GIOACCHINO ROSSINI non compose per committenti romani la Semiramide , il titolo con il quale stasera l'Opera di Roma inaugura la sua sta gione invernale e che, centoventicinque anni fa, fu scelto per tenere a battesimo l'appena edificato Costanzi. Ma ebbe con la città dei Papi un movimentato e proficuo rapporto, che merita, in ogni caso, di essere qui rievocato. Le "licenze per Roma", cioè i periodi nei quali il compositore lasciava Napoli, allora una piazza importantissima in quanto i due teatri dipendevano direttamente dalla Corona, e si precipitava a Roma, dove invece la precarietà delle commissioni e l'assenza di impegni ufficiali gli permettevano di lavorare con più libertà, furono, paradossalmente, i periodi in cui compose alcune tra le sue opere più importanti. A Roma Rossini piombava non appena poteva liberarsi dalle incombenze napoletane, ma talvolta gli impresari dovettero far ricorso alla polizia per costringerlo a rispettare i suoi impegni. A Roma trovava una stagione teatrale molto ridotta (appena i 26 giorni del carnevale) e aperture e chiusure di teatri legate all'umore e allo stato di salute dei diversi pontefici. Roma, per un compositore, non era una piazza tanto appetibile, era piuttosto una soluzione di ripiego. Secondo un'antica tradizione, i teatri romani erano per lo più in mano ad alcuni aristocratici che li gestivano tramite impresari, ma in qualche caso anche direttamente. Non di rado le stagioni venivano decise all'ultimo momento, con la conseguenza che la scelta dei soggetti, degli interpreti, la preparazione e le stesse esecuzioni erano contratte in poche settimane con esiti altrettanto precari. Ci volle la genialità e la determinazione del giovane Rossini, capace in quagli anni di sforzi produttivi prodigiosi, per venirne a capo. Il primo impegno l'artista lo ebbe con Pietro Cartoni, impresario del Valle: una ripresa del Turco in Italia e la composizione dell'opera inaugurale per il carnevale 1815-1816. Rossini, trattenuto a Napoli dopo il successo dell' Elisabetta regina d'Inghilterra , non giunse a Roma che ai primi di novembre. Al suo arrivo firmò un contratto col duca Sforza Cesarini, proprietario dell'Argentina, che raddoppiò di fatto i suoi impegni. Esso prevedeva infatti una ripresa dell' Italiana in Algeri e la composizione di un'altra opera. Poiché quell'anno il carnevale terminava il 27 febbraio, se ne deduce che nel giro di meno di quattro mesi Rossini compose due opere nuove, ne allestì altre due (in parte con pezzi aggiuntivi) e non mancò di comporre qualche breve lavoro di circostanza. Il miracolo di questa prima stagione romana di Rossini, destinata a produrre, tra l'altro, quella che probabilmente è l'opera più rappresentata nella storia del melodramma, Il barbiere di Siviglia , al di là della leggenda fiorita intorno ad essa, fu l'esplosione di un genio che, a ventiquattro anni, era nel pieno possesso dei suoi mezzi e nella piena consapevolezza e determinazione nell'usarli. L'opera del Valle, di genere semiserio, Torvaldo e Dorliska , andò regolarmente in scena il 26 dicembre. In essa Rossini sperimentò un nuovo 'poeta di teatro', Cesare Sterbini. Dovette esserne più che soddisfatto, dato che pochi giorni dopo non esitò a licenziare l'illustre Jacopo Ferretti (propostogli da Sforza Cesarini) e a farlo subentrare in sua vece nell'impegno per l'opera nuova dell'Argentina per la quale scelse il soggetto, dettò lo schema drammaturgico e in qualche modo anche i contenuti dell' Avvertimento che fu stampato nel libretto. La "prima" fu un clamoroso insuccesso, seguito dall'immediata resurrezione nel corso delle repliche. Resta il fatto che Rossini in quella prima "licenza" romana si cimentò in un'ampia opera nel genere semiserio e portò al culmine con il Barbiere il suo tragitto all'interno dell'opera buffa che aveva già rivoluzionato con L'italiana in Algeri e Il turco in Italia , ambedue riprese sotto la sua guida in quegli stessi giorni. Altrettanto perigliosa fu la stagione successiva. Rossini si era di nuovo impegnato con Cartoni per aprire il Valle, il 26 dicembre 1816. Ma tutte le scadenze fissate in quel contratto furono eluse e alla metà di dicembre Cartoni dovette far intervenire la Direzione Generale di Polizia perché costringesse Rossini a venire finalmente a Roma. Appena arrivato si dovette scartare il soggetto prescelto e ancora una volta fu Rossini stesso a scegliere di musicare la vecchia fiaba di Cendrillon, per la cui riduzione librettistica Rossini ritrovò l'accordo con Ferretti. Nacque così il suo ultimo capolavoro e il suo congedo nel campo dell'opera buffa italiana, La Cenerentola , andata in scena al Valle il 25 gennaio 1817. Fino a questo punto Rossini non aveva composto per Roma nessuna opera seria. Lo fece, senza molta convinzione, per aprire l'Argentina, il 27 dicembre di quello stesso anno, con l' Adelaide di Borgogna , poco più di un centone di sue musiche precedenti. Passeranno tre anni prima che il compositore tornasse a Roma per la sua ultima stagione, questa volta al Teatro Apollo, dove il 24 febbraio 1821 si rappresentò, diretto da Paganini, il suo ultimo lavoro semiserio, Matilde di Shabran , su libretto di Ferretti. Quel carnevale spensierato e di animata vita sociale (Rossini fu ospite di molte famiglie illustri e incontrò di nuovo Canova), fu ricco di mascherate, come quella che vide Rossini, Paganini e D'Azeglio, finti ciechi, girare per chiedere l'elemosina alle belle donne. L'episodio, narrato da D'Azeglio, ha il conforto della stesura di un terzetto (poi ridotto a quartetto ed edito con il titolo Il carnevale di Venezia ) sulle parole Siamo ciechi, siamo nati per campar di cortesia in giornata d'allegria non si nega carità . E trattandosi di un obolo per il quale "si imploravano" le belle femmine, non occorrono sforzi di immaginazione per capirne la natura.
OPERA DI ROMA - Quelle note capitali
Gioachino Rossini, compositore italiano, ebbe un rapporto complesso con la città di Roma, dove lavorò per committenti romani, ma anche per la sua libertà creativa. Le sue "licenze per Roma" furono periodi in cui lasciava Napoli e si precipitava a Roma, dove poteva lavorare con più libertà. Rossini compose alcune delle sue opere più importanti durante questi periodi, tra cui "Il barbiere di Siviglia" e "La Cenerentola". La sua prima stagione romana fu un successo, ma anche pericolosa, con scadenze fissate e rischi di insuccesso. Rossini si impegnò con diversi impresari e scelse i soggetti e i libretti per le sue opere.
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