POCO più di due mesi per ammirare il pavimento del Duomo di Siena, un gioiello che è stato rimodellato più volte, tra il Trecento e l'Ottocento, e venne definito dal Vasari «il più bello, grande e magnifico che mai fusse stato fatto ». LE CINQUANTASEI tarsie provengono da artisti come il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo Di Giovanni, Domenico Beccafumi e Pinturicchio. Normalmente il pavimento è coperto da pannelli di legno per evitare che venga danneggiato dalle scarpe dei visitatori, un milione all'anno. Da oggi al 24 ottobre invece sarà visibile (10.30-19.30 nei feriali, 9.30-18 nei festivi. Prezzi 5-6 euro, informazioni www. operaduomo. siena. it). Durante il periodo di scopertura si potranno ammirare anche le tarsie nell'esagono sotto la cupola, vicino all'altare, i riquadri del transetto: i visitatori saranno guidati all'interno di un percorso che permetterà la visita straordinaria intorno all'abside, con la visione delle tarsie lignee di Fra Giovanni da Verona e gli affreschi di Domenico Beccafumi. Nelle tre navate l'itinerario si snoda attraverso temi relativi all'antichità classica e pagana: la Lupa che allatta Romolo e Remo, l'egiziano Ermete Trismegisto, le dieci Sibille che davano i loro responsi oracolari in varie parti del mondo, i filosofi da Socrate a Cratete, da Aristotele a Seneca, che hanno rifiutato la ricchezza e i piaceri della terra per meglio conoscere la profondità dell'animo umano nei suoi rapporti con la divinità. Nel transetto e nel coro si narra invece la storia del popolo ebraico. (mi.bo.)