Crollati 12 metri, nessun ferito. Alemanno: tutto risolto in due settimane CROLLA il muro del secondo tornante del Pincio. Ore 4.25 del mattino: all'improvviso dieci metri di parete in mattoncini si sbriciolano e cadono sulla strada deserta. Manca poco all'alba e, per fortuna, in via Gabriele D'Annunzio non ci sono passanti né automobili parcheggiate. L'usura del tempo e le infiltrazioni di acqua piovana fanno "esplodere" la cortina, che viene giù di colpo. Il cedimento della "fodera" del muro crea un cratere nella parete alto 12 metri, lungo dieci e profondo circa venti centimetri. Deturpata la rampa che collega piazza del Popolo con la terrazza del Pincio, opera dell'architetto Giuseppe Valadier come l'intero complesso, che risale al 1826. È stata questione di pochi centimetri, ma miracolosamente non è stato interessato dal crollo il vicino fregio in bassorilievo realizzato nel 1830 da due allievi del Canova, Achille Stocchi e Felice Baini, e che raffigura la Vittoria che incorona i geni del commercio e della pace. Le conseguenze, altrimenti, sarebbero state molto più gravi. All'alba intervengono subito i vigili del fuoco e la polizia municipale che transennano la zona. Prima interdicono il traffico sui tornanti, deviando le macchine in via di San Sebastianello fin sotto piazza di Spagna; poi, in tarda mattinata, l'area viene riaperta. E iniziano i sopralluoghi della sovrintendenza capitolina e di tutti i tecnici dei vari dipartimenti. «Il crollo non è gravissimo perché interessa solo la parte superficiale assicura il sindaco, Gianni Alemanno Il danno è quantificabile in 300mila euro e le squadre sono già al lavoro». In realtà al Pincio c'è già stato un restyling, che i tecnici dei beni culturali definiscono però "sommario". A fine giugno è stato restaurato il Ninfeo e sono state ripulite le scritte sul muro crollato, ma non si è intervenuti sulle infiltrazioni d'acqua che hanno fatto diventare scura tutta la parete del tornante. «L'intervento era già pronto ammette ora il primo cittadino Adesso lo attueremo con la massima urgenza. Scriverò al ministero dei Beni culturali per chiedere di "pressare" il governo affinché si possa avere una deroga per i lavori necessari a tutelare e restaurare il patrimonio artistico romano. Così il patto di stabilità non ce lo consente ». I tendoni arancioni transennano solo l'area del crollo. Così a neanche un metro di distanza, sullo stesso muretto, alle 13 i turisti si sdraiano all'ombra a leggere libri e a sorseggiare un po' d'acqua prima di ripartire alla scoperta della città. Non si accorgono che le infiltrazioni hanno mangiato gran parte della parete. «Qui rischia di crollare tutto», spiega un operaio. Nessuno però ha chiuso l'area. In serata, la zona viene ripulita dai detriti e viene allestito il cantiere: «In 15 giorni si sistemerà tutto», garantisce Alemanno.