«Per tornare a una condizione decente passeranno diversi anni, non facciamoci illusioni. Però stiamo lavorando senza sosta e, dopo aver affrontato le situazioni più urgenti, stiamo aprendo i primi cantieri per la messa in sicurezza di edifici e campanili». A distanza di tre mesi dal sisma e passata l'emotività dei primi momenti, la direttrice regionale dei Beni culturali, Carla Di Francesco, fa un bilancio dello stato di salute attuale di chiese e monumenti nelle zone colpite dal terremoto. Di Francesco, si è molto parlato della ripresa per le imprese nelle zone del terremoto. Ma a che punto è il recupero dei beni culturali? «Si stanno facendo piccoli passi avanti, ma tutte le urgenze sono state affrontate e a oggi non c'è più il rischio di crolli gravi. Nell'area del Modenese e nei paesi più colpiti del Bolognese stanno partendo diversi cantieri perla messa in sicurezza dei campanili. E un lavoro lunghissimo, non ci possiamo illudere che è già tutto in sicurezza». La ricostruzione, quindi, è ancora lontana. Ma c'è modo di riportare alcuni monumenti alla loro condizione originaria o è un obiettivo impossibile? «Insieme ai vigili del fuoco abbiamo rimosso le opere d'arte all'interno delle strutture danneggiate, ricoverandole, se sono rimaste intatte, in depositi individuati con le diverse curie locali. Nel caso delle opere danneggiate, che sono davvero tantissime, più di i.000, le abbiamo portate nel Palazzo Ducale di Sassuolo, dove il primo piano è diventato un magazzino e da settembre diventerà un laboratorio per il restauro. Un pezzo alla volta cercheremo di riportare in vita quel che è rimasto sotto le macerie e coinvolgeremo i cittadini in questo processo». In che modo pensate di coinvolgerli? «Lo faremo sia sul campo, formando squadre di volontari che si sono resi disponibili a raccogliere le macerie di chiese e palazzi, sia facendo loro vedere come procederanno i restauri nei prossimi mesi. A fine settembre, durante le giornate europee del patrimonio, organizzeremo un open day a Sassuolo per far vedere alle popolazioni del sisma cosa si sta facendo sulle opere dei loro comuni, mentre quando sarà avviato il laboratorio di restauro per qualche ora al giorno accenderemo una web-cam, perché chi vuole segua in diretta il lavoro di recupero». Quali sono le opere più difficili da salvare? «Tra le ricchezze in assoluto più delicate ci sono gli organi delle chiese. La maggior parte non si riesce proprio a rimuovere dall'interno delle chiese, perché in genere sono collocati sulla facciata, la parte più fragile e più colpita dal sisma. Di alcuni organi siamo riusciti a rimuovere dei pezzi, ma bisognerà fare un ragionamento uno per uno per poterli salvare». E poi, come sempre, c'è il problema delle risorse. Basteranno quelle che vi sono state assegnate per porre rimedio ai danni del sisma? «Con il decreto legge 74, poi divenuto legge, ci sono state assegnate delle risorse, ma sono poche: sono stati destinati 5 milioni di euro per tutte e tre le Regioni colpite. Non sono sufficienti. La fase di ricostruzione sarà lunghissima, ma la differenza la faranno i fondi che arriveranno da qui in avanti. Siamo invece in una buona condizione per il personale impiegato: in Emilia-Romagna sono state assunte delle persone nei vari istituti dei Beni culturali e altre ne arriveranno grazie alla legge. La cosa davvero positiva dell'Emilia è che tutti si sono rimboccati le maniche immediatamente: questo sì che fa la differenza».