È la provocazione dello scrittore Mario Desiati, spaventato dagli scempi architettonici che stanno rovinando un paesaggio unico: "Più che un sindaco ci vorrebbe un direttore artistico" La Valle d'Itria si incendia con le luci dei fuochi e si popola nei suoi anfratti più fascinosi. E anche se è notte la vivi per quel che è, un cuore di vigneti, uliveti e masserie bianche. Migliaia di pugliesi e turisti arrivano nella valle dei trulli per ammirare i fuochi e sentire la potenza che sprigiona il sottosuolo, è in questi casi che ho pensato che per certi luoghi ci vorrebbe più un direttore artistico che un sindaco. La fila della auto attraversa Martina Franca e raggiunge via Taranto, componendo un unico serpentone luminoso che intasa la Statale, e qui tirerei fuori la seconda diapositiva. Sulla sinistra per chi guida in direzione di Martina Franca, poco dopo la frazione di San Paolo, potrete notare dei cumuli di pietra, delle casedde sventrate, dei trulli diroccati. Le campagne di Martina, Alberobello, Cisternino, Locorotondo sono popolate di ruderi, di neviere abbandonate, di trulli che ingrigiscono (perché i trulli quando diventano invecchiano sono come gli uomini prendono il colore grigio della pietra). Cari Amministratori pugliesi, Senatori, Deputati, Governatore e cari Sindaci della Valle d'Itria. Avrei dovuto iniziare il pezzo con le regole del bon ton epistolare, ma non potevo condividere i sentimenti della quiete felice e dell'indignazione dalle due diapositive, di cui sopra. Vi scrivo da profano innamorato. La Valle d'Itria, uno dei luoghi più evocativi della nostra terra suddivisa con poca assennatezza in ben tre province, corre il rischio di perdere l'anima. Chi acquista complessi di trulli, masserie, neviere, specchie, o chi semplicemente è già proprietario, a chi si rivolge quando si tratta di restaurarlo o renderlo abitabile? Esistono diverse maestranze, eccellenti artigiani, esistono le imprese specializzate, ma perché non avere tra le nostre pietre, anche una vera scuola di trullari? E per trullari si intendono maestri della pietra sotto l'egida di architetti e ingegneri che possano muoversi seguendo un'idea che rispetti la bellezza e la storia delle nostre campagne. Perché dietro quegli edifici misteriosi disseminati tra le nostre contrade c'è storia, arte, studio e scienza. Il modello potrebbe essere l'istituto storico di Firenze, l'Opificio delle Pietre Dure, la scuola del restauro che sforna i migliori professionisti italiani del settore e che permette un'alta qualificazione nel campo di cui sopra. Certo parliamo di una scuola fondata oltre cinque secoli fa, ma un luogo come la Valle d'Itria in cui sono presenti tali tipi di costruzione (su cui ancora c'è un dibattito aperto riguardo l'origine) che non sono presenti in nessuna altra parte del mondo, meriterebbe talenti che possano riprogettare un complesso di trulli, ricostruire da poche pietre, ripensare e creare un sistema in cui l'abbattimento sia sempre un passo sconveniente. Un istituto in cui coinvolgere i nostri migliori architetti, geologi, e ingegneri (e i rispettivi Ordini professionali), ovviamente il nostro Politecnico, e da cui sfornare quella classe di professionisti che possa lavorare con un'idea in armonia con il paesaggio. In Puglia ci sono segnali incoraggianti, è in itinere addirittura un festival dell'architettura, c'è una folta e specializzata letteratura. Per esempio la rivista Umanesimo della Pietra ogni anno pubblica gli studi dei nostri migliori storici su contrade dimenticate, complessi di trulli poco conosciuti, vie romane nascoste nei boschi, pozzi, lamie, foggie, casedde, iazzi e mille altre fotografie di un mondo che diamo per scontato, ma la cui stessa terminologia è un vocabolario di misteri. Una scuola di maestri della pietra, avrebbe bisogno di un luogo da cui cominciare e un'idea di bello da propugnare, perché non pensarci?
PUGLIA - Così una scuola di restauro può salvare la Valle d'Itria
Il testo è un articolo di giornale scritto da Mario Desiati, che esprime la sua preoccupazione per lo stato di degrado dell'architettura tradizionale della Valle d'Itria in Puglia. Desiati lamenta che i trulli, masserie e altri edifici storici della zona stiano essere abbandonati e restaurati in modo disordinato, senza un piano artistico o un direttore artistico che possa guidare il processo. Il testore propone l'idea di creare una scuola di trullari, con maestri della pietra che possano lavorare insieme a architetti, ingegneri e altri professionisti per creare nuovi edifici che rispettino la bellezza e la storia della zona.
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