Tra le sigle che hanno firmato la lettera aperta contro la futura lottizzazione di contrada Eloro c'è anche quella dell'«Associazione albergatori di Noto». Potrebbe sembrare una firma qualunque assieme a quella delle altre associazioni (Sciami, Paesaggio è Futuro, Case sparse, Legambiente). Non lo è. Esprime il dissenso dell'unica associazione della città che ha a che fare con l'industria del turismo. Perché il turismo, prima della confusione (che da queste parti spesso si confonde con il turismo), si misura in pernottamenti nelle strutture alberghiere. In altri termini l'albergo con i suoi posti letto, cucine, camerieri ed altro, è il perno di qualsiasi economia turistica. Le seconde case, gli affitti, non fanno economia turistica (a meno che non siano registrate come attività extralberghiere). Le altre attività (bar, ristoranti) seguono a ruota. Se funzionano i primi, funzionano anche i secondi. Fin qui l'ovvio, da queste parti, mai scontato. Ora tocca al banale, cioè le ragioni per cui i turisti vengono a Noto. Quasi sempre per il paesaggio, le riserve, il mare pulito. Certo non per un agglomerato di seconde case, senza elementari servizi aggiunti, com'è già adesso Lido di Noto, Balata o San Lorenzo. Carlo Pintaldi è il presidente dell'associazione ed illustra le ragioni della contrarietà all'iniziativa edilizia, concentrata sulla tutela del paesaggio e del territorio e l'esigenza di non travolgere quel poco che resta di buono: «è la bellezza nel territorio ad attrarre il turismo. Questo intervento edilizio rischia di compromettere la bellezza di questo tratto di costa, già in buona parte rovinato dal cemento. Sono le riserve ed il paesaggio ad attrarre i turisti stranieri ed italiani. Se perdiamo l'appeal legato al paesaggio ed al bello - ha poi aggiunto il presidente dell'associazione - rischiamo di compromettere tutto. In altri termini ragionando in un ottica di lungo periodo, la soddisfazione economica (di breve periodo) delle maestranze locali rischia di compromettere il settore turistico per anni». Un'ultima analisi riguarda le seconde case e il loro mercato. Così Pintaldi: «l'incremento delle seconde case non crea turismo. Il turista che visita un albergo, è una persona che ha interesse a spendere e coltivare l'indotto turistico». Chi frequenta le seconde case, invece, spesso utilizza il fornello della cucina, dal latte, alla pasta, fino alla cena. E buona notte al turismo ed al suo indotto. Un settore che da queste parti muove ancora i suoi primi passi, ma sembra già aver intenzione di fermarsi o di sgombrare il campo. Giuseppe Fianchino 24082012