«LA colpa non è nostra se i siti culturali rimangono chiusi nei festivi e in agosto, la verità è che la Regione non ha rispettato un accordo che aveva già siglato ». I sindacati non ci stanno a passare per quelli che hanno reso impossibile la riorganizzazione del lavoro tra i custodi dei siti archeologici e museali e ribattono al dirigente Gesualdo Campo: «Se le dichiarazioni di Campo sono autentiche siamo davanti a un burocrate che non dice tutta la verità dicono Michele D'Amico e Giuseppe Salerno, rispettivamente segretari regionali del Cobas-Codir e del Sadirs delle politiche dei beni culturali infatti il 27 aprile avevamo sottoscritto un protocollo d'intesa la cui filosofia era quella di aumentare la fruizione dei siti culturali siciliani specificando come e dove prelevare le risorse finanziarie a tale scopo. Dando poi il via libera all'utilizzo fino a un massimo di tre mesi del personale di categoria A anche 24 ore su 24, non a caso al dipartimento Beni culturali erano stati erogati altri 2,5 milioni per la turnazione dei custodi». Secondo i sindacalisti, però, il «il 3 agosto Campo ha bloccato tutto». «Il dirigente generale continuano D'Amico e Salerno dimentica che con nota datata il 3 agosto scorso, scriveva a tutti i responsabili dei servizi intermedi e quindi dei musei di "non potere far gravare oneri aggiuntivi da destinare al pur auspicabile ampliamento della fruizione" dei siti e "di non potere utilizzare i lavoratori di categoria A in mansioni del personale di categoria B"». «È lui che ha disatteso gli accordi, facendo rimanere chiusi i siti», concludono i sindacalisti.