Progetto ex Cartiere«Questo delle ex Cartiere è il solo verde possibile, non è il verde che resta sulla carta. Sono capaci tutti di prendere un pennarello e colorare il Pat (la cartina del Piano di assetto territoriale, l'equivalente del vecchio Piano regolatore, ndr), promettendo un verde pubblico che poi non verrebbe mai realizzato. Noi facciamo i fatti non le chiacchiere». È cominciata così, con una sorta di professione di "ecologismo reale" da parte dell'assessore all'Urbanistica Vito Giacino, in aperta polemica con i suoi detrattori, la presentazione del master plan (cioè il progetto di massima) del parco delle ex Cartiere. Assieme al rinforzo della viabilità circostante (progetto delle sette rotonde, già presentato qualche mese fa), il parco dovrebbe infatti garantire la sostenibilità ambientale e viabilistica del maxi-intervento previsto nell'area: 70 negozi, per una superficie totale di 15mila metri quadri; palestre, centri fitness e multisale cinematografiche per altri 4.600 metri; uffici per ulteriori 30mila metri quadrati; il tutto contenuto in due torri da circa 100 metri di altezza ciascuna. Malgrado i costi di realizzazione di parco e rotonde siano completamente a carico dei privati che realizzeranno l'opera complessiva (la società Verona Porta Sud), il progetto continua ad essere oggetto delle critiche di associazioni ambientaliste e di comitati di cittadini, che ancora protestano per il taglio del bosco di pioppi (4 ettari); che nutrono forti dubbi circa la reale fruibilità di questo verde (ritenuto verde di servizio, di abbellimento); e che temono il possibile collasso della viabilità, dato il forte potere di attrazione di traffico che il mega complesso saprà esercitare. Dal canto suo il Comune tira dritto per la sua strada: «Il progetto del parco conferma la bontà dell'intervento che fino ad oggi è stato definito speculativo - ha detto il sindaco Flavio Tosi - si tratta di un polmone verde di altissima qualità che va a unirsi a quello di San Giacomo e precede quello che verrà realizzato alla Passalacqua». Allora vediamolo, questo progetto, curato dall'architetto Bruno Gabbriani con la consulenza del paesaggista Andreas Kipar. Gli spazi verdi copriranno una superficie di 40mila metri quadri (l'intera area ne misura 150mila) e avranno il loro cuore nel Giardino dei Ciliegi, uno spazio pubblico fruibile di 9.500 metri quadrati piantumato con ciliegi, appunto. La zona sarà cinta ai bordi da un'area boschiva dalla superficie totale di 10.500 metri quadri che, sfruttando il dislivello del terreno (la zona di Basso Acquar, confinante con l'area, è 10 metri più in basso rispetto al resto della città), dovrà anche fungere come barriera antirumore. Il dislivello del piano stradale verrà sfruttato anche per il posizionamento dei parcheggi (3.500 posti auto), che verranno scavati sotto il livello del terreno e saranno perciò più facilmente accessibili dal piano stradale. Dei 40mila metri quadri di verde, 15mila resteranno di proprietà dei privati, i quali tuttavia saranno obbligati a mantenerli in toto ad uso pubblico. L'area sarà poi attrezzata con 1,5 km di percorsi ciclo-pedonali. Il posizionamento del nuovo grande complesso, ortogonale rispetto a viale Piave da una parte e via Basso Acquar dall'altra, dovrebbe assicurare il collegamento con la viabilità esistente, l'accesso ai mezzi pubblici e la possibilità di "ricucire" parco e percorsi ciclopedonali con altri parchi e piste ciclabili in via di costituzione. I tempi di realizzazione: il Parco verrà realizzato "in concomitanza" con l'avvio dei lavori, la cui tabella di marcia è la seguente: conclusa la "fase zero", che prevedeva le demolizioni e le bonifiche (la bomba ritrovata è stata rimossa e fatta brillare domenica scorsa), si darà il via agli scavi (fase 1) per poi passare, tra maggio e giugno dell'anno prossimo, all'attuazione vera e propria del progetto complessivo, con l'edificazione delle strutture (a cominciare dal recupero ad uso pubblico delle ex centrali termiche che diventeranno un centro polifunzionale pubblico), la costruzione del parco e la sistemazione della viabilità (fase 2). Il prossimo ottobre i privati presenteranno il loro progetto per il centro polifunzionale. Tra maggio e giugno dell'anno prossimo le gru dovrebbero essere già in funzione. A seguire verranno realizzate anche le torri. A settembre 2010 dovrebbe essere portata a termine la nuova viabilità in Breccia Cappuccini, con l'inaugurazione di una rotonda che dovrebbe dimezzare il tempo di sosta delle macchine alle intersezioni (calcolo che tiene conto anche della quota aggiuntiva di traffico richiamata dal nuovo complesso). L'unica incognita, secondo Giacino, riguarda la celerità con cui le Soprintendenze rilasceranno alcuni permessi. Resta invece compito dell'assessore alla Viabilità, Enrico Corsi, l'allargamento di Ponte San Francesco. Per ritornare alle polemiche, Giacino non crede che la realizzazione del parco salderà il conto con i quartieri di Verona Sud, in "credito" di diverse centinaia di migliaia di metri quadri di verde rispetto agli standard urbanistici. Ha perciò annunciato che «altri spazi verdi e altre piste ciclabili verranno realizzate con il recupero della Zai storica, in particolare a ridosso del quartiere di Santa Lucia, dove si trovano dei corridoi ecologici naturali lungo le linee ferroviarie». Per quanto riguarda, infine, la tenuta della viabilità, l'amministrazione Tosi, a differenze della precedente Giunta Zanotto, non crede alla strategicità del completamento della 434 fino a Basso Acquar: «Lo studio effettuato sulla viabilità circostante alle ex Cartiere, da cui è uscita la soluzione delle rotonde, è certificato - ha concluso Giacino -. La 434 non è di competenza del Comune». Michele Marcolongo