Bagnanti in fuga: «Qui è uno schifo» Calatabiano. Quando dal mare risali l'Alcantara, la puzza - amplificata dal caldo - ti toglie il respiro. Ma, nonostante tutto, c'è chi si apparta sotto le fresche frasche del fiume per un po' di coccole sotto la canicola, con vista sul depuratore che fa i capricci. Alessio e Barbara hanno lasciato lo scooter nell'ultimo parcheggio della spiaggia di San Marco. E non hanno idea di ciò che sta succedendo intorno a loro. «Siamo qui da stamattina - dice lei - e un po' di cattivo odore l'abbiamo sentito. Ma ci sembrava una cosa normale». Lui sembra cadere dall'albero che cela la loro intimità: «Abbiamo sentito qualcuno che si lamentava e andava via. Ma cosa è successo? ». È successo, cari ragazzi, che il depuratore a monte dell'Alcantara - in contrada Pietrenere, nel territorio confinante di Giardini Naxos - è andato in tilt. E da qualche giorno sversa acque torbide e puzzolenti nel litorale al confine fra Catania e Messina. Fra proteste dei bagnanti del luogo e dei turisti inferociti almeno quanto gli operatori e gli albergatori. Il tutto in un groviglio di responsabilità: i Comuni (soprattutto quello di Calatabiano) additano il Consorzio rete fognante di Taormina, proprietario dell'impianto, il quale ha chiesto una relazione alla ditta che ha l'appalto per gestire il depuratore. Fra rimpalli e prime analisi rassicuranti, si attende l'intervento dell'Arpa. Oltre che l'esito di un esposto che Legambiente ha presentato alle Procure di Messina e Catania, «al fine di accertare cause e responsabilità del fenomeno di inquinamento delle acque e di intraprendere i necessari provvedimenti per la sua eliminazione». Insomma, non è solo una storia di un po' di melma in una spiaggetta jonica. Ma una questione - gravissima e potenzialmente esplosiva - che riguarda uno dei giacimenti turistici più importanti della Sicilia: da Letojanni (si veda il box in alto) a Taormina, da Giardini Naxos fino alla parte catanese di questa costa, che da San Marco scende fino a Fondachello. «C'è una puzza terribile, ma ieri era peggio. Io però sono un incosciente - confessa un glabro sessantino che sfoggia con nonchalance un inquietante tanga zebrato - e sono venuto a prendere il fresco lo stesso». Risaliamo la foce (ma in effetti sarebbe il delta, sfigurato dagli effetti della cementificazione selvaggia) del fiume Alcantara e raggiungiamo il cuore del problema. L'acqua che esce dal depuratore è di un colore fra il verdognolo e il marrone, scorre compatta per qualche centinaio di metri e poi si divide in due flussi. Uno, verso sinistra, arriverà nel tratto messinese. L'altro lo seguiamo calpestando i residui di melma che rimangono sulle due sponde, fino ad arrivare alla spiaggia. Dove c'è chi non ne sa nulla, ma - appena uscito dall'acqua - si scandalizza: «Nessuno ci ha detto niente, qui dovrebbero mettere dei cartelli o far passare uno strillone in spiaggia», sbotta Salvo Sambataro, impiegato catanese. Ma i villeggianti più "integrati" sono su tutte le furie: «Oggi niente mare, è così da almeno tre giorni. Siamo venuti dalla Romagna perché ci avevano detto che qui c'è un mare stupendo. Se avessimo saputo che era tutta una truffa, allora, schifezza per schifezza, restavamo nel mare sotto casa», si sfoga Guido nel prato di un villaggio turistico, prima che un signore dello staff ci inviti con cordiale fermezza a uscire «perché non si può violare la privacy degli ospiti». Chi di ospiti ne ha davvero pochi è Antonino Puliafito, titolare di un lido e presidente dell'associazione "San Marco Progress" che raggruppa attività balneari, ristoranti e alberghi. «Guardi gli ombrelloni, c'è un vuoto che sembra settembre inoltrato. Eppure siamo ancora a ridosso di ferragosto. Da quattro giorni è un continuo calo e da oggi (ieri per chi legge, ndr), dopo le notizie su giornali e televisioni, qui è un deserto. Chi ci risarcirà dei danni subiti? E qual è il danno d'immagine per un litorale dove c'è chu si sforza di dare servizi di qualità ai turisti? ». Domande sacrosante, che s'infrangono sulla battigia. Dove nonno Santo pesca in silenzio. O almeno ci prova: «Niente, non abboccano». Sembra che stanno scappando pure loro - i pesci - dalla puzza e dalle bollicine biancastre. «Per adesso c'è grecale - dice il pescatore - e tutto 'stu schifo va verso Catania». Per la gioia (momentanea) dei bagnanti di Giardini e Taormina. Graziati dal vento. Ma non del tutto fuori pericolo. 23082012