A Cuma si continua ad andare contro i morti, che, mi pare ovvio, non sono i reperti o, come nel caso dell'ultima scoperta, un enorme monumento ritrovato al di sotto del cosiddetto tempio di Giove; io, per morti, intendo quelli che amministrano la sonnolenza dell'ordinario, seducono il sonnambulismo dell'indifferenza. Preferiscono, cioè, dar voce a un karaoke stonato che si ripete di continuo, da chansonnier in chansonnier, strillando sempre la stessa canzone. Il monumento che sta affiorando a Cuma uscirà con la rassegnazione di tanti altri tesori archeologici della regione; resterà per anni tra fondi stanziati e fondi bloccati, poi si passerà, forse, all'apertura al pubblico, infine chiuderà, per ripiombare nella palude senza dignità delle promesse e degli impegni. I Campi Flegrei, non a caso, sono la raffigurazione di questo vasto nulla a responsabilità limitata. A me pare che a essere sepolti siamo più noi, che quanto ancora giace sotto terra, perché abbiamo un giacimento storico-archeologico imponente lasciato decomporre. lo credo che se un bene non è visitabile o viene appena scoperto, bisognerebbe quantomeno fare in modo che se ne parli nelle scuole, nelle biblioteche, nelle edicole, alle fermate degli autobus, con brochure, locandine, in modo da creare opinione, informazione, collaborazione. Tra un mese, quanti, a Pozzuoli sapranno o ricorderanno di questa grande scoperta? Si dimentica presto ciò che non ha mai avuto memoria. Ormai esistono giornate per ogni cosa, da quella per i bachi da seta fino a quella per le pulci vietnamite in via di estinzione; sarebbe interessante dedicarne una all'arte e ai monumenti mai venuti fuori, a questi invisibili desaparecidos che, quando appaiono, traballano come Lazzaro appena uscito dal sepolcro. La trascuratezza che subiscono tante scoperte, tanti luoghi, tante memorie sono una forma di morte gestita da cadaveri, per rimanere sul fondo, a cui bisogna opporre il proprio rifiuto. Non si sa più cosa dire, cosa scrivere, cosa urlare per farsi capire, sentire; il villaggio preistorico di Nola sommerso dall'acqua non troppo tempo fa è un altro dei segni di come abbiamo riguardo per il nostro passato. L'importante scoperta di Cuma, dunque, porta le stimmate degli altri siti abbandonati, le loro disattese, le loro disillusioni e non venite a parlarmi di disfattismo, perché questo articolo non ha la voce rauca. Gli arabi hanno il petrolio, noi l'archeologia, tanta, tantissima, oltre ogni stima; quella emersa ha il dovere di essere mostrata, perché le pietre invecchiano meglio degli uomini e nessuna vergogna di mostrare le proprie rughe.