L'avviso del cancello d'ingresso, chiuso con lucchetto e catena, di cortile Gammazita parla chiaro. Con tanto di numeri telefonici allegati, il cartello dice che "per visitare il sito è necessario contattare gli uffici della direzione Cultura". Fatica sprecata. Per le comitive di francesi, russi, tedeschi, giapponesi e inglesi che vorrebbero ammirare questo sito, risalente al 1280, la risposta dall'altra parte della cornetta è sempre la stessa: il pozzo di Gammazita è chiuso a tutti per ragioni di pubblica sicurezza. I visitatori allora non possono far altro se non spostarsi nella vicina piazza Federico di Svevia e "consolarsi" con le mostre di quadri e reperti archeologici del Castello Ursino. «Tante volte abbiamo chiesto di metterlo in sicurezza con opere infrastrutturali- spiega l'architetto Fausto Magrì funzionario della direzione Cultura- il monumento presenta dei seri problemi statici e così siamo costretti ad impedire l'accesso a chiunque per questioni di pubblica incolumità». A creare maggiore preoccupazione è la trave d'acciaio arrugginita che sorregge uno dei tanti palazzi costruiti sopra il pozzo di Gammazzita. Non solo, anche le condizioni della vicina volta, nata dalla colata lavica del 1669 e "caricata" dal muro di un altro edificio, ha spinto i dirigenti a chiudere il sito archeologico. E poi il pavimento scivoloso, il passamano di legno, alcuni gradini malmessi: troppo pericoloso far scendere i turisti fino alla fine del pozzo. Qualcuno, tra i più caparbi, riesce ad arrivare fino all'ingresso del "Gammazita" grazie al "permesso" degli abitanti che vivono nel cortile interno. Lo spiazzo dà proprio sul luogo dove, leggenda narra, una ragazza si gettò per salvarsi dalla violenza di un soldato francese. Per tutti gli altri, invece, la scala di sessantadue gradini e i 12 metri di profondità del pozzo continuano a restare "off limits". «E' una situazione che va avanti da settimane e non c'è nessun tipo di indicazione in merito - spiega il consigliere della circoscrizione del "Centro" Valentina Riolo -. Sono quasi trent'anni che si parla del restauro di questo luogo e della sua valorizzazione sotto il profilo culturale e storico». Nel frattempo il pozzo resta inaccessibile. Trasformato per anni in una discarica a cielo aperto, in seguito, grazie alle segnalazioni del consiglio di quartiere, è stato ripulito dalla spazzatura. Magra consolazione visto che, per ora, non si riesce a sapere con certezza quando sarà finalmente riaperto. «Abbiamo fatto molte segnalazioni senza avere mai nessuna risposta da parte dell'amministrazione comunale- prosegue Riolo- anche il progetto del biglietto unico, per mettere in rete i monumenti di Catania e consentirne così la loro piena valorizzazione, non è mai partito. La conseguenza? Anche per questa estate la città ha perso una grossa occasione per farsi conoscere ai turisti ed agli stessi abitanti». Damiano Scala 17082012
SICILIA - la gestione dei beni culturali2: il sito negato
Il pozzo di Gammazita, un sito archeologico di Catania risalente al 1280, è stato chiuso a tutti per ragioni di pubblica sicurezza. L'architetto Fausto Magrì spiega che il monumento presenta problemi statici e che la trave d'acciaio arrugginita e la volta caricata dal muro di un altro edificio creano preoccupazioni. Inoltre, il pavimento scivoloso, il passamano di legno e i gradini malmessi rendono il sito troppo pericoloso per i turisti. I dirigenti hanno deciso di chiudere il sito archeologico e non ci sono indicazioni in merito al restauro o alla valorizzazione culturale e storica. La situazione è stata presente per anni e non è stata risolta.
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