Ieri si aggirava tra scatoloni stipati di libri e gli operai che li portavano via. Affranto, come se con ogni scatolone perdesse un parente: l'inevitabile dolore dell'avvocato Gerardo Marotta, 85 anni, presidente e fondatore, nel 1975, dell'Istituto di Studi Filosofici di Napoli. Un'istituzione di fama mondiale, che ora è sull'orlo della chiusura: perché da Stato e Regione Campania non arrivano più fondi, da tre anni. Così gli operai hanno cominciato a sgomberare i 300mila volumi dell'Istituto. "Per ora ne portano via 50mila, li tenevamo in un appartamento ma non possiamo più pagare l'affitto" spiega Marotta. Così i libri hanno preso la via di un capannone a Casoria (Napoli). Il tesoro di carta dell'Istituto, nella sede di Palazzo Serra di Cassano, vale almeno dieci milioni di euro. Tra i libri, edizioni originali di Giordano Bruno e Benedetto Croce. Erano a disposizione di studenti e cittadini. Ora rischiano di finire chissà dove. Mentre i circa venti dipendenti dell'Istituto rischiano di non avere più lo stipendio, dal mese prossimo. Ieri Marotta ha rivolto un appello video al premier Mario Monti. Spera ancora: "Devo crederci. Per l'Istituto ci ho rimesso tutto il mio patrimonio". Avvocato, perché si è arrivati a questo punto? Perché della cultura ai politici non importa nulla. "Con la cultura non si mangia" mi hanno detto in tanti. E poi, per la cattiveria di alcuni professori napoletani. Invidiosi del prestigio di questo istituto, andarono a Roma, da politici e funzionari del ministero, a tramare contro di noi. E alla fine ci hanno fatto tagliare i fondi. Quanto vi serve per non chiudere? Due milioni e mezzo all'anno, il minimo per andare avanti. Abbiamo gli affitti, gli stipendi, i libri. Non prendiamo fondi dal 2009: quindi, tra arretrati e le spese per il 2013, ci servono dieci milioni. Lei conosce il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: eravate nel Pci assieme... I dipendenti dell'Istituto gli hanno scritto una lettera e lui ha risposto, una quindicina di giorni fa, assicurando che si interesserà della cosa. Lei invece ha rivolto un appello video a Monti. Lui all'Istituto fece cinque lezioni. Nobel e studiosi di tutto il mondo stanno gridando allo scandalo per la nostra chiusura. Ho chiesto e chiedo che venga qui, a vedere questa vergogna. Lei lasciò il suo lavoro di avvocato per fondare l'Istituto. Perché lo fece? Me lo chiesero Elena Croce, la figlia di Benedetto (filosofo e politico, ndr), e il presidente dell'Accademia dei Lincei, Enrico Cerulli. Mi conoscevano per il mio impegno nell'organizzare corsi e associazioni culturali. Furono chiari: "La cultura e la filosofia in Europa stanno morendo, devi fondare un istituto di studi filosofici e per farlo devi lasciare il lavoro e impiegare tutto il tuo patrimonio". Accettai: perché salvare la cultura significa salvare gli uomini. Ottenne subito fondi? Macché. Sino al 1991, l'Istituto è andato avanti solo con i miei soldi. Ho venduto degli appartamenti, per tenerlo in piedi. lavoravamo con premi Nobel e con il più grande filosofo vivente, Gadamer. Ma il denaro scarseggiava. Ci salvò Ciampi, nel 1993. Era presidente del Consiglio, e ci fece sapere che apprezzava moltissimo il nostro lavoro. Ci fece avere subito dieci miliardi di lire, poi sette miliardi all'anno, sino al 1999. Con quei soldi aprimmo 200 scuole di filosofia, in tutto il Sud, e concedemmo migliaia di borse di studio. Poi? Poi ci tolsero i soldi. Ci salvò ancora Ciampi, anche quando era al Quirinale. Ma nel 2009 i fondi finiscono. Fabio Mussi, allora ministro dell'Università , aveva preparato un emendamento per rinnovarceli. Ma ebbe problemi di salute, e i suoi funzionari non lo presentarono. Il resto lo fecero alcuni professori dell'università di Napoli: non sopportavano il nostro prestigio . Avete resistito altri tre anni. Ho venduto una villa, e un attico di mia moglie a Roma. Ora i miei tre figli devono arrangiarsi, perché i soldi sono finiti. La Regione Campania aveva promesso una biblioteca per i vostri libri. Per farla hanno ottenuto oltre sei milioni di fondi europei. Nel 2010 era pronta. Poi è arrivata la nuova giunta, e ci ha detto che l'immobile doveva ospitare anche tutti i libri che arrivano in Regione dagli editori campani. I nostri non ci sarebbero mai potuti entrare. Il sindaco di Acerra offre il Castello Baronale per i vostri libri. Ci ha chiamati anche il sindaco di Castellamare, offre la reggia di Quisisana. È bello. Speriamo che ora si muova il governo.
NAPOLI - E IL TESORO DI CARTA FINÌ NEL CAPANNONE. Il fondatore Marotta: "Ci hanno tagliato i fondi per cattiveria e ignoranza"
L'Istituto di Studi Filosofici di Napoli, fondato da avvocato Gerardo Marotta nel 1975, è sull'orlo della chiusura a causa della mancanza di fondi da parte dello Stato e della Regione Campania. I 300mila libri dell'Istituto sono stati iniziato a sgomberare e 50mila sono stati portati via in un capannone a Casoria. Il tesoro di carta dell'Istituto vale almeno dieci milioni di euro e include edizioni originali di Giordano Bruno e Benedetto Croce. I dipendenti dell'Istituto rischiano di non avere più lo stipendio a partire dal mese prossimo. Marotta ha rivolto un appello video al premier Mario Monti e spera ancora di trovare una soluzione.
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