"Nuove regole per la tutela Roma è a rischio Pompei" A ROMA come a Pompei, il metodo è uno: prevenzione capillare, consuetudine dei tecnici con i luoghi da preservare, mappa dei rischi e loro priorità. Non è in una singola azione la risposta (e la possibilità di difesa) di un patrimonio culturale sempre più fragile, spiega Gisella Capponi, dal 2009 direttrice dell'Istituto centrale del Restauro, la più importante e prestigiosa istituzione italiana di cura dei Beni culturali. Il degrado del patrimonio cresce: che cosa si può fare? «È un vero peccato che l'unico progetto messo in piedi nell'ottica di un monitoraggio del patrimonio sia stato la Carta del Rischio, poi abbandonata. Sarebbe il caso di riprenderne i principi, per individuare le priorità». Intanto, a chi tocca il monitoraggio? «Certamente ciascun ente locale deve tenere sotto osservazione i propri edifici. Non si può pensare che se ne occupino le soprintendenze o lo Stato». Che idea si è fatta sul crollo al Pincio? «Dico che quella zona è chiaramente in difficoltà. E che potrebbero esserci state delle deviazioni delle infiltrazioni d'acqua per i lavori fatti sopra, per il parcheggio. Si tratta di una zona che ha sempre un aspetto non curato e d'altra parte è fragile per come è realizzata». È verosimile che le condizioni meteorologiche estreme di quest'anno siano state una causa? «Se c'erano delle infiltrazioni, queste avranno sciolto i sali nelle murature, disgregando le malte che tengono insieme i mattoni: in assenza di umido la cortina ha ceduto». In che modo gli strumenti disponibili consentono ora di intervenire per prevenzione e manutenzione? «Attualmente si è costretti a fare molta attenzione a come appaltare un lavoro di manutenzione, si devono cambiare sempre gli incaricati. Il risultato è che non ci sono più addetti che sappiano tenere d'occhio, da vicino, con cura una realtà». E questo è un danno? «Chi conosce una realtà da vicino può tutelarla meglio. Servirebbero più addetti: una soluzione buona per Roma ma anche per risolvere criticità come quella di Pompei, con squadre di manutentori che intervengano prima che serva un restauro straordinario. La manutenzione può non essere sufficiente, bisogna conoscere i casi in cui intervenire, stabilire priorità. La Carta del Rischio, insomma».