Tra le più antiche testimonianze archeologiche in Cilento L'appello dell'associazione Zefiro: maggiore tutela SALERNO Abbandono e rischio usura per la cava dei rocchi nella frazione Santa Maria del comune di Castellabate, in provincia di Salerno. Il sito archeologico venuto alla luce nel 2010 e risalente al VI sec a. C., d'estate è preso d'assalto dai bagnanti che sugli antichi resti posizionano ombrelloni asciugamani e sedie a sdraio. L'appello dell'associazione "Zefiro": necessaria cartellonistica e maggiore senso civico. ARCHEOLOGIA SOTTO L'OMBRELLONE - E' tra le più antiche testimonianze archeologiche del Cilento; preziosa fonte d'informazione circa i metodi di lavorazione della pietra locale e del loro impiego nella costruzione dei colonnati dei templi greci, eppure c'è chi ogni estate ci distende sopra il proprio asciugamano, piazza l'ombrellone e la sedia a sdraio. Accade alla "cava dei rocchi" antica piattaforma di arenaria dove nel VI sec a. C i Dori Trezeni, uno dei tanti gruppi etnici che in antichità fondarono la Magna Grecia nell'Italia Meridionale, estraevano i rocchi, imponenti blocchi di pietra a forma cilindrica che sovrapposti, componevano il fusto di una colonna. Castellabate, al mare tra le antiche rovine CAVA DEL VI SEC. A.C. - "Nell'architettura greca i fusti di una colonna erano quasi sempre costituiti da rocchi sovrapposti" spiega Dionisia De Santis, presidente dell'associazione "Zefiro", da anni attiva circa la tutela e valorizzazione dei beni naturalistici e storici del Cilento. "Quelli estratti dalla cava dei rocchi in particolare, furono utilizzati per la realizzazione di un tempio dedicato a Poseidone, eretto nel VI sec. a. C. sul promontorio di Tresino". Ma c'è chi sostiene che i blocchi estratti dalla cava furono impiegati anche per la realizzazione delle imponenti colonne dei templi di Poseidonia, l'odierna Paestum. NON SOLO PAESTUM - Circa l'ipotesi dei rocchi di santa Maria utilizzati per la realizzazione dei templi pestani "si è molto discusso - precisa la dottoressa De Santis - circa l'impiego dei rocchi estratti dalla cava per la realizzazione delle possenti colonne dei templi di Paestum. Per alcuni il dato è certo, tuttavia a ben vedere ci sono delle differenze sostanziali. I rocchi estratti dalla cava circa trecento metri di roccia naturale - in zona Lago nella frazione di Santa Maria di Castellabate, sono di natura arenacea, ovvero una roccia sedimentaria composta di granuli dalle dimensioni medie di una sabbia. Le colonne dei templi di Paestum, invece, sono state realizzate utilizzando la pietra locale calcarea; tuttavia non escludo che la dalla cava dei rocchi siano stati estratti materiali impiegati per la realizzazione di altri edifici pubblici di Paestum". VALORIZZIAMO IL SITO ARCHEOLOGICO - "Piacerebbe che questo importante sito archeologico, fosse opportunamente segnalato e tutelato" conclude la De Santis, "perché la cava dei rocchi di santa Maria di Castellabate è un sito archeologico unico nel suo genere e tra i più antichi rinvenuti nel Cilento". Una cartellonistica informativa, dunque, e maggiore tutela le richieste avanzate dai volontari dell'associazione "Zefiro" a tutela del sito archeologico cilentano troppo spesso trascurato e poco conosciuto. 22 agosto 2012 (modifica il 23 agosto 2012)