Cresce il numero dei firmatari della lettera al presidente della Repubblica e al premier contrari alla nascita di una Fondazione di diritto privato per Brera ma, in altrettanta crescita, sono le prese di posizione di chi sostiene che una fondazione, con un buon statuto, aiuterebbe a risolvere i problemi di Brera. Ieri, il numero di firmatari dell' iniziativa avviata da Vittorio Emiliani su «l' Unità» e Tomaso Montanari ha di gran lunga superato il centinaio. Tra i nuovi firmatari anche Luigi Manconi, l' ex presidente di Italia nostra Desideria Pasolini dall' Onda, l' editore Rosellina Archinto, il sovrintendente Pietro Giovanni Guzzo, lo scrittore Corrado Stajano, Donella e Gianandrea Piccioli, il direttore delle Gallerie dell' Accademia di Venezia Matteo Ceriana, Danielle Mazzonis già sottosegretario ai Beni culturali e molti docenti universitari (specie storici dell' arte e dell' architettura), tra i quali Antonio Pinelli, Flaminio Gualdoni, Sandro Scarrocchia, Giuliana Ricci, Francesco Caglioti, Andrea De Marchi, Massimo Ferretti, Michele Dantini e altri. Un sostegno all' iniziativa è venuto anche dalla dichiarazione della sovrintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, ai microfoni di Radio 24: «L' ingresso dei privati nei musei, che è già avvenuto, è una presenza risolutiva per i tanti problemi del sistema cultura, ma è altrettanto vero che ci sono tanti musei di Stato, che nascono come tali e sono punte di orgoglio nazionale, che vanno mantenuti in questa loro natura». Ma cresce anche il numero di coloro che tacciano un po' di vetero-ideologismo l' iniziativa. Su «il Giornale», Filippo Cavazzoni ha ricordato che «la fondazione risponderà al diritto privato, ma tutto il resto (proprietà, gestione, controllo e finanziamento) sarà ancorato al settore pubblico»; quindi i beni artistici non avrebbero nulla da temere. E lo scrittore Tommaso Labranca, su «Libero», ha parlato di «raccolta di firme a difesa del "pubblico" e della malagestione». A questi pareri favorevoli alla nascita della Fondazione, ieri si è aggiunto l' ex sottosegretario e critico d' arte Vittorio Sgarbi: «C' è un equivoco di fondo: lo Stato è la coscienza del bene collettivo non il possesso in sé. La più bella casa d' Italia è Palazzo Chiaramonti a Cesena: è tutelata dallo Stato, che lo fa funzionare con enti locali, banche e privati con regole condivise. Il privato può agire nell' interesse di tutti, come al museo Poldi Pezzoli, come ha fatto Banca Intesa con le Gallerie d' Italia in piazza Scala o come fa il Fai, che acquisisce beni come il castello di Masino e lo apre al pubblico. O come Venaria Reale, completamente rilanciata, o come il Museo egizio di Torino, che ha aumentato i visitatori». E conclude: «È meglio uno Stato che lascia i beni in cantina o un privato che li fa vedere? Il privato non è sempre un rapinatore, l' anti Stato. La tutela è garantita, come mostrano le attività di enti privati italiani e stranieri, come il Fai o il Guggenheim».