Lorologio sulla torre campanaria aveva un ingranaggio del 1920 L'antico congegno meccanico che regolava il funzionamento dell'orologio sulla torre campania del palazzo municipale sarà rottamato per essere sostituito con un sistema elettronico. Il tutto - dicono al Comune - come il placet della Soprintendenza di Agrigento. In città infatti non ci sarebbero tecnici disponibili per aggiustare il meccanismo dell'orologio della torre campanaria del palazzo comunale, tanto che l'amministrazione comunale lo ha sostituito con un altro e moderno sistema elettronico. È stato così chiarito il giallo del mancato funzionamento dell'ingranaggio dell'orologio della torre campanaria del Palazzo di Città fermo da diverso tempo. «Purtroppo - ha detto il dottor Pietro Carmina, capo dipartimento comunale agli affari generali - non abbiamo trovato un orologiaio per far funzionare il vecchio ingranaggio dell'orologio. Dopo aver acquisito il giusto parere della Soprintendenza di Agrigento, è stato sostituito l'ingranaggio meccanico con un moderno impianto elettronico che consente il funzionamento dell'orologio. Appena sarà terminata la sostituzione l'orologio sarà riattivato compreso anche il rintocco delle tre campane che scandiscono le ore». Dunque scompare a distanza di quasi un secolo l'ingranaggio meccanico dell'orologio voluto dell'architetto Ernesto Basile. Il precedente marchingegno consentiva una ricarica per trenta ore consecutive dell'orologio meccanico. Il suo funzionamento era affidato alla combinazione di quattro pesi, di cui tre da venticinque chilogrammi ciascuno che consentivano alle tre campane di scandire i quarti d'ora ed uno di settanta chilogrammi che ritmava le dodici ore. L'acquisto di questa vera opera d'arte fu compiuto dall'amministrazione comunale che, nel lontano 1920, decise di comprare il meccanismo dalla ditta Gramaglia di Torino. L'orologio è costituito da tre quadranti, collegati ad altrettante campane, allocati in cima alla torre campanaria, che dà alla città la giornaliera scansione di ore e minuti. Da diversi mesi i licatesi sono in attesa di risentire il suono di quelle campane. Due delle tre campane erano state "donate" alla Patria in epoca fascista. Poi furono regalate dal maggiore statunitense Frank Toscani che per diversi mesi, subito dopo lo sbarco della flotta angloamericana, era a capo del governo militare della città. Il dono del maggiore Toscani fece ai licatesi - come racconta lo storico licatese professor Calogero Carità - servì da spunto al giornalista americano John Hersey per il suo libro «Una campana per Adano». Un romanzo permise all'autore di ottenere il premio Pulitzer nel 1944. Antonio Cacciatore 26082012