Presentato il bando di gara Le domande saranno valutate in base al valore tecnologico Via ai lavori nel marzo 2006: primo tratto S. Giovanni-Alessandrino pronto nel 2011 IMPORTO DELL'AFFIDAMENTO L'importo complessivo è pari ad euro 2.510.951.163 oltre iva CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE Tra i requisiti di partecipazione sarà richiesta una cifra d'affari, conseguita nel triennio 2002-2004, non inferiore a 1.300 milioni di euro ed un organico di almeno 40 dirigenti. I partecipanti dovranno inoltre dichiarare di aver eseguito opere per la mobilità, nel quinquennio 2000-2004, per un importo non inferiore a 300 milioni di euro. I TEMPI Venerdì 18 pubblicazione del bando di gara sulla Gazzetta ufficiale italiana e europea. I concorrenti hanno tempo per presentare le domande fino al 9 maggio, data a partire dalla quale Roma Metropolitane comincerà l'istruttoria che si concluderà entro il 31 maggio. Il 1 giugno sarà inviata la lettera per dare il via alla presentazione delle offerte che saranno giudicate idonee. I concorrenti avranno 6 mesi per studiare il progetto. 30 novembre: la commissione giudicatrice comincia la valutazione delle offerte. 31 gennaio 2006: la gara viene aggiudicata. VALUTAZIONE DELL'OFFERTA Oltre all'offerta economicamente più vantaggiosa, tra gli elementi di valutazione particolare rilievo assumeranno le proposte di miglioramento degli aspetti tecnici elaborati nei progetti a base di gara. ---------- MITO DA SFATARE Lì sotto non c'è il vuoto ma cenere e argilla L'esperto anticipa il viaggio nel sottosuolo: «Ecco quello che troveranno» La talpa non ha ancora iniziato a scavare. Ma il dado è tratto: la Metro C è partita, ha iniziato il suo percorso con l'obiettivo di spuntare in superficie alla fine del 2011. Come una sonda lanciata nello spazio per raggiungere un pianeta lontano, così la terza linea inizierà il suo viaggio nel sottosuolo di Roma, galassia misconosciuta dalle mille sorprese, alcune gradite, altre meno. Ad annunciare l'ultimo passaggio, quello decisivo, la presentazione del bando di gara, c'erano ieri - nella sala dell'Auditorium riservata alle prove del coro - il sindaco Veltroni, il presidente della Regione Lazio Storace, gli assessori ai Trasporti dei due enti locali, Mario Di Carlo e Giulio Gargano, e i responsabili di Roma Metropolitane, il presidente Chicco Testa e l'amministratore delegato Federico Bortoli. Parlare di metropolitane in progettazione nella Capitale ha generato per anni una sensazione di irrealtà. Per le note preesistenze archeologiche, per le resistenze burocratiche di vario genere che ne hanno ritardato la realizzazione. Da qui l'"evento", la particolarità della nuova linea finanziata per il 70 dallo Stato, per il 18 dal Comune di Roma per il 12 dalla Regione Lazio. «Era da mezzo secolo che non si prospettava in questo campo una novità tanto grande - ha iniziato il sindaco, presenti in platea i rappresentanti delle grandi imprese - Ora siamo qui ed è con grande orgoglio che iniziamo il percorso che darà a Roma un'opera strategica che per volume economico, 3 miliardi di euro, seconda solo al Ponte di Messina». Le imprese invieranno le domande di partecipazione entro la prima settimana di maggio. L'aggiudicazione è prevista nei primi mesi del 2006 e subito dopo si apriranno i cantieri delle tratte cen trali T4 e T5, San Giovanni-Alessandrino, le prime ad entrare in esercizio. «Abbiamo previsto - ha continuato Veltroni - di affidare al contraente generale la realizzazione del collegamento con l'Università di Tor Vergata che comprenderà la nuova Città dello sport e il nuovo Museo della scienza». La nuova metro sarà lunga 25,5 km dei quali 17,6 sotterranei. Ci saranno 30 nuove stazioni con quattro nodi di scambio. I treni saranno composti da sei vetture ad automazione integrale, senza macchinista. Da Piazzale Clodio si arriverà a Pantano in 45 minuti, in 8 al Colosseo, in 14 a San Giovanni e in 16 al Pigneto. Il futuro Museo dei Fori alla Stazione Colosseo valorizzerà gli eventuali reperti trovati. I lavori si svolgeranno in massima sicurezza per gli edifici, vibrazioni minime alla quota di 2030 metri di profondità. «Sarà la seconda per entità finanziaria ma sarà la prima grande opera realizzata con la legge Obiettivo - è intervenuto il governatore Francesco Storace - la Regione ha stanziato 250 milioni di euro per questa metropolitana, cosa che non ha fatto nessun'altra regione italiana. Fino al '95 - ha sottolineato il presidente che si è attenuto, come del resto anche il sindaco, al suo ruolo