L'ex commissario Resca: «Lo Stato non deve abdicare». Unire la gestione di Pinacoteca e Cenacolo consentirebbe di tenere i ricavi in Lombardia E' auspicabile affidare la memoria collettiva a un soggetto privato? Gli idealisti pensano chiaramente dina, i pragmatici, invece, ritengono che, a causa della mancanza di fondi e di gestioni chiamate a fare troppo i conti con la burocrazia, continuare con il controllo dello Stato può mettere a rischio la custodia delle memorie. Su questo si giocano resistenze e appoggi alla nascita della Fondazione privata Grande Brera, prevista nell'articolo 8 del decreto sullo Sviluppo. Chi ribadisce la propria posizione nata anche alla luce dell'articolo di Vittorio Emiliani sull'«Unità» dei giorni scorsi sono gli storici firmatari della lettera al presidente Napolitano, ostili alla creazione di una fondazione di diritto privato. «il ministro Ornaghi dovrebbe avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome afferma lo storico Tomaso Montanari : se chiedi soldi a privati e in cambio li fai sedere nei Cda, questa si chiama privatizzazione. Non è mecenatismo, né sponsorizzazione. Uno Stato che si disfa di un museo come Brera è in ritirata». Qualche perplessità (quasi ostilità) alla nascita di una fondazione viene imprevedibilmente anche da Mario Resca, il manager che per tre anni e mezzo è stato direttore alla Valorizzazione del Mibac e commissario a Brera. «In Italia afferma Resca abbiamo 450 musei gestiti dallo Stato; dobbiamo delegarne di più al territorio, ma continuare a gestire i grandi musei nazionali, come Brera o gli Uffizi. Costituire una fondazione significa abdicare, è uno smacco. Non c'è bisogno della fondazione ma solo dell'aiuto dei privati. E per ottenerlo occorre introdurre gli incentivi fiscali, come all'estero. Nei miei annidi gestione, anche con il presidente di Palazzo Strozzi Lorenzo Bini Smaghi, abbiamo spinto in questa direzione. Basterebbe defiscalizzare e, nel caso di Brera, trattenere gli incassi, per ottenere un buon livello di fiscalità. Per trattenere gli incassi basterebbe unire Brera e Cenacolo in un polo museale» (i poli museali hanno autonomia economica ndr). E poi, conclude Resca, «bisogna migliorare la comunicazione peri turisti». Molto prudente la valutazione del direttore regionale della Lombardia, Caterina Bon Valsassina, dal cui tavolo passano le carte di Brera. «Il percorso per un nuovo assetto di Brera non sarà facile dal punto di vista giuridico, ma nemmeno impossibile. Si dovrà costituire una commissione per studiarne forme e contenuti, tenendo conto della complessità del tema da risolvere in un palazzo che è attualmente fruito da molti soggetti». II palazzo di Brera, infatti, è un complicato condominio: ci sono la Pinacoteca e la Biblioteca, che sono organismi del Mibac, l'Accademia e l'Orto botanico che sono del Miur, l'Osservatorio astronomico e la sede dell'Istituto di Scienza, Lettere e arti. «E a oggi la coabitazione è difficile». La direzione regionale ha ricevuto dal governo 23 milioni di euro (ne servono più di ioo per il progetto Grande Brera) per realizzare una prima serie di interventi, sia relativi al trasferimento di parte dell'Accademia in via Mascheroni che per concludere i lavori a Palazzo Citterio, adiacente allo storico complesso. «Bisogna muoversi con cautela in un complicato condominio», conclude la direttrice. L'operazione fondazione, ovviamente, vede contrario il mondo sindacale. Dura la valutazione della Segreteria nazionale Uil Beni Culturali. «E un'operazione sul modello di quella effettuata al Museo egizio di Torino, e già allora abbiamo depositato denunce. È una strada che nasce in violazione del codice! Da un anno e mezzo la Uil spinge per creare un polo museale a Milano; ciò favorirebbe la permanenza degli introiti presso il museo. Anziché rendere possibile la creazione di una fondazione privata si poteva apportare una modifica normativa per consentire l'ingresso degli locali e delle fondazioni bancarie nella gestione. Potremmo avanzare un ricorso al Tar e chiedere di invalidare la norma». Ma è chiaro che il governo, attraverso la nascita di una fondazione, conta di poter ricevere contributi certi dalle fondazioni bancarie (leggi Cariplo) e altri soggetti indispensabili per restaurare Brera. Se non si fosse certi di ottenerli, si lascia intendere da ambienti vicini al ministero, la fondazione non partirebbe.