L'area archeologica videosorvegliata usata come toilette Il sovrintendente Umberto Broccoli «Nulla si può contro la maleducazione» Alzi gli occhi e ti perdi in un gioco struggente di armonie e colori: le volte dei Mercati Traianei, la sagoma della Torre delle Milizie, la Casa dei Cavalieri di Rodi, il rosso dei mattoni che lo sfondo azzurro esalta. E ringrazi Roma, così speciale. Abbassi lo sguardo e vedi bottigliette di plastica vuote, giornali bruciacchiati, cartoni di popcorn abbandonati, fazzolettini sporchi, e senti una puzza di latrina che arriva da un angolino. E maledici chi rovina in questo modo l'incanto e tratta il Foro di Traiano come una pattumiera. «Attenzione: area archeologica protetta da sistema di sicurezza antintrusione e videocontrollo». Il cartello è giallo, ben visibile. Avverte che tutta la zona oltre la protezione di vetro e l'inferriata è supertutelata, chi fa qualcosa che non dovrebbe fare viene ripreso dalle telecamere. Non basta a scoraggiare quanti se ne infischiano degli avvisi e gettano dove capita lattine e plastica oppure utilizzano come toilette quel che resta delle mura fatte innalzare mille e novecento anni fa da Traiano con il bottino di guerra ricavato dalla conquista della Dacia. Benvenuti nella discarica archeologica dove le memorie dei fasti imperiali si mescolano con le testimonianze di contemporanea inciviltà. Via dei Carbonari, all'interno del Foro di Traiano. Si raggiunge facilmente dal marciapiede di via dei Fori Imperiali, basta scendere lungo una passerella in muratura. Il sentiero, un metro al di sotto della strada, costeggia le mura millenarie, alcune sono ancora piastrellate e conservano il disegno delle stanze. E' lì, al riparo dagli occhi di chi passeggia sulla via principale, che si butta via quel che capita: i resti di un pic-nic con vista sulla storia, la bottiglietta d'acqua, i depliant turistici, i fazzoletti usati. Qualcuno, nella notte, si apparta tra quelle rovine per fare i bisogni, alla faccia delle telecamere. Una coppia di turisti tedeschi curiosa tra le pietre antiche, entra tra le rovine di un piccolo locale con le pareti dagli angoli tondi alte più di un metro e s'allontana con una mano sul naso. Tanti altri turisti fanno lo stesso percorso e poi fuggono dalla puzza. C'è chi lascia anche buste di plastica, chi lancia dall'alto bottiglie di vetro così che i frammenti restano a coprire le pietre. E dire che la zona dei Fori Imperiali è costantemente sotto sorveglianza. «Viene pulita in continuazione, ma nulla si può contro la maleducazione», si rammarica Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni culturali di Roma Capitale. «La mattina alle otto passa la squadra addetta alle pulizie e già a mezzogiorno l'area è talmente sporca come se nessuno se ne prendesse cura da un paio di settimane. Il fatto è che le persone trattano questi luoghi non come se fossero il gioiello del mondo ma il buco nero del mondo». E le telecamere non servono a nulla? «Non fanno da deterrente. Possiamo avere le immagini di un turista che getta le cartacce, ma da qui a identificarlo ne passa. Nella pulizia dei Fori, oltre alle altre squadre, sono impegnati anche i detenuti del Dap coinvolti in questo progetto pilota. Fanno un gran lavoro, sono appassionati, hanno dovuto seguire anche un corso sulla manutenzione dei monumenti. Eppure serve a poco se poche ore dopo il loro intervento è tutto sporco come prima. Siamo un popolo di maleducati sporcaccione». Basta fare pochi passi per averne conferma. Nella fontana di piazza Ara Coeli galleggia un paio di stivali da donna bianchi, con la punta. Tra piatti di plastica, bicchieri usati e bottiglie. II cartello giallo al confine del Ioro di Traiano avvisa i visitatori che "l'area archeologica è protetta da sistema di sicurezza antintrusione e videocontrollo". Ma in tanti lo ignorano.