PATRIMONIO E DEGRADO. Dura lettera della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici all'ente proprietario dell'antico complesso di Chievo. La Gaudini chiede «una proposta di intervento per la salvaguardia del bene» e di «predisporre immediatamente le opere» Verona. Eppur si muove. Per villa Pullè al Chievo, ridotta a un rudere da decenni d'incuria, sembra intravedersi una luce in fondo al tunnel. La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici usa finalmente toni decisi nei confronti dell'Inps, unico proprietario dell'edificio. LETTERA. In una lettera firmata dalla soprintendente Gianna Gaudini «si invita codesto istituto proprietario a inoltrare con ogni possibile urgenza una proposta di intervento che preveda ogni necessaria e opportuna operazione per la salvaguardia del bene in argomento», e inoltre «a predisporre immediatamente tutte le opere provvisionali utili a evitare che la situazione contingente possa arrecare più gravi danni allo stesso e costituire pericolo per la pubblica incolumità». «Urgenza» e «immediatamente», vocaboli finora sconosciuti a villà Pullè, nella missiva sono addirittura marcati con una sottolineatura. In parole povere, la Soprintendenza chiede all'Inps non solo di tamponare il declino della secolare villa veneta con lavori immediati benché provvisori, ma anche di elaborare un progetto più approfondito per il salvataggio del complesso. E aggiunge: «Riguardo a tale proposta, la Soprintendenza esprimerà tempestivamente il parere di competenza previsto dalla normativa vigente, al fine di intraprendere al più presto gli opportuni lavori». Per finire: «Qualora non si ottemperasse a quanto richiesto, la Soprintendenza avvierà le procedure di imposizione degli interventi conservativi». PATRIMONIO FERITO. Che sia la volta buona? Dovrebbe esserlo davvero, dopo che già una grossa parte dei tesori di villa Pullè sono andati perduti o sono stati gravemente danneggiati. Effetto di anni di saccheggi, vandalismi e intemperie. I cittadini, e non solo quelli di Chievo, gridano allo scempio da molto tempo, reagendo come possono, con associazioni ad hoc, come gli Amici di Villa Pullè, e raccolte di firme. Inascoltati. Le istituzioni invece iniziano a reagire ora, quando ormai la muffa, alimentata dalle infiltrazioni d'acqua, si sta letteralmente mangiando gli affreschi che decorano l'interno della villa. E quando gli stessi affreschi, opera di insigni pittori del Settecento veronese quali Marco Marcola e Angelo Da Campo, sono stati deturpati con scritte spray e con graffi effettuati da vandali. Alcune opere, come la grande «Apoteosi di Ercole» del Da Campo, si sono salvate solo perché si trovano sul soffitto, ma sono minacciate dallo sgretolamento causato dalle crepe. LAVORI SUL PARCO. Il Comune, da parte sua, intende dare man forte nella pressione sull'Inps, per porre rimedio al degrado a 360 gradi. Non si parla solo dell'edificio, però, ma anche del verde da cui è ampiamente circondato. Dopo il nubifragio del mese scorso, durante il quale crollò un lungo tratto del muro di cinta prospicente piazza Chievo, si è messa in moto anche la macchina per la riqualificazione del grande parco, per una parte di competenza del Comune e per un'altra parte della Provincia. Posto che i soldi - 300mila euro - sono stati stanziati dal Comune già da tempo, il vice sindaco Vito Giacino assicura che l'intervento sarà iniziato al più presto. «Dobbiamo solo ottenere l'imminente via libera da parte della Soprintendenza e l'autorizzazione da parte della Provincia. Dopodiché, siamo pronti a partire con i lavori», spiega Giacino. «Non avrebbe senso intervenire solo sulla nostra porzione di parco. Metteremo a posto tutto. Il muro di cinta? Vi sono tratti di epoca diversa, e quello crollato durante il nubifragio è, per fortuna, il più recente. Quindi, non essendo coperto da vincoli, potrà essere smantellato in tutta la lunghezza che guarda verso la piazza. E ciò offrirà continuità tra paese e area verde, e tutt'altra visuale rispetto a ora».