Spettri di chiusura sul Santa Maria della Scala. La soluzione? Nella sua stona. Da un pezzo non s'ascoltava un discorso sulla prospettive di un'innovativa economia della cultura e di una gestione del patrimonio all'altezza dei tempi, senza che non si facesse riferimento al Santa Maria della Scala, il grande complesso dell'antico Ospedale di fronte al Duomo che attende da anni una sua riconversione. L'Ospedale è citato già in un atto di donazione del logo, ma una leggenda lo vuole anteriore, agli ultimo anni del IX secolo. «Santa Maria della Scala» era diventata una sorta di beneaugurante litania, replicata all'infinito in ogni programma sull'avvenire di Siena. A maggior ragione, da quando si è cominciato a lavorare attorno alla candidatura a Capitale europea della cultura per il 2019, il riferimento al Santa Maria è diventato quasi ovvio, ossessivo, obbligato. La notizia della chiusura, sia pur temporanea, dell'affascinante e misterioso labirinto desta allarme e fa temere il peggio. L'ottimo progetto di restauro e ristrutturazione firmato da Guido Canali, in vista di una nuova funzionalità, resterà a mezza strada? Quello che doveva essere il fulcro vivo di un sistema di luoghi dedicati alla riclassificazione critica di una straordinaria eredità artistica e al sostegno mirato della creatività è destinato a chiudere i battenti? Gli entusiasmanti obiettivi andranno ridimensionati una volta per tutte? Vicini alla svolta Trovata con Ceccuzzi una forma di gestione Poi è arrivato il commissariamento Le domande si susseguono inquietanti. C'è da augurarsi che il fattaccio non dia l'esca per iniziare una campagna elettorale a base di acrimoniose accuse e controaccuse. Se le ingenti risorse che la Fondazione Monte dei Paschi è stata fino ad oggi in grado di erogare fossero state riversate sul Santa Maria quale netta e conclamata priorità forse oggi si sarebbe stati più avanti nella realizzazione di un piano che assomma diversi progetti. Da parte dei governi centrali quanti traccheggiamenti e quale paralizzante sequenza di cavilli! La principale operazione che assicurerebbe all'antico xenodochio un'identità pesante e riconoscibile su scala mondiale sarebbe il trasferimento al suo interno di quanto ora è conservato nelle stanze della Pinacoteca, sistemata dal 1932 negli inadeguati Palazzi Buonsignori e Brigidi. Ci sono difficoltosi problemi amministrativi, convenzioni da stipulare e accordi da chiarire, pure con la diocesi, che non può restare estranea. Sono insorte diatribe interminabili sulle parti da accogliere di quanto è ora esposto, sui criteri da adottare, sull'impiantisti-ca di sicurezza. Nel frattempo non si è comunque stati fermi. Uno splendido Museo archeologico ha preso forma e sembra perfettamente a suo agio nelle viscere del Santa Maria, tanto aderisce alla scansione dei suoi ombrosi volumi. Importanti mostre prima tra tutte quella su Duccio di Buoninsegna e coevi hanno fatto toccare con mano e quasi intravedere le potenzialità di questo che è un pezzo di città dentro la città. Da ultimo la giunta presieduta da Franco Ceccuzzi aveva individuato una forma di gestione che restituisse al Santa Maria soggettività d'iniziativa, anche se non molto originale: una fondazione aperta a pochi soggetti privati disponibili a investire in un settore strategico dal quale ricavare non solo gratificanti ricadute di immagine. La crisi della fragile maggioranza di centrosinistra e il conseguente avvento del Commissario straordinario ha interrotto le procedure che avrebbero portato all'insediamento del discusso organismo. Lo statuto è già approvato. Non sono mancati deleteri cambiamenti di rotta. Fu già riduttivo applicare ad un realtà che abbisogna di una sua forte autonomia la figura dell'«istituzione comunale». Il successivo assorbimento in gestione diretta da parte del Comune fu un grave sbaglio. Probabilmente una fondazione ben calibrata può essere la strada buona da imboccare: ma comporta rischi da valutare con estrema prudenza se non si vuol sfociare in un azzardato tentativo alla moda. Insomma la chiusura imposta dalle strettezze di bilancio e rimediabile in emergenza con l'annunciato provvido intervento della Regione dovrebbe essere l'occasione l'ultima? per ripensare in spirito di concordia il destino del Santa Maria (che non è bello abbreviare in un futile sms). Riaprire per fare del Santa Maria della Scala il museo di se stesso non basta a dare le risposte indispensabili. Giancarlo De Carlo che vi installò e diresse un Laboratorio internazionale di eccezionale inventività sintetizzò lucidamente il suo pensiero: «11 Santa Maria della Scala scrisse sarà un luogo centrato su un insieme di laboratori che conservano, selezionano, comparano, allestiscono, espongono i materiali dei musei e svolgono lavoro di ricerca e operativo anche per l'esterno, entrando nel circolo dei laboratori artigiani, tecnologici e scientifici che già esistono a Siena». E poi un luogo con negozi, gallerie, ristoranti, sale di ritrovo e piccoli auditori: una cittadella della cultura vissuta come esperienza di incontro e di crescita. E Cesare Brandi parlò immaginosamente di un Acropoli da costituire, alta sulla collina della Cattedrale, capace di coniugare antico e ipercontemporaneo condensando nei suoi circuiti il senso stesso di una vocazione che prosegue e si rigenera. Già nel 1985 egli scorgeva all'orizzonte nubi fastidiose: «Troppi sono i galli a cantare: mentre la sistemazione storico-artistica dell'Ospedale di Santa Maria della Scala non è solo un problema senese ma, oso dire, nazionale e implica una regione che, per il Medioevo, non è seconda a nessuno, neppure a Firenze». Ora l'impasse che si è verificata non deve essere pretesto di polemiche. Dovrà, semmai, far pienamente capire che siamo di fronte ad una sfida che scavalca le sole energie di una città. Siena non attraversa un momento felice. Eppure quando l'Ospedale si ingrandì e si abbellì di affreschi che sono una sorta di didattico Buongoverno del corpo, dichiarato sulla soglia di un fervido Rinascimento, seppe affrontare i pericoli di declino guardando al futuro, non rassegnandosi allo stato necessità. E chiamò grandi autori: Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, Domenico di Bartolo, Priamo della Quercia. E un paradigma quello slancio: stupefacente e paradossale, perché esploso, notò Ernesto Sestan, «nella fase dell'arresto, del ristagno», quando tutto pareva compromesso.
SIENA - Santa Maria della Scala, serve un Rinascimento.
Il complesso dell'antico Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena è stato chiuso a causa delle strettezze di bilancio. La soluzione proposta è la creazione di una fondazione aperta a privati per gestire il complesso e promuovere la cultura. Tuttavia, la crisi della fragile maggioranza di centrosinistra e l'avvento del Commissario straordinario hanno interrotto le procedure per l'insediamento del discusso organismo. Il progetto di restauro e ristrutturazione firmato da Guido Canali è stato a mezza strada. La Regione ha annunciato un provvido intervento per risolvere la crisi.
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