La replica Esclusi altri fori nel dipinto: "Sarebbe andato contro i principi corretti della conservazione delle opere d'arte" UNA ricerca mai presentata alla soprintendenza e all'Opificio, se non nella conferenza stampa-show del marzo scorso quando si annunciarono i risultati «storici» del gruppo del professore dell'università di San Diego Maurizio Seracini, e controanalisi che poi, alla prova dei mesi successivi, non sono state eseguite. Di fronte all'attacco di Renzi, che nella sua lettera al ministro non cita mai Cristina Acidini ma parla di "uffici del ministero", la soprintendente non arretra: «Non ci hanno mai comunicato i risultati scientifici del lavoro nel salone dei Cinquecento. Per quanto riguarda la lettera del sindaco, risponderà il ministro. Se crede». Sulla ricerca del dipinto perduto di Leonardo da Vinci si continua a viaggiare su un doppio binario: da una parte il sindaco e Seracini che parlano di risultati eccezionali, di tracce di pittura che spingono ad approfondire il lavoro; dall'altra soprintendenza e Opificio che non hanno una carta in mano, salvo comunicati stampa e lettere che chiedono di andare avanti. «Sentito anche l'Opificio dice sempre Acidini - ho proposto di proseguire le ricerche su un settimo buco preesistente e sui sei già utilizzati sulla superficie del dipinto. Nella lettera che ho scritto il 26 di luglio proponevo di fare nuovi prelievi, ma dagli stessi punti. Praticare altri fori sulla superficie pittorica sarebbe andato contro i principi corretti della conservazione delle opere d'arte». Un argomento che fin dall'inizio di questa vicenda era ben presente all'interno dell'Opificio delle Pietre Dure tanto che portarono all'allontanamento di Cecilia Frosini (peraltro studiosa di Leonardo) che non se la sentì di avvallare una ricerca portata avanti in quel modo. La soprintendente nella lettera di luglio ha tenuto conto di una relazione dei tecnici dell'Opificio, che si erano espressi proprio in quel senso, invitando ad approfondire il lavoro sui fori già fatti. Del resto sui reperti raccolti da Seracini non sono state fatte controanalisi, l'unico laboratorio che ha svolto gli esami oltre a quello di Seracini medesimo è una struttura privata della provincia di Pisa. Probabilmente il materiale utilizzato per fare questi accertamenti è andato distrutto, per questo Acidini aveva proposto nuovi prelievi. Per il sindaco e per il ricercatore dell'università californiana andavano invece rimossi pezzi di intonaco precari in altre zone dell'affresco di Vasari, punti che avrebbero avuto comunque bisogno di un restauro. A questa ipotesi la soprintendente si è opposta.
TOSCANA - La soprintendente Acidini non arretra "I risultati scientifici? Mai comunicati"
La soprintendente del Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, Cristina Acidini, si è opposta all'idea di praticare altri fori nel dipinto di Leonardo da Vinci "L'Ultima Cena" per proseguire le ricerche sulla presenza di un dipinto perduto del maestro. Secondo Acidini, questo approccio andrebbe contro i principi corretti della conservazione delle opere d'arte. La ricerca è stata condotta dal professore dell'università di San Diego Maurizio Seracini e dal sindaco di Firenze, che hanno proposto di fare nuovi prelievi per approfondire il lavoro. Tuttavia, l'Opificio delle Pietre Dure e la soprintendente hanno espresso preoccupazioni sulla sicurezza e sulla conservazione del dipinto.
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