L'OPERA di Roma, in un contesto nazionale di difficoltà per tutte le Fondazioni liriche, si è comportata benissimo: nel 2003, tra i pochi teatri, ha chiuso il bilancio in pareggio; nel 2004, è riuscita a contenere il deficit nei limiti del taglio al Fondo Unico dello Spettacolo, il Fus. In più, il forte incremento del pubblico e degli incassi delle ultime stagioni testimonia la sua grande vitalità, affermata pure da iniziative d'importanza quali la riapertura delle Terme di Caracalla e l'allestimento di due capolavori mozartiani, il "Don Giovanni" e il "Flauto magico", in piazza del Popolo, onorati da una folla immensa di romani e di turisti. E per raggiungere questi risultati, il nostro Teatro si è impegnato a fondo in tutte le sue componenti. Ciò non toglie che ci sia ancora molto da fare. Per prima cosa occorre conquistare nuovi strati di pubblico agendo sul terreno dell'educazione musicale (che spetta, è chiaro, innanzitutto alla scuola). Quindi, bisogna intensificare l'azione conoscitiva e pubbliciaria a livello cittadino, nazionale e internazionale, potenziando il marketing. Ma c'è un altro elemento positivo: il Teatro sta per disporre del terzo soggetto privato da cooptare nella Fondazione. Si trova insomma nelle condizioni per fare un ulteriore salto di qualità. Vorrei anche sottolineare che la stagione estiva di Caracalla quest'anno durerà più del solito, quasi un mese e mezzo. Infine, l'annuncio che mi sta più a cuore: stiamo avviando a soluzione l'annoso problema della conservazione del prezioso patrimonio di costumi storici del Teatro, attualmente ancora ospitati a via dei Cerchi. Sono in corso trattative perchè vengano accolti e definitivamente sistemati nel Museo della Civiltà Romana all'Eur.