COSÌ fra fine anno e i primi giorni dell'anno successivo ho dato disposizione, avvalendomi dell'apporto di tutte le strutture aziendali interessate, ivi compresa, come è ovvio, la segreteria artistica, di procedere rapidamente per formare una nuova compagine dal nulla con chiamate dirette così come previsto anche dal contratto collettivo di lavoro. Non c'era oggettivamente altro da fare. Ci siamo rivolti in primis alle principali orchestre giovanili italiane, in particolare all'Orchestra Cherubini che era stata pochi giorni prima a Bari per un memorabile concerto diretto dal maestro Muti, il 20 dicembre 2009. E sono arrivati molti strumentisti già formati e di grande talento. In più abbiamo messo sotto contratto 14 prime parti dell'orchestra della Provincia. Nessun organo di controllo o di indirizzo ci ha mai contestato la necessità della nascita dell'orchestra del teatro. Abbiamo cercato una soluzione alla provvisorietà di quelle scelte ma non abbiamo mai avuto le autorizzazioni a procedere con concorsi per posizioni a tempo indeterminato e anche a tempo determinato nonostante le nostre richieste. Poi la promulgazione della legge 100 ha reso ancora più difficile il nostro percorso. Nell'ultimo anno di sovrintendenza abbiamo ancora cercato di costruire un tavolo fra i soci e il Ministero che affrontasse il problema dei nostri complessi artistici che operavano con contratti a chiamata precari, spezzettati e di non facile gestione. Si è agito nel perfetto rispetto della legge. Sono convinto di aver agito in modo corretto all'interno di una fase emergenziale dominata dall'affannosa ricerca di risorse ordinarie e straordinarie per consentire alla Fondazione di vivere subito da protagonista. Oggi il mio pensiero va soprattutto a tutti coloro che in questi anni hanno consentito non solo il funzionamento della Fondazione, ma il suo grande successo artistico e produttivo incontestabile e sotto gli occhi di tutta la città e della comunità musicale. Spero profondamente che si trovi una soluzione che assicuri continuità di lavoro a tutti i dipendenti della Fondazione. Penso che la precarietà del lavoro sia il peggiore dei mali della nostra Italia e sia una malattia da curare senza indugi. Ho sempre a cuore le famiglie di tutti coloro che hanno lavorato con me e del loro futuro. Mi associo quindi al pensiero del sindaco Emiliano che in una dichiarazione di qualche settimana fa ha espresso preoccupazione per il destino di coloro che in questi anni hanno lavorato, e bene, nella Fondazione Petruzzelli. Mi era stato chiesto di riportare il nostro Teatro sugli scudi nazionali ed internazionali per riprendere il posto che in passato era stato suo. Credo che questo obiettivo sia stato pienamente raggiunto. ex sovrintendente Fondazione Petruzzelli