Sorrento Nei locali di via San Nicola arrivano visitatori da tutto il mondo con guide inglesi e australiane. L'arte del legno IN VIA San Nicola, nel cuore dello "schizzariello" che è il cuore del centro storico di Sorrento, gli ultimi maestri dell'intarsio sono impegnati nel disperato tentativo di salvare il prodigioso "mistero" della loro arte secolare minacciato dal boom della paccottiglia dei souvenir, i famosi cassettini con il carillon che intonano "Torna a Surriento". Oggi, però, la possibilità di vincere la sfida in nome della tradizione e della cultura si è fatta più concreta grazie ai riconoscimenti ottenuti dal Museo della tarsia lignea (MUTA), tenacemente voluto e difeso dalla benemerita famiglia Fiorentino, che ha toccato il picco dei diecimila visitatori l'anno. Il successo, però, è compromesso da un'amara constatazione: solo una quota minima degli ospiti, non più del dieci per cento secondo l'ultimo censimento, parla italiano. Tutti gli altri parlano inglese, francese, spagnolo tedesco ed ora anche russo, cinese e giapponese. Il prestigio internazionale del museo è stato certificato, di recente, dalla guida Naples Amalfi Coast che si pubblica in Australia a cura della DK Eyewitness Travel: la bottega della tarsia d'autore è entrata nella top ten dei musei della Campania e occupa il settimo posto a ridosso di Capodimonte e dell'Archeologico. Uno smacco clamoroso per chi ancora non conosce le collezioni del museo allestito dodici anni fa dall'architetto Alesssandro Fiorentino e dai suoi figli. Tutto questo, manco a dirlo avviene nel silenzio delle istituzioni che non hanno mai sorretto il work in progress della bottega. Una visita ai tre piani del museo rierva al visitatore curioso di apprendere piacevolissime sorprese e, soprattutto, la gradevole sensazione di vivere una emozione irripetibile. L'oggetto dei desideri è il mobile bar di Roberto Pane dedicato a Capri, ma anche le scatole-scrittoio di Antonino Damura, i pannelli che raccontano episodi della "Gerusalemme liberata" e di Torquato e Cornelia Tasso, sono molto ambiti, soprattutto il ritorno a Sorrento del poeta che si presenta alla sorella con un altro nome e annuncia la "sua" morte. La Sorrento del Grand Tour occupa, naturalmente, un posto di prima fila: dalle stampe che documentano le performance dei viaggiatori ma anche gli originali dei documenti che comprovano la tenacia con la quale hanno inseguito il sogno di scoprire le meraviglie della costiera. Molto bella amche la esposizione degli attrezzi utilizzati nelle antiche botteghe dell'intarsio. A partire dalla caratteristica "capretta", un piccolo scanno che serviva per il traforo dei tranciati di legno. I visitatori più colti colgono straordinarie rassomiglianze con l'oggetto riprodotto nell'Enciclopedie di Diderot e D'Alembert, gli altri scoprono le meraviglie dell'artigianato creativo. E benedicono i soldi del ticket (otto euro). Meraviglia e sconcerto scandiscono il tempo, e i commenti, dei visitatori che scoprono, grazie alle guide straniere come abbiamo visto, del Museo bottega ospitato nei tre piani e nel sottotetto del palazzo Pomarici Santomasi. «E' tutto vero - commentano Alma e Sandro Fiorentino che hanno arredato le sale con la loro collezione -, ma se si vuole davvero salvare la tarsia bisogna fare presto: perché i maestri dell'intarsio stanno scomparendo. Erano 700 ancora negli anni '80 e le botteghe garantivano una occupazione di migliaia di dipendenti, oggi sono rimasti in quattordici e fanno quel che possono. Il resto è paccottiglia. Noi, però, non ci arrendiamo continuiamo ad inseguire il sogno della riconversione possibile». Dal prossimo settembre il MUTA accentuerà la sua dua-lità: non più solo museo artistico, ma anche la testimonianza di una identità artistica che va assolutamente rivalutata riscoprendola con un corso di formazione per nuovi artigiani, scuole e concerti. «Proviamo a non vanificare dodici anni di sacrifici, conclude Sandro Fiorentino, ma qualcuno prima o poi dovrà ricordarsi di onorare gli impegni assunti». Che significa finanziare il progetto "Turart" per mettere in rete i centri dell'artigianato artistico in Campania (è fermo dal 2005) e realizzare a Sorrento la Biennale internazionale dell'intarsio. Ma qui cala il buio.