SABAUDIA (ROMA) Adagiato lungo la costa meridionale del Lazio, tra Anzio e Terracina, il parco nazionale del Circeo comprende ambienti diversi: dal promontorio alle dune, dai laghi costieri salmastri, alla foresta di latifoglie, fino all'isola di Zannone. Tanti habitat che fanno da casa ad altrettante specie di animali e piante. Gufo, civetta, falco pescatore, cicogna, airone e cinghiale. Ancora, capriolo, daino, volpe e istrice. Poi leccio, ginepro, macchia mediterranea, giglio selvatico, pioppo e frassino. «Un paradiso ambientale - denunciano centro-sinistra, all'opposizione sia a Sabaudia che in Regione, e ambientalisti - che Regione e comune sembrano decisi a sacrificare sull'altare dell'interesse economico». Minacciato da tre anni con nuovi piani di zonizzazione che aprono la strada a minori tutele, ora il parco nazionale del Circeo rischia di essere invaso da nuovo cemento. Complici le politiche ambientali della regione Lazio e gli interessi economici di comuni e privati che si trovano nel territorio protetto,infatti, stanno tornando alla ribalta vecchi progetti per trasformare il lago di Paola - sito di interesse comunitario, zona a protezione speciale e zona umida di interesse internazionale (convenzione di Ramsar) ancora in mano alla proprietà privata della famiglia Scalfati - in un albergo galleggiante. Secondo il piano imprenditoriale, infatti, il bacino lacustre dovrebbe essere invaso da 200 house boat. Ma non basta. «Il dato peggiore - denuncia Luigi Iacuzzi, consigliere comunale per i Ds di Sabaudia- è che dovrebbero arrivare anche un porto turistico, con hangar e rimessaggio per le barche, acqua scooter, bar, ristoranti e quant'altro». Tutto sotto torre Paola, tra le dune e il canale romano che collega il lago al mare. «Nella medesima zona - fa notare Marco Omizzolo, del