Nè con Cicelyn, né con la Miraglia. Non è così che si amministra l'arte contemporanea secondo Vittorio Sgarbi, che interviene dal piccolo Comune di Baldissero d'Alba (di cui è "assessore alla Rivoluzione"), sulle polemiche che avvolgono il museo Madre. E rilancia «Macché concorso internazionale. Volete che il Madre funzioni? Affidatelo ad Antonio Manfredi del Cam di Casoria, piuttosto che a certe zucche vuote della Regione». Una bocciatura totale per il museo? «Indubbiamente: sono stato più volte antagonista di Cicelyn in numerose occasioni. Ma ora ne sento addirittura la mancanza, da quando c'è la Miraglia dietro le "A Napoli regna sovrana l'incompetenza io non ho potuto lavorare qui" nuove politiche di gestione. Non mi fido ne dell'uno, né dell'altra». Perché? «Basta riflettere: cosa c'è dietro al Madre? Una reale strategia per promuovere l'arte contemporanea? E se sì, qual è stata la ricaduta diretta sulla città? Nessuna. Visitescarse edebole ritorno economico. Un fallimento. È evidente che vanno cambiati i piani. Invece arrivano altri finanziamenti, spreco di denaro pubblico. Volete ugualmente un museo d'arte moderna? Benissimo, ma di certo non con questi fondi. Non si gestisce così l'arte contemporanea». E come? «Non andrebbe mai finanziata pubblicamente. In tutto il mondo, da sempre l'arte contemporanea è gestita da privati. Si pensi a Venezia, al museo Guggenheim, o a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, affidati a Francois Pinault. Sono strutture funzionali e famose in tutto il mondo, di certo non sostenute dalla Regione Veneto. Ovunque è così. Solo a Napoli non si riesce a schiodare l'arte dalle istituzioni. Eppure non era così durante l'era d'oro dell'arte contemporanea partenopea». Allude agli annidi Lucio Amelo? «Esatto: Amelio non era certamente un "uomo politico" messo a capo di un museo da qualche testa d'uovo. Ho lavorato con lui a Spoleto nel 1978, quando vi portammo Andy Warhol. C'era un contributo pubblico di appena 80 milioni di lire.Amelio ne spese poco più di sei. Gli altri li stornammo per diverse iniziative culturali. Quelli erano uomini di cultura, uomini d'arte. Oggi abbiamo funzionari stolidi e incompetenti». Quindi lei approva la politica del Madre di partnership del Madre con la fondazione privata Morra Greco? «Non conosco il valore delle sue collezioni, ma orientativamente sì, certo. Sono i privati che devono finanziare una struttura museale d'arte contemporanea. Cinque milioni regionali per il Madre in tre anni, sono anche troppi». Eppure per la gestione precedente si parla di finanziamenti ancora più alti. «Cifre vergognose. Qualsiasi sia stato l'importo speso è improponibile. Bisogna fare attenzione alla "casta dell'arte", in questo caso persino pagata dai cittadini. Lo spreco di Cicelyn nonècosì diverso dalle spese gonfie di una certa politica». Qual è la soluzione? «Sprovincializzarsi da certi circuiti internazionali da me definiti "Mafia dell'arte", che pompano i prezzi. Bisogna fiutare l'arte vera. Un caso ce l'avete proprio sotto gli occhi col "Cam" di Casoria. Struttura validissima, nata con 4 lire, che ospita artisti di grosso calibro, fuori da certi "circuiti". II Cam combatte nell'indifferenza delle istituzioni contro la chiusura per mancanza di fondi, su un territorio così difficile come Casoria. E mi venite ancora a parlare di Madre?». Lei come lo gestirebbe? «Come ogni museo d'arte contemporanea. Innanzitutto, via il danaro pubblico. Lo dirigerei lavorando su un pool di 50 gallerie d'arte prestigiose nazionali. Imporrei almeno 50 mila euro ad ognuna, in cambio di prestigio e visibilità. E lavorerei con loro. Naturalmente ci guadagnerebbero le sale, esponendo grandi artisti, i visitatori e naturalmente le gallerie. E, da Botero a Paladino, è bene ricordare che non esiste un solo artista senza galleria. Ma una cosa del genere a Napoli non accadrà mai». Perché? «Purtroppo l'incompetenza regna sovrana. Basti pensare che ho organizzato biennali dell'arte più o meno in tutta Italia, con meno di centomila euro. Solo a Napoli no. Avrei tanto voluto creare qualcosa al Madre o al Pan, ma non ho avuto il permesso di farlo, spostandomi a Pontecagnano. La motivazione è tutta nell'incompetenza di chi crede di "amministrare" l'arte in città. Poi basta varcarne i confini perché nessuno conosca il loro nome». Ha mai pensato di candidarsi al concorso del Madre per la sceltadi un nuovo direttore? «Non a queste condizioni. Ma avete già un direttore ideale. Lasciate perdere i vari Cicelyn e Bonito Oliva, e scegliete Manfredi del Cam. Con 5 milioni vi amministrerebbe egregiamente entrambi i musei. Garantito».