La collezione di balocchi d'epoca del Comune da due anni giace in un magazzino all'Ostiense Col nuovo museo del gioco e del giocattolo Roma sarebbe dovuta diventare anche la Capitale dei balocchi: il progetto non è mai diventato realtà, l'obiettivo è stato comunque centrato. Questo perché nonostante non vi fosse ancora una sede pronta ad ospitarla, l'amministrazione Veltroni nel 2005 ha impegnato il comune ad acquistare un'intera collezione di pezzi d'epoca, oltre 33mila esemplari per un costo complessivo di 5 milioni e 400mila euro. Oggi questi giocattoli dopo sei anni di attesa, spesa d'affitto 116 mila euro l'anno, nei locali messi a disposizione dal vecchio proprietario - sono chiusi nei depositi del museo Centrale Montemartini sull'Ostiense, conservati in piccole scatole di polistirolo e numerati a mano, in attesa non si sa di cosa perché nel frattempo le ex Scuderie Reali di Villa Ada, dove sarebbe dovuto sorgere il museo, sono state destinate alla Casa della Moda. Ci apre le porte del quarto e sesto piano del deposito la dottoressa Emma Marconcini, curatore storico dell'arte e funzionario della sovrintendenza capitolina nell'ufficio ville e parchi storici. Da quando la collezione di giochi è sbarcata a Roma ne è la custode responsabile, anzi sarebbe dovuta diventare la direttrice del museo «però scappa un sorriso - le cose sono andate in un altro modo». Si muove tra quei corridoi con così tanta cura, ed è talmente fiera dei giocattoli che «libera» dalla scatola che chiederle se non sia un peccato che tutto questo possano vederlo solo lei e poi altri suona come una nota stonata: «Beh, sì, ma arriveranno tempi migliori». Dieci corsie al piano di sotto, case delle bambole e angolo luna park sopra. La collezione, il cui valore probabilmente è già cresciuto nel tempo, apparteneva a Leonardo Servadio, numero uno della Ellesse Moda recentemente scomparso, che nel 2005 l'ha venduta al comune di Roma per un totale, ripetiamo, di 5 milioni 400mila euro col sogno che i suoi gioiellini venissero finalmente esposti. Si tratta di oltre 33 mila pezzi, 99 categorie merceologiche e 32 tipologie di oggetti, per buona parte tedeschi (circa il 60), ma anche svedesi, francesi e americani. Tutti catalogati e supervisionati periodicamente, un lavoro enorme per gli addetti della sovrintendenza che hanno contato fino all'ultimo cucchiaino d'argento grande quanto un'unghia. Automi, case delle bambole, i primi flipper, trenini, automobili, realizzati a mano in quella che viene universalmente riconosciuta come l'età d'oro del giocattolo, tra il 1860 e il 1930. C'è la prima bambola Nazca del XV secolo. Le casette realizzate negli arredi appartenuti a Cristina di Svezia. Il modellino del dirigibile Zeppelin («in tutto il mondo saranno tre o quattro», spiega la dottoressa). Gli automi Lehman. L'esemplare unico del circo Humpty Dumpty. La casa delle bambole di Elsa, la prima con ascensore interno, del 1912: «Tutti i meccanismi sono funzionanti e ci si potrebbe giocare, certo qui non c'è l'attacco». Purtroppo il progetto del museo è stato accantonato, proprio come un giocattolo vecchio.