Da Pistoia una soluzione al cancro della corteccia, che ha ucciso molti alberi-simbolo della Toscana Duecento dipendenti per un'idea: meno impatto allergico per le persone Fabrizio Tesi è il legale rappresentante della Giorgio Tesi Group (200 dipendenti), una delle più grandi aziende europee nella produzione di piante ornamentali. La collaborazione con il Cnr per la sperimentazione di nuovi cloni di cipresso è nata da un'idea: «Pensiamo che sia importante produrre varietà di cipresso in grado sia di resistere alla pandemia, sia di limitare l'impatto allergenico sulla popolazione: piante che sappiano resistere al cancro corticale e che nello stesso tempo emettano pochi pollini. Per questa ricerca abbiamo messo a disposizione svariati ettari di terra in luoghi diversi, così da poter valutare la resistenza della pianta in climi differenti». Ovviamente c'è la portata commerciale: «In cambio per il nostro sostegno, che include un contributo economico, abbiamo l'esclusiva sulla commercializzazione delle nuove varietà. Recentemente abbiamo rilevato l'azienda storica deI Terzo di Roselle, con cui il Cnr lavorava da trent'anni, per metterla nuovamente a disposizione della ricerca». di Alessio Traversi Da secoli puntellano il panorama toscano, dalle crete senesi alle colline livornesi, e si stagliano in lunghi filari tra boschi, pievi e pendii, considerati simboli sempreverdi di immortalità. Eppure anche i cipressi si ammalano, soffrono e muoiono. Dal oltre sessant'anni li perseguita un male letale, il cancro corticale, causato da un fungo patogeno. Una malattia che si trasmette di pianta in pianta e che negli ultimi decenni ha causato epidemie anche nell'area mediterranea, senza risparmiare i cipressi più famosi, incastonati nel lungo rettilineo di Bolgheri. Cipressi che se potessero di nuovo "balzare incontro" e "riconoscere" un poeta, come nei versi a loro dedicati da Carducci in "Davanti San Guido", probabilmente, oltre a cantare "i cori che vanno eterni tra la terra e il cielo", racconterebbero anche del male che cresce dentro di loro,, fino a ucciderli. Ma se non c'è più stato un poeta in grado di donare tanta celebrità a questi alberi, c'è invece chi quotidianamente lotta contro la loro scomparsa, sperimentando varietà in grado di resistere alla malattia. È una ricerca su cui il Cnr è impegnato da anni, e che in tempi recenti ha ricevuto nuova linfa dalla collaborazione con il Giorgio Tesi Group, azienda di Pistoia che oggi sostiene l'opera dell'Istituto per la Protezione delle Piante, mettendo a disposizione un sostegno economico e diversi appezzamenti di terreno su cui condurre queste sperimentazioni. " Cloni" è il termine scientifico con cui si identificano i cipressi nati da questi innesti e Roberto Danti, responsabile della ricerca per il Cnr, spiega la procedura per ottenerli: «Ciò che in questo ambito chiamiamo clonazione è semplicemente la riproduzione di nuove piante tramite innesti sviluppati a partire da una pianta sana. Si prende un rametto e si innesta su una piantina da seme, così che, per propagazione, da una pianta sana si riesce ad ottenerne molte altre tutte uguali. A quel punto si valuta la resistenza alla malattia. Selezionare varietà resistenti di cipresso significa non limitarsi ai classici interventi di prevenzione chimica e di bonifica, che prevedono l'abbattimento o la potatura». È così che nascono i nuovi cipressi. Alcuni sono stati già piantati proprio sul viale di Bolgheri per sostituire alberi malati. In tutto ciò rientra ovviamente anche la funzione commerciale del cipresso, utilizzato sin dall'antichità come elemento ornamentale ma anche come barriera frangivento. Per questo il Cnr collabora con il Giorgio Tesi Group, che coltiva queste nuove varietà di cipresso nella zona pistoiese e in diverse campagne italiane: Grosseto, Orbetello, San Benedetto del Tronto, Cremona: «Sono in commercio quattro diverse varietà brevettate di cipresso - spiega ancora Danti - il Bolgheri, l'Italico e il Mediterraneo hanno le caratteristiche più tipiche del cipresso, con la chioma stretta e colonnare; invece l'Agrimed n.1 presenta una chioma larga e rami inseriti sul tronco con un angolo più ampio. Il Bolgheri è stato chiamato così proprio in onore del paese e del viale. Abbiamo prodotto anche altre tipologie, ma per il momento non sono ancora state brevettate: restano degli eperimenti». Per i ricercatori il fine principale resta quello della tutela del paesaggio e della salvaguardia delle alberature: «Il cipresso è importante per la nostra cultura e per la nostra tradizione. La ma lattia che lo ha colpito è letale, ma noi abbiamo il compito di aiutarlo a superarla. È un lavoro che abbiamo cominciato molti anni fa e che sta dando risultati sempre più importanti». E che utilizza, potremmo dire, gli strumenti più avanzati della botanica per preservare una delle nostre culture più arcaiche, giunta fino a noi dai giardini pensili della Mesopotamia e della Persia.
TOSCANA - Ecco il super cipresso, resisterà alle malattie
Il Giorgio Tesi Group, una grande azienda europea di piante ornamentali, ha collaborato con il Cnr per sviluppare nuove varietà di cipresso resistenti al cancro corticale. La ricerca è stata lanciata per produrre piante che possano resistere alla pandemia e limitare l'impatto allergenico sulla popolazione. I ricercatori hanno sviluppato cloni di cipresso attraverso l'innesto di rametti su piantine da seme, e hanno selezionato varietà resistenti alla malattia. Alcune di queste varietà sono già state piantate sul viale di Bolgheri per sostituire alberi malati.
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