Il giornalista e conduttore tv rilancia l'idea di una mobilitazione che parta dal basso «IL CROLLO del muro al Pincio mi ha colpito. E penso che se non ci sono i soldi per sanare e proteggere fino in fondo il patrimonio culturale, almeno bisognerebbe che ci fossero gruppi di volontari a disposizione delle soprintendenze per fare un lavoro diffuso di monitoraggio ». Piero Angela, giornalista, scrittore e divulgatore scientifico, volto noto della tv, nonché ideatore e curatore degli allestimenti multimediali delle Domus Romane di Palazzo Valentini, rilancia una possibile 'idea' per affrontare la questione del degrado di monumenti antichi. Per lei la salvaguardia dei beni culturali dovrebbe partire 'dal basso'? «Penso ad un sistema di volontariato specifico dei beni culturali. L'ho visto in tante occasioni. Anche in piccoli paesini con gravi problemi dove la mobilitazione delle persone è stata immediata e unanime». Ma per i beni culturali, anche i volontari dovrebbero essere 'formati'. «L'idea è proprio quella di una mobilitazione di persone possibilmente preparate, magari con corsi di formazione, altrimenti sarebbero solo d'intralcio e inutili. Persone addette a compiti semplici ma mirati e diffusi, da svolgere in accordo coi funzionari delle soprintendenze». Quindi, per lei, l'intervento dall'alto non basta? «Per carità, io non sono un tecnico né un politico, mi sono solo occupato di raccontare la storia e le bellezze del patrimonio. Ma al di là della questione della gestione, che non posso giudicare, quello che emerge con chiarezza è un problema di risorse economiche. Non si può aspettare solo l'autorità, dovremmo fare anche noi la nostra parte». Negli ultimi quattro mesi Roma ha collezionato una serie di crolli nei suoi monumenti, dal Ludus Magnus alla Fontana di Trevi. Come li giudica? «Ogni monumento ha una storia a sé. Sono strutture antiche, esposte alle intemperie e agli sbalzi climatici, evidentemente delicate. E' chiaro che di fronte al rischio degrado dovuto alle condizioni in cui versano servirebbe un'attenzione sempre più forte al budget dei beni culturali. Ma queste sono scelte politiche». Secondo lei i beni culturali sono considerati una reale priorità e risorsa? «Mi sembra che ci sia un atteggiamento schizzofrenico nei confronti del patrimonio, direi quasi da bipolare. Ci si disinteressa del monumento fino a che non crolla, poi ci si strappa i capelli, ma neanche tanto. L'allarmismo finisce in fretta e si continua come prima».