VENEZIA - L'iniziativa è stata molto reclamizzata in Cina «Biglietto d'ingresso gratis per gli orientali» Ormai è ufficiale: ci vogliono scippare Marco Polo. A rivendicare i natali del grande esploratore sono i croati, in particolare quelli dell'isola di Korcula (Curzola in italiano), in Dalmazia, che nei giorni scorsi hanno inaugurato un museo dedicato all'autore de Il Milione». Fermamente convinti potenza delle strategie di marketing turistico che il viaggiatore veneziano possa essere acquisito al patrimonio locale sulla base della diffusione di cognomi come Polo e Depolo e sulla scorta di una leggenda che colloca proprio lì la sua nascita. Racconto, quest'ultimo, peraltro già più volte smentito da diversi storici, tra cui Alvise Zorzi, che ha smontato pure l'altra narrazione molto in auge sulla costa meridionale della ex Jugoslavia, quella che vede Polo catturato dai Genovesi durante una battaglia navale avvenuta proprio nelle acque dell'isola. Ma a Korcula Corcyra Melaina per i Greci, Ilirika per i Romani hanno deciso di non andare troppo per il sottile e con 270 mila euro hanno messo in piedi il loro museo. Quindi, con mossa astuta, hanno annunciato che l'ingresso sarà sempre gratuito per i cittadini cinesi; notizia che la tv di Pechino ha subito ripreso. Infine, a scanso di equivoci, dopo il taglio del nastro, è stata distribuita una nota per la stampa che spiega che «il luogo è dedicato alla vita e ai molti viaggi del famoso avventuriero medievale, il personaggio più noto originario di Korcula, che nel XIII secolo visitò la lontana e sconosciuta Cina». Insomma, un'operazione di «maquillage storico» a fini turistici per una regione e un'isoletta (279 km quadrati) assai bisognose di turisti, magari dall'Oriente. Non a caso, infatti, il primo passo dell'«operazione Marco Polo» i croati l'hanno fatto proprio in Cina, un anno fa, esattamente a Yangzhou (la città dove Marco Polo ricevette degli incarichi pubblici dall'imperatore Kubilai Khan), convincendo la municipalità che l'uomo giusto per inaugurare il museo dedicato a Marko (sì, con la k) Polo era l'ex presidente croato Stjepan Mesic. E il politico slavo, naturalmente, non mancò di sottolineare come «il viaggiatore del mondo nato in Croazia aveva aperto la Cina all'Europa». Niente di nuovo, per la verità, «l'appropriazione indebita» di uomini e luoghi è fenomeno antico e ben conosciuto. In Dalmazia poi si erano già distinti per una mostra (titolo «Arte religiosa e fede croata») nella quale riuscirono a «croatizzare» un po' tutto: un dipinto di Lorenzo Lotto, una tela del Carpaccio, una Pietà del Tintoretto, un busto d'argento creato da artigiani romani, una statua di San Giovanni da Traù del toscano Niccolò Fiorentino, l'Arca di San Simone di Francesco da Milano (nel catalogo ribattezzato Franjo iz Milana), e persino la cattedrale di Zara (in perfetto stile pisano) e quella di Sebenico (costruita da Giorgio Orsini). Tuttavia in questo caso lo «scippo storico» sembra più grave. Anche perché dell'isola occupata sin dall'anno Mille dai Dogi (il primo fu Pietro II Orseolo) non c'è traccia né nei documenti storici su Marco Polo né nelle memorie che Rustichello da Pisa (suo compagno di prigionia a Genova) raccolse nel "deuisament du monde", meglio noto come dl Milione».