono Pianura e i Camaldoli). «Per prevenire qualsiasi ritardo sono pronto a spostare la mia scrivania accanto a quelle di funzionari e dirigenti» annuncia l'esponente della giunta de Magistris. Se l'esecutivo cittadino riuscisse a centrare il traguardo, supererebbe le demolizioni eseguite negli anni precedenti. Nel 2011 sono state in tutto 85 di cui 33 in danno e 52 spontanee: le prime sono state eseguite dalle autorità con risorse pubbliche che vengono però addebitate ai trasgressori; le seconde sono state invece effettuate dai cittadini a proprie spese con un notevole risparmio. Più bassi i numeri del 2010: 6 gli abbattimenti in danno e 9 quelli spontanei a cui bisogna aggiungere 6 sanzioni amministrative incassate; nel 2009 le ruspe sono entrate in azione in 32 casi (9 in danno e 23 a spese di chi ha violato la legge). Per chi demolisce a proprie spese il manufatto (purché non sia abusivo e sorga in una zona rossa) la Regione ha invece previsto un bonus di volumetrie di cui si può usufruire ricostruendo in un'area sicura. Non si placa, intanto, la tensione tra lo stesso De Falco e l'assessore regionale Marcello Taglialatela. L'esponente dell'esecutivo cittadino sottolinea: «Per le inadempienze dei Comuni campani rispetto alla chiusura dei condoni la legge prevede un commissariamento da parte di Regione e Province mai attuato e non a caso. Mi meraviglia che Taglialatela creda e voglia far credere che il programma dell'amministrazione napoletana per far fronte alle 45mila pratiche di condono edilizio che giacciono da vent'anni debba stupirlo o addirittura preoccuparlo. Sul bisogno, solo politico elettorale, di rivedere i vincoli, comprendo che il ciclico approssimarsi delle elezioni debba fornire nuovi argomenti (in realtà, i soliti) per una bella fetta di elettorato, consistente ma per fortuna non prevalente, che aspetta pure nuovi condoni. E se non si riesce in questo? Semplice: si rivedano i vincoli! Questo è lo scopo di una legge in discussione, che per tutti gli altri suoi contenuti e del tutto inutile». Secondo De Falco «Taglialatela non argomenta affatto sull'obbligo da anni disatteso di disciplinare i vincoli. In questo modo, e per una grave inadempienza pure del ministero dei Beni culturali, il vincolo resta del tutto passivo. Quanto alle 45mila pratiche di condono, nessuno dovrà dolersi del fatto che per quelle che si chiudono bene (per gli abusivi) il Comune farà cassa mentre per quelle che si chiuderanno male si ripristinerà una volta per tutte la legalità violata sul territorio». Immediata la replica di Taglialatela: «In più occasioni abbiamo invitato i Comuni a fornirci informazioni sulle pratiche arretrate ma purtroppo solo un terzo ha ritenuto di rispondere. Il commissariamento? Non ha senso fino a quando non vengono approvati tutti gli strumenti urbanistici. In merito al potere discrezionale delle sovrintendenze, il nodo verrà sciolto con l'approvazione della legge sui piani paesistici che fissa i criteri per la mappa dei nuovi vincoli. Forse a De Falco - combattuto tra le sue convinzioni ideologiche e le responsabilità di amministratore - non è chiaro che, finché non approveremo questa legge, non si potrà procedere alla definizione dei nuovi vincoli. Quanto alla pratiche di condono, vanno analizzate al più presto perché è un diritto dei cittadini che hanno già versato un robusto anticipo per gli oneri di urbanizzazione».