Parlano tre membri della commissione scientifica che deve riesaminare i progetti. L'architetto spera di recuperare l'antico. La Sovrintendenza: «Sogni». E' della settimana scorsa l'annuncio da parte del sindaco Veltroni e del ministro Urbani del varo di una commissione per rivedere il progetto Meier di risistemazione dell'Ara Pacis. Della commissione fanno parte i sovrintendenti statale e comunale, Di Paola e La Rocca, o l'urbanista Leonardo Benevolo, che racconta: «Non mi ha chiamato nessuno, ho letto della commissione sui giornali. Se mai ne farò parte, dirò che piazza Augusto Imperatore è una zona delicata, uno degli sventramenti più importanti del Ventennio». La settimana scorsa Meier ha fatto un sopralluogo al cantiere e ha dato i] suo «ok» ad alcune modifiche proposte dalla ditta incaricata di eseguire la nuova teca: un sottovia di fronte alla nuova costruzione e una piazza in superficie. Un'idea che ha fatto saltare sulla sedia il professor Antonio Tamburrino, autore di un progetto alternativo a quello di Meier: spostare l'Ara Pacis di fronte al Parlamento e riportare in superficie il porto di Ripetta. Porto che vorrebbe far tornare alla luce anche il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani. Secondo il professor Tamburrino, «Meier dimostra di non conoscere Roma. Il suo sottovia, non demolendo i muraglioni né il ponte, non porterà alla luce un bel niente. Creerebbe solo problemi, incrociando il condotto fognario che passa sotto via Tomacelli. Meier inoltre ha modificato le fondamenta seppellendo per sempre l'antico Porto di Augusto. Non capisco perché si ostinino a costruire un museo proprio lì». Benevolo ribalta la questione: «Penserei prima a risisternare l'intera piazza, senza farsi prendere dalla fretta per l'Ara Pacis, altrimenti potremmo compromettere per sempre l'equilibrio della piazza. Primo, andrebbe eliminato il lungotevere, una vera autostrada nel centro di Roma, che inquina ed è sempre ingorgata. Poi andrebbe tolto il muraglione che ha tolto sfogo alle acque sotterranee, creando problemi di stabilità a Campo Marzio. Tamburrino ha ragione sul condotto fognario, ma sbaglia sul trasloco dell'Ara Pacis. Meier dovrebbe limitarsi a disegnare una piccola teca trasparente, senza più mega progetti, musei e quant'altro». Che l'Ara Pacis sia solo una delle questioni di cui si occuperà la commissione lo conferma il Soprintendente statale, Roberto Di Paola: «Ci occuperemo anche dell'Ara Pacis. Ma non ci sarà nessuna muraglia a nascondere alla vista le due chiese della piazza, l'ingombro sarà quello della vecchia teca di Morpurgo perché ho messo il vincolo sulla piazza, sugli edifici e sottoterra sul sedime dell'antico Porto di Ripetta. L'idea del sottovia è solo una proposta della ditta costruttrice, la guarderemo bene. Poi andrà risolto il problema della rampa d'accesso alla nuova costruzione». E' addirittura arrabbiato, invece, il Soprintendente comunale, Eugenio La Rocca: «Non c'è nessuna muraglia, si lanciano allarmi basati su una vecchia proposta di Meier già bocciata. Il progetto approvato nelle conferenze dei servizi è diverso. Se il sottopasso si farà, e quella è una proposta fatta da una società vicina alla ditta che sta facendo i lavori, ovviamente sarà fatto su un livello diverso da quello del condotto fognario». La Rocca manda in frantumi anche i «sogni portuali» di Urbani e Tamburrino: «Posso garantire al ministro che il porto di Ripetta rimarrà coperto, il sottopassino verrebbe fatto dove era prima il letto del Tevere e lì non c'è nulla. I romani devono sapere che il porto di Augusto non l'abbiamo trovato, sono emersi dei metri di muro, tagliati dalle fondazioni rinascimentali dell' isolato. Abbiamo fatto le fondazioni a platea, con una gettata di cemento e non coi pali, perché scavando si sarebbero potuti creare problemi a ipotetiche strutture. Quei muretti sono stati disegnati, ricoperti con terra e spillati sotto le fondazioni. Così in un futuro ci si potrà anche tornare». Ma La Rocca non vuole ridimensionare il progetto perché «è stato il Comune a chiedere di fare un museo e un auditorium. Il museo serve per inquadrare in un contesto l'Ara Pacis, che era isolata ed anche a ospitare i frammenti del monumento che non è stato possibile rimontare. E serve anche la sala congressi: ospiterà conferenze, seminari e tavole rotonde».