istituzionale, evitando qualsiasi polemica - vorrei ricordare che fino al 1995 la metro C era stata solo progettata e finanziata ma mai realizzata. Un'opera ferma da almeno un decennio che si è sbloccata per merito della Regione Lazio». Storace ha poi annunciato che nel prossimo mese di marzo, quando in consiglio regionale verrà presentato il piano regionale dei trasporti, verrà presentata la «metropolitana dei Castelli», un'opera "leggera" molto attesa dai pendolari che prevede il potenziamento dell'attuale rete ferroviaria e il collegamento con il capolinea di Pantano. A fornire i particolari più tecnici è stato Federico Bortoli, ad di Roma Metropolitane: «La novità più rilevante - ha spiegato Bortoli - è il nuovo criterio introdotto per la valutazione delle domande. Ai fini del punteggio verrà privilegiato il contributo tecnico, ovvero la capacità di rispettare i tempi, proporre migliorie al progetto e limitare i disagi per i cittadini. Poi, ma solo in secondo luogo, si terrà conto dell'offerta economicamente più vantaggiosa». --------------------- Martedì 15 Febbraio 2005 Chiudi di MARIO TOZZI DI ROMA ci sembra di conoscere ... di MARIO TOZZI DI ROMA ci sembra di conoscere tutto, certamente i suoi monumenti, ma anche il suo territorio: chi non conosce i sette colli o il biondo Tevere? Se potessimo però intraprendere un viaggio ipogeo virtuale lungo l'asse della nuova linea C della metropolitana (appena presentata) dal quartiere Prati fino al limite orientale estremo del territorio comunale (Pantano) le sorprese non mancherebbero. Chi potrebbe immaginare che quei colli sono, in genere, accumuli di scorie vulcaniche? E che al fondo di ogni vallecola scorreva un corso d'acqua? E che un tempo al posto di Roma c'era il mare? In realtà se potessimo anticipare quel viaggio di 25 km e mezzo che la talpa meccanica si appresta a coprire a 30 metri profondità nel ventre di Roma, scopriremmo soprattutto un mondo antico centinaia di migliaia di anni completamente diverso da quello di oggi. Ma vorrei cominciare con una smentita ufficiale: Roma non è "vuota sotto", come spesso si sente dire specialmente a proposito di terremoti che non produrrebbero danni nella capitale proprio per questa ragione. Nonostante il vero e proprio labirinto di cunicoli, catacombe, cisterne, strade, fognature e rifugi, però, la città non riposa su un cuscino d'aria che quello sì le garantirebbe immunità sismica e, invece, vibra come Napoli o come altre città italiane. Nel suo lungo scavo la talpa non incontrerebbe poi moltissime cavità sotterranee, visto che la maggior parte si trova in livelli più superficiali di quello scelto per lo scavo, ma si imbatterebbe in antichi alvei fluviali, resti di eruzioni vulcaniche esplosive, sabbie di antichissime spiagge e argille di palude e di mare aperto. Prendiamo il Tevere, per esempio, che centinaia di migliaia di anni fa già esisteva e portava grandi carichi di sedimenti al Tirreno, però non dove sfocia oggi, a Ostia, ma molto più a sud, nei pressi di Anzio. E la traccia dell'antico percorso, anche all'interno della parte orientale della città, è riconoscibile perfettamente ancora oggi per via delle sue antiche alluvioni, il cui limo e le cui sabbie o ghiaie costituiscono livelli rocciosi caratteristici del sottosuolo romano. Passiamo poi ai vulcani: le testimonianze di quel mondo di fuoco si leggono ancora oggi perfettamente nel centro di Roma appena sotto il Campidoglio - ma saranno anche più chiare nel percorso sotterraneo che centinaia di migliaia di romani compiranno inconsapevoli ogni giorno. E' proprio nel settore che verrà scavato che i tufi (cioè le ceneri) raggiungono gli spessori più elevati. E se torniamo ancora indietro nel tempo, dove oggi sorge la città eterna, neanche quattro milioni di anni fa si estendevano le acque basse di un bacino marino che bordava le montagne dell'Appennino e che progressivamente si ritirava verso l'attuale Mare Tirreno lasciando una vasta pianura di sabbie e argille dietro a sé. Al posto del mare di acque basse si impostavano paludi e bacini lacustri, un sistema di aree umide alimentato da corsi d'acqua carichi di sedimenti erosi in abbondanza dalle montagne appenniniche (tra cui il Paleotevere). Quello è il basamento geologico della città, costituito da centinaia di metri di argille omogenee, ma al di sopra del quale poggiano tutte le rocce prima ricordate, dai tufi alle alluvioni del Tevere, senza dimenticare che ognuno di quei terreni è stato comunque rimosso e spostato dal lavoro di oltre tremila anni di storia. Ricercatore Cnr -Igag