"Per risolvere i problemi dello pettacolo ci vorrebbe il Lotto. Ma non i fondi della lotteria pubblica. Questa volta servirebbe proprio una vincita: dovrebbe uscire un numero come il 53». Questa la battuta del presidente dell'Agis Alberto Francescani, alla vigilia dell'appuntamento fissato per lunedì prossimo 21 febbraio alle 12 in piazza del Pantheon a Roma. A quasi un anno dall'avvio della vertenza spettacolo, l'Agis torna ad indire una manifestazione nazionale di protesta contro i tagli del Fus (Fondo unico spettacolo) e il mancato riconoscimento del ruolo strategico dello spettacolo da parte del governo. Ancor più feroci le critiche mosse dal regista Citto Maselli dell'Anac, l'Associazione degli autori, che ha indetto un'altra manifestazione di protesta, lunedì scorso, insieme all'Api, associazione degli autori e produttori. Al tempo stesso, Mario Ciaccia, presidente dell'Arcus, la società per azioni (8 milioni di capitale sociale) per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, costituita nell'aprile 2004 dal ministero per i beni e le attività culturali, spazza via ogni confusione sulla missione della spa che, nel 2005, dovrebbe avere più risorse: 85 milioni di euro rispetto ai 57 milioni del 2004. «Non siamo nati per sostituirci al Fus. Sbaglia chi pensa di attribuirci il compito di ripianare i tagli del Fondo unico dello spettacolo», precisa Ciaccia. «perché non siamo un collettore di finanziamenti a pioggia. Arcus ha il delicato compito dì promuovere e sostenere progetti innovativi, correlati con gli interventi. nelle infrastrutture, non eroga contributi». Insomma, è bene evitare illusioni. Anche i fondi Arcus che derivano dal 3 degli stanziamenti fatti nel 2003 per le infrastnitture, fondi che saliranno al 5 con il dl approvato il 31 gennaio dal consiglio dei ministri, non potrà servire a produttori, distributori, operatori cinematografici che si trovano con un Fus di 464,5 milioni di euro, più 27,5 milioni extra Fus (per il cinema arriveranno solo 91,6 milioni). Dalla sua nascita nell'85, il Fus ha perso circa il 30 in termini di potere d'acquisto e lo stanziamento 2005 ha riportato il Fondo ai livelli del '98. «Ciaccia e Urbani dovrebbero mettersi d'accordo», risponde Francesconi, «il ministro per i beni e le attività culturali promette nuove risorse provenienti da Arcus e da altri nuovi strumenti finanziari. Ma forse, ripeto, a questo punto ci servirebbe un gratta e vinci. Siamo costretti a ripetere sempre le stesse cose: sul tappeto c'è una mancanza di leggi e di programmazione. Altri paesi hanno molti più fondi. La Francia destina al cinema 492 milioni di euro contro i nostri 91,6; 37 per la danza contro i nostri 7 e solo alla Comedie Francais 35 milioni di euro, mentre noi, per tutto il teatro, ne abbiamo 79». Il problema non è solo quello dei tagli al Fus. «Questa è solo la questione più evidente e appariscente», aggiunge Maselli, «mentre molto più grave è una politica che si incarna nella legge voluta dal governo e combattuta dall'Anac, passata con la forza dei numeri in parlamento. La legge Urbani simboleggia tutto quello che è la politica generale del governo verso la cultura: è punitiva e riduce la produzione dei film dai 100 attuali a 30. E pensare che in Francia le associazioni polemizzano con il ministro della cultura, di destra, perché la loro produzione, finanziata pubblicamente, è passata da 240 a 230 film l'anno. L'introduzione del reference System non tiene conto che l'industria cinematografica è un'industria di prototipi e non si può garantirne il risultato, così come il mercato non è cosa neutra. Questa legge premierà solo film, produttori, registi che hanno incassato di più, decretando un genocidio culturale e lasciando a casa decine di migliaia di persone, senza tener conto dell'indotto economico sul territorio, come è acca-duto in Piemonte». Così, si va avanti a protestare, con la solidarietà espressa a creatori e protagonisti dall'ex ministro socialista della cultura francese Jack Lang. Francesconi auspica che «si metta fine a questo stato di precarietà, tornando a programmare il nostro lavoro con una prospettiva almeno triennale». Si raccolgono firme per il sostegno alla vertenza sul sito dell'Agis e, tra le altre iniziative di mobilitazione, c'è la manifestazione «Teatri Aperti: 100 città per la cultura». In agenda previsti una serie di incontri con i rappresentanti di governo e parlamento, da Marcello Pera, presidente del senato a Publio Fiori, vicepresidente della camera a Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio.
Cinema, nessun sostituto per il Fus
Il presidente dell'Agis, Alberto Francescani, ha detto che per risolvere i problemi dello spettacolo ci vorrebbe il Lotto, ma non i fondi della lotteria pubblica. Ha chiesto un numero come il 53 per vincere. L'Agis ha indetto una manifestazione nazionale di protesta contro i tagli del Fus (Fondo unico spettacolo) e il mancato riconoscimento del ruolo strategico dello spettacolo da parte del governo. Il regista Citto Maselli dell'Anac ha indetto un'altra manifestazione di protesta, insieme all'Api, associazione degli autori. Il presidente dell'Arcus, Mario Ciaccia, ha spiegato che la società non è un collettore di finanziamenti a pioggia e che non può sostituire il Fus.
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