Il procuratore capo. Petralia: «Risposte immediate su un contesto di estrema gravità per i cittadini» Nostro inviato Ragusa. Abusi edilizi, violazioni del codice ambientale, omissioni delle pubbliche amministrazioni, mancato controllo del demanio, ipotesi di interruzione di pubblico servizio. Ma da questo potenziale "buco nero" potrebbero nascondersi altri spunti investigativi, degni - è proprio il caso di dirlo - di un'indagine di Montalbano. È una specie di compendio del codice penale, quello messo nero su bianco dal procuratore capo di Ragusa, Carmelo Petralia. Che vuole far luce sullo "sfregio" del mare ibleo. Anche sulla base dell'inchiesta pubblicata ieri da La Sicilia, la Procura ha aperto un fascicolo - il cosiddetto "modello 45", ovvero il registro degli atti non costituenti notizia di reato - ovviamente senza alcun indagato specifico, per approfondire fatti e responsabilità sugli abusi nella parte di costa compresa fra Casuzze, Caucana, Punta Secca e Torre di Mezzo. Il procuratore Petralia, ieri pomeriggio, ha delegato il comandante provinciale dei carabinieri, tenente colonnello Salvatore Gagliano, di indagare su quella che avevamo definito la "morte del mare di Montalbano". «Una risposta immediata - questa la definizione del magistrato - per verificare in tempi brevi alcune circostanze che ci erano ignoti e per integrare altre indagini già aperte ma che ora si arricchiscono di nuovi spunti. I fatti sono talmente tanti e variegati che al momento non è possibile aprire indagini a carico di soggetti specifici, ma si tratta di un contesto di estrema gravità sociale, che merita i dovuti accertamenti». Il primo filone sarà certamente quello della cementificazione selvaggia che contraddistingue questo tratto di circa 3,5 chilometri di costa in territorio di Santa Croce Camerina. Case e villette sorte nel corso degli anni a ridosso delle spiagge. trasformando lo skyline del litorale in un groviglio di mare stupendo, sabbia cristallina e gettate di cemento. Quanti di questi immobili sono in regola con le sanatorie edilizie? Che tipo di iter è stato seguito - e con quali eventuali responsabilità - per consentire questo scempio? E qual è la situazione dei nuovi immobili sorti come i funghi dopo il boom turistico legato ai luoghi di Montalbano? Saranno gli specialisti dell'Arma a cercare - magari con qualche visita negli uffici giusti - le risposte chieste dal procuratore Petralia. Legato al "mattone selvaggio" c'è anche il problema dei cittadini che si vedono negati gli accessi al mare, con decine di cancelli di abitazioni private chiusi dai proprietari. «La negazione del diritto di fruire di un bene pubblico - commenta il procuratore Petralia - con gravi ripercussioni soprattutto sui cittadini disabili». L'invito, al di là del fascicolo d'indagine, è quello ribadito ai cittadini, che «devono segnalarci, direttamente o tramite le forze di polizia sul territorio, tutti gli abusi che impediscono la fruizione del demanio pubblico». L'altro file aperto dai magistrati iblei è quello dei danni alla natura del litorale. Un profilo che unisce la verifica di eventuali violazioni del codice ambientale (inquinamento di acqua e spiagge) alla necessità di vederci chiaro sui fenomeni di erosione e di frane lungo la fascia costiera. «Alcune indagini di questo tipo - ammette Petralia - erano già in corso, a partire da una sulle discariche nella zona dell'Irminio, ma questa sarà l'occasione per fare un quadro completo». In cui è compresa anche «la verifica di eventuali legami fra i fenomeni di erosione costiera e la realizzazione di infrastrutture, oggetto comunque di altre attività investigative ancora aperto». Sulla strada della verità c'è però un pesante gap: «L'assenza di una riperimetrazione della fascia demaniale della Regione, per cui - anticipa Petralia - non sarà facile avere una mappa aggiornata di ciò che è successo per mano dell'uomo e della natura». Una verifica trasversale ad abusi edilizi e danni ambientali sarà a carico di «eventuali omissioni o abusi d'ufficio delle pubbliche amministrazioni», con riferimento «non soltanto a enti locali, ma anche a istituzioni e competenze di altri livelli». Inoltrandosi nella giungla di competenze e di connivenze, in cerca di responsabilità precise. Senza sconti per nessuno. L'iniziativa del procuratore Petralia sul "mare violentato" si intreccia anche con un'altra indagine aperta: quella sulla morte del niscemese di 53 anni, annegato nel mare di Punta Secca mentre era a pesca di molluschi. I sostituti procuratori hanno già in mano le carte sulla mancata attivazione, per un intoppo nella gara di concessione, del servizio di vigilanza e salvataggio in mare da parte del Comune di Santa Croce, che ha emesso ordinanze di divieto di balneazione su tutte le spiagge. Si dovrà capire se quella che è stata definita «una tragica fatalità» può avere un legame con l'assenza di un servizio pubblico essenziale, verificando inoltre se ci sono responsabilità nell'iter amministrativo. E questa è solo una delle tante risposte che migliaia di villeggianti e turisti aspettano. Per capire chi ha ucciso il mare di Montalbano. 25082012