È un triangolo di verde tra via Marco Polo e via Beccari all'Ardeatino, un bel pezzo di Roma. Meglio, era. Le ruspe hanno iniziato il loro lavoro, lo scavo è profondo oltre quattro metri, le betoniere sono pronte a riversare nell'area quintali di cemento. Una delle tante costruzioni nei lotti liberi, edilizia di completamento. In quel trapezio di terreno libero sorgeranno tre grandi funghi, oltre sei piani: del tutto fuori scala in una zona costruita negli anni '50 e in cui le palazzine non più alte di tre piani sono vincolate almeno nell'aspetto esteriore. Gli abitanti della zona all'inizio non hanno fatto caso al via vai di camion. «Si pensava a uno dei tanti interventi di sfalcio e di ripulitura dei rovi, come tutte le estati - dice un condomino - Poi è comparso un piccolo cartello di inizio lavori della Romana costruzioni e abbiamo capito. Ma qualcuno non voleva crederci: questo è l'ultima area libera che consente la vista delle mura del Sangallo, dagli anni '50 ha resistito agli assalti dei peggiori sindaci, da Rebecchini in poi. E ora...». E ora il cantiere è aperto. L'impresa costruttrice è di peso, ha lavorato al Maxxi e a Roma3, sta costruendo uffici e ambulatori per il Gemelli in zona san Paolo, proprio sopra l'antico cimitero, alla Stazione di Torino e alla Fiera di Milano, alla Villa Reale di Monza. Un portfolio di tutto rispetto che non ha però intimidito i cittadini dell'Ardeatino, che hanno costituito un Comitato contro il nuovo cantiere. E hanno scoperto la bizzarra storia della licenza edilizia. Dunque: per anni quell'area era stata vincolata paesaggisticamente, vincolo totale a verde pubblico, poi decaduto. Nel 2001 una sentenza del Tar ha stabilito che a quell'area venisse attribuita la destinazione urbanistica M2, cioè a servizi pubblici con una deroga malandrina, che permette di commutarla a edilizia privata. E con una cubatura enorme, 2 metri cubi al metro quadrato. Insomma il Tar ha riconosciuto il diritto a edificare ma senza armonizzare le nuove costruzioni con quelle della zona bensì adottando gli standard usati in qualsiasi periferia, applicati in una zona paesaggisticamente da tutelare. Altra questione singolare: il Tar sentenzia sulla destinazione d'uso di un'area dando torto al Comune, e il Comune non l'impugna? No, non Io fa. Ci prova la Regione, un Commissario ad acta conferirà all'impresa il permesso di costruire, poi il consiglio comunale approverà - siamo già al 2008 - la Regione Lazio e il Ministero per i beni culturali rilasciano autorizzazione paesaggistica e parere favorevole, e il cantiere s'avvia. A tutelare la vista delle mura del Sangallo - codificata dai quadri dei viaggiatori del Grand Tour e dunque storificata - resterà, ormai, solo il terreno coltivato dei Missionari della Sacra Famiglia, un convento che da tempo è insediato in via Beccari 43. È anche così che si cementifica Roma, carte in regola grazie a qualche escamotage. Come i 700 metri quadrati "sanati»da-vanti alle Terme di Caracalla, un ex vivaio condonato tra la via Appia Antica, lungo via delle Terme di Caracalla, zona di vincolo assoluto. O il cantiere dell'ex deposito Atac di via della lega Lombarda, una raffica di tesori archeologici - sovrastati da un grattacielo nuovissimo: zanne di elefanti e ossa paleolitiche, una vasca monumentale d'epoca repubblicana, ville e edifici artigianali, un sistema di cisterne e tubature in terracotta, un colombario del III secolo, un mitreo con ara e sarcofago in una sala finemente mosaicata. Un tesoro, ma il cemento non si è fermato.