PARCHEGGIO della Fortezza, è di oltre 5 milioni di euro la prima, informale richiesta dei privati per l'abbattimento degli uffici e dei magazzini. EPalazzo Vecchio non sa ancora dove trovare i soldi. Aggiungere un'altra opera al pacchetto del project per assicurare una nuova fonte di reddito alle imprese? O saldare il debito in contanti in modo da ripianare subito il«buco» e salvare l'equilibrio economico del project-financing? La giunta di Leonardo Domenici ha davanti a sé questa alternativa. Non ancora la soluzione. «Richieste ufficiali non cene sono» dice l'assessore comunale all'urbanistica Gianni Biagi. «Solo quando avremo il progetto definitivo potremo quantificare il valore», aggiunge l'assessore apropo-sito della demolizione della parte più vicina alle mura. Uffici e magazzini appunto, secondo la decisione del comitato del ministero dei beni culturali alla quale il Comune si è rimesso. Ma prima ancora di conoscere la cifra è già chiaro che il rimborso rischia di essere un rebus imbarazzante. Servono cash ma l'assessore Albini non sa "dove andarli a prendere" I costi della demolizione sono già sufficienti afar saltare gli equilibri economici: quello che le banche avevano anticipato alle imprese e pianificato di riavere indietro in un tot anni,oggi non è più vero. E preoccupate perii capitale elargito, le stesse banche chiedono alle imprese di rispettare i piani e di «rientrare» velocemente. Di cominciare a guadagnare, dopo aver soltanto speso costruendo il sottopasso di viale Strozzi. E' qui che nasce il rebus. I maggiori costi decisi dal Comune a garanzia dell'«impatto visivo» non sono addebitabili ai privati, che secondo le carte non hanno commesso nessun abuso. E' Palazzo Vecchio a dover sostenerli, garantendo ai privati gli introiti che erano stati previsti nel piano finanziario. Forse il Comune potrebbe rimborsare i privati affidando loro la realizzazione (e la gestione con i relativi incassi) di un nuovo parcheggio? Potrebbe farlo in teoria, visto che le norme del project consentono di modificare il pacchetto iniziale qualora i conti finanziari non stessero più in piedi. E qualora si rischiasse il blocco dei cantieri. Ma non è questo il caso: una nuova opera richiederebbe un nuovo capitale iniziale, ulteriori indebitamenti delle imprese con gli istituti di credito. Forse denaro contante? Per le imprese sarebbe la soluzione più gradita. Non per il Comune. «Soldi non ne abbiamo»,ripete da settimane l'assessore al bilancio Tea Albini, ricordando che è stato già raggiunto il tetto massimo di indebitamento possibile. Come dire, impensabile accendere un nuovo mutuo per pagare il rimborso: in virtù del tetto imposto dalla legge finanziaria Palazzo Vecchio non può farlo. Non può aggiungere. Può solo togliere. Cancellare 5 milioni di investimenti già previsti per sostenere la spesa del rimborso? E cosa dovrebbe essere cancellato dai programmi?