BOLGHERI Tra il sogno del proibito, il fascino dell'avventura e il brivido dell'incursione stile "Striscia": è così che un tranquillo programmatore informatico di 36 anni, fiorentino di nascita ma rosignanese d'adozione, con due suoi amici ha trasformato un bollente sabato d'agosto in una prova dal vivo sulla spiaggia di Castagneto Carducci. Hanno voluto testare quelle capanne di cui ormai da un mese si parla: baracche e tettoie - sono due le tipologie: le prime chiuse, più vicine alla pineta, nel tratto retrodunale, le altre aperte e vicine all battigia; tutte e due in legno - baracche vip o non vip, dei nobili o dei pescatori. E tra mille peripezie, fra tira e molla anche bruschi, sono comunque riusciti a trascorrere un intero pomeriggio sotto una delle ambite tettoie. Cinque assi di legno rustico piantate sulla sabbia a mo' di tenda che fanno discutere, dividono e appassionano. Politici, ambientalisti, cittadini. Vanno demolite, come diceva il Comune a suo tempo suffragato dal Tar e dal Consiglio di Stato, o vanno lasciate quale monumento paesaggistico e storico come le ha ribattezzate la Sovrintendenza, mutando il corso degli eventi? In attesa che la guerra di carte bollate scriva l'ultima sentenza i tre cavalieri del solleone hanno sfidato Caligola e il caldo africano del ferragosto e hanno voluto sperimentare de visu se le baracche sono aperte a tutti i comuni mortali o invece di stretta proprietà privata. Da Rosignano sono arrivati a Marina di Bibbona e da lì hanno camminato sotto il sole per tre chilometri buoni. «Ero incuriosito dagli articoli che avevo letto - racconta Alberto Valenti, l'informatico a capo della spedizione - e ho voluto fare questa gita insieme ai miei amici». Dopo aver percorso un bel tratto a piedi da Marina di Bibbona, «siamo arrivati alle capanne e ci siamo seduti sotto un gazebo (cioè una tettoia, ndr) all'ombra per riposarci un po'». Primo ostacolo: «É arrivato immediatamente un giovane con la maglia della tenuta di San Guido che inizialmente ci ha "scacciato" dicendo che si trattava di proprietà privata e che non potevamo stare sotto il gazebo, riservato solo agli ospiti. Siccome ci suonava strano, abbiamo chiamato prima i vigili urbani che ci hanno passato l'ufficio tecnico del Comune di Castagneto che molto gentilmente ci ha detto che a seguito di una sentenza i capanni erano proprietà privata ma i gazebo no». A quel punto «siamo tornati dal ragazzo, e lui ha cambiato atteggiamento, dicendoci che la direzione l'aveva avvertito che il gazebo non era proprietà privata e che potevamo rimanere». Secondo incontro: «É arrivato un uomo che si è presentato come l'avvocato della tenuta e ci ha aggrediti verbalmente, gettandoci anche contro delle sdraio e dicendoci che i gazebo sono ad uso "degli ospiti" della tenuta». Ma Alberto e gli altri non sono andati via. «A quel punto per principio siamo rimasti sotto il gazebo. Tra l'altro l'avvocato ha detto che di notte vengono lasciate le sdraio sotto la tettoia, quindi noi dovevamo capire che era proprietà privata». Terzo incontro. «É arrivata una ragazza che molto gentilmente ci ha spiegato che quel gazebo era suo - racconta il programmatore di Rosignano -. Nel senso che l'ha pagato come fosse l'ombrellone di uno stabilimento, quando ha affittato un appartamento nella tenuta, e comunque ci ha invitato anche a visitare il suo capanno, ma noi non l'abbiamo fatto. Temevamo di essere accusati di violare una proprietà privata, così come non abbiamo utilizzato le sdraio, siamo invece rimasti sotto il gazebo per tutto il pomeriggio».
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Tre amici, tra cui un programmatore informatico di 36 anni, sono andati a Castagneto Carducci per testare le capanne di legno che sono state costruite sulla spiaggia. Sono arrivati sotto un gazebo, ma sono stati fermati da un giovane che ha detto che era proprietà privata. Dopo aver chiamato i vigili urbani, hanno ricevuto una spiegazione che il gazebo non era proprietà privata. Tuttavia, un avvocato della tenuta ha aggredito verbalmente i tre amici e ha detto che le sdraio erano lasciate lì per la notte. Un'altra ragazza ha poi spiegato che il gazebo era suo e l'aveva pagato per l'affitto.
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