Al rogito promette 4 milioni ma non paga. La vera padrona, Nanda Fernandez Affricano, in tribunale per evitare lo sfratto di Giulio Corsi wLIVORNO La villa che fu di Pietro Mascagni si affaccia sulla scalinata d'Antignano. Fu in quelle stanze, su quel terrazzino, davanti a quel mare che durante la Grande guerra il maestro scrisse Lodoletta, dramma lirico in tre atti che in pochi mesi rimbalzò tra i principali teatri del mondo, dal debutto al Costanzi di Roma alla prima americana al Metropolitan Opera House di New York. In quelle stesse stanze, nell'ultimo mezzo secolo, ha vissuto Fernanda Fernandez Affricano, erede di una delle più importanti dinastie di imprenditori livornesi, donna appassionata di arte e cultura e sorella di Enrico, console di Francia, ex presidente del Livorno calcio e della Porto Livorno 2000, fondatore e capo della Intramark, società operante in tutto il mondo nel settore degli oli extra vergine d'oliva aromatizzati. Da qualche tempo però la proprietà di quelle stanze, del terrazzino, della vista mare e di tutto quello che rappresenta quella villa, che nel 1958 era passata dalla figlia di Mascagni all'allora venticinquenne Fernanda Fernandez, è diventata un rebus giuridico. Finito in tribunale dopo un rogito che ha visto l'immobile trasferirsi nelle mani di una compratrice che sul conto della signora Fernandez non ha versato neanche un euro. La storia inizia l'anno scorso e sembra da film. Protagoniste due donne con un passato diversissimo, la prima quasi ottantenne, da sempre organizzatrice di serate mondane ed eventi culturali, l'altra passata alle cronache italiane nelle inchieste che a inizio Duemila coinvolsero il vecchio staff di Bettino Craxi. In mezzo l'unica villa del viale di Antignano sottoposta a diritto di prelazione a favore dei Beni culturali. 450 metri quadri suddivisi su due piani, più sottotetto abitabile, che il 23 marzo del 1958 un decreto ministeriale riconobbe di interesse storico in quanto residenza a inizio Novecento del grande musicista livornese. Nei 1500 metri quadrati del suo giardino, tra tamerici e oleandri, Fernanda Fernandez Affricano insieme al marito Antonio Pacella, ex direttore della Solvay e fondatore della Plastifiber, costruisce nel tempo una piscina, un'autorimessa di duecento metri quadri e soprattutto una depandance con cinque appartamenti. Lì crescono i suoi figli, e nelle sere d'estate, anno dopo anno, si organizzano feste e serate conviviali con imprenditori, pittori, musicisti. Nel 2008 però, dopo la morte del marito, la signora Fernandez decide che è arrivata l'ora di mettere in vendita quel castelletto sul mare in cui ha passato buona parte della sua vita. La richiesta, si narra, parte da quattro milioni ma scende pian piano a tre, e poi a due e mezzo. A vedere l'immobile arrivano notai e commercialisti, si presentano manager e imprenditori provenienti dal nord Italia. Ma nessuno alla fine decide di fare il gran passo. Fino a quando nell'autunno dell'anno scorso si fa avanti Tatiana Barchielli, livornese, classe 1946, residente a poche centinaia di metri da villa Mascagni, in via Elba, nel cuore di Antignano. Fernanda Fernandez non lo sa ma Tatiana Barchielli - che su Google oggi risulta responsabile dell'organizzazione amministrativa di una società con sede a Insbruk, la Immomarti Gmbh Finanz und Immobilien - nel decennio scorso era stata imputata (e prosciolta per intervenuta prescrizione) davanti alla decima sezione collegiale del tribunale di Milano insieme alla ex segretaria di Bettino Craxi, Vincenzina Tomaselli, nell'ambito di un'indagine riguardante fantomatiche società estere che offrivano finanziamenti fittizi a fronte dei quali chiedevano ingenti importi di denaro per giustificare l'apertura di pratiche e polizze assicurative. E' amore a prima vista tra la Barchielli e la villa di viale d'Antignano 101-103. O almeno così sembra. La donna è talmente affascinata dalla storia, dal panorama, dall'imponenza di quell'immobile che offre quattro milioni e duecentomila euro. L'accordo tra le parti è immediato ma c'è un ostacolo al passaggio immediato di proprietà: è quel vincolo stabilito dal decreto del 1958, che riserva il diritto di prelazione allo stato nel caso in cui la villa venga venduta. Che cosa significa? Che dall'atto di compravendita il ministero dei beni culturali ha 60 giorni per rilevare l'immobile, comprandolo allo stesso valore deciso dalle parti. Si tratta di un'ipotesi che quasi mai si verifica e che - si presume - non si verificherà neanche per villa Mascagni. Le due parti tuttavia decidono di chiudere il contratto e aspettare. E' il dicembre del 2011 quando davanti al notaio Corrias, Fernanda Fernandez Affricano e Tatiana Barchielli appongono le loro firme sul rogito. La legge prevede che il passaggio dei soldi possa avvenire sia in quel momento che appena scaduti i termini. E si opta per la seconda ipotesi. Ci sarebbe anche una terza via: un deposito presso il notaio. Ma non si segue. L'accordo è preciso: passati 60 giorni senza che lo Stato faccia valere il suo diritto di prelazione, Tatiana Barchielli verserà i 4 milioni e 200mila euro. Arriva gennaio, poi febbraio. Due mesi esatti dal rogito, il ministero non si muove ma non si muove un euro neanche dai conti in banca della Barchielli. Che, con la scadenza dei termini, diventa proprietaria della villa, della piscina, della depandance e della storia che in essa aleggia da quasi un secolo. Possibile? Possibile, dice la legge. Al punto che Fernanda Fernandez Affricano da un giorno all'altro rischia di vedersi sfrattare da casa sua, o di veder rivendere il proprio immobile, o magari di vederlo utilizzato in qualche operazione finanziaria. E così dopo una serie di solleciti senza risposta, decide di muoversi a livello legale e si affida all'avvocato Girolamo Adoncecchi, che il 9 maggio deposita la richiesta di risoluzione al tribunale civile, chiedendo l'annullamento del contratto di compravendita. A novembre è prevista la prima udienza «ma intanto l'azione giudiziale - spiega Adoncecchi - ha impedito il rischio concreto che la Barchielli tenti di rivendere la villa, magari riuscendoci». Nessuna azione penale invece verso la compratrice a costo zero. «Se Barchielli avesse organizzato questa vicenda sapendo di non pagare, si potrebbe ipotizzare l'insolvenza fraudolenta, ma a noi non interessa ottenere una condanna, ma che il trasferimento di proprietà venga annullato», continua Adoncecchi.