Stop per cinque giorni. I ristoratori insorgono contro il Comune: "Non abbiamo colpe" TRA il 2009 e il 2012 hanno occupato abusivamente il suolo pubblico e adesso subiranno la sanzione accessoria decisa dall'ex commissario Luisa Latella: cento tra ristoranti, pub e bar verranno chiusi per cinque giorni. I sigilli scatteranno già lunedì al Gulù di piazza Marina (l'ex Bagatto), alla pizzeria Bellini e al Bar del Golfo di Sferracavallo. Ma una decina di altri locali chiuderanno subito dopo. I vigili urbani stanno notificando a raffica i provvedimenti disposti dall'assessorato Attività produttive che prevedono, per chiunque abbia subito un controllo e non sia stato trovato in regola con il suolo pubblico, la chiusura coatta per cinque giornate: cinque giorni durante i quali i ristoratori dovranno togliere gazebo, tavoli, piante e sedie. Se non lo faranno non potranno riaprire. I provvedimenti riguardano mezza città: «A Piazza Marina dicono dal Gulù praticamente chiuderemo tutti. In pieno agosto è un danno inimmaginabile». Ma cosa è successo? Durante la gestione del commissario Luisa Latella, l'ex prefetto aveva deciso di inasprire le sanzioni per chi non era in regola con il suolo pubblico: con una ordinanza ha stabilito di applicare la sanzione accessoria della chiusura per cinque giorni prevista da una legge del 2009. La disposizione, però, è rimasta lettera morta: un'inerzia da parte dei burocrati ritenuta sospetta almeno dalla Procura che ha aperto una indagine. Con l'avvio dell'inchiesta, l'arrivo della nuova amministrazione e la rotazione dei vertici di tutti gli uffici, i provvedimenti sono partiti e adesso sono scattate le notifiche. «Siamo destinati al fallimento», dice Ettore Bravo, il cuoco che insieme con i lavoratori ha rilevato la pizzeria Bellini. «Non solo la chiusura di cinque giorni in piena stagione turistica dice ma soprattutto l'imposizione di togliere tavoli e sedie dall'esterno. La nostra sala interna non ha aria condizionata: non potremo fare altro che chiudere. Non mi resta che ricorrere al Tar. Noi abbiamo cercato di metterci in regola». Il paradosso del centro storico lo spiega Andrea Rizzo, titolare del ristorante "I Vespri" in piazza dei Vespri: «Ci siamo trovati nell'impossibilità di metterci in regola: l'Asp imponeva il gazebo ai ristoranti che volevano servire all'aperto, ma il Centro storico non li autorizzava. Così, mentre avanzavamo una richiesta dopo l'altra tentando disperatamente di metterci in regola, eravamo "abusivi" ». Rizzo chiede alla nuova amministrazione di stoppare le procedure: «Perché altrimenti anche chi da anni lotta per essere in regola finisce nel calderone insieme con chi non ha mai chiesto alcuna autorizzazione. Fa rabbia, soprattutto pensando a intere piazze della città dove le regole sembrano non valere». Giovanni Felice, patron di Liberimpresa, ha già avviato quattro ricorsi e chiede un tavolo urgente con il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore all'Annona Marco Di Marco: «La disposizione è in contraddizione con quella adottata dal Consiglio comunale che concede un anno di tempo, a pub e ristoranti che avevano ottenuto la proroga, per mettersi in regola. Il sindaco, recita la legge alla quale fa riferimento la Latella, "può" applicare la sanzione accessoria della chiusura, non è obbligato a farlo. Orlando blocchi tutto e ci convochi». Ma l'assessore Di Marco allarga le braccia: «Quando siamo arrivati questi provvedimenti erano già in corso: non possiamo metterci contro a una procedura già avviata, considerato poi che c'è anche una indagine della magistratura. Sulla materia ho trovato il caos: ed è per questo che già a settembre convocherò una conferenza di servizi con Asp e sovrintendenza. Il centro storico che vogliamo è pieno di tavoli all'aperto, come in tutte le città del mondo. Ma i ristoratori devono essere in regola». sa. s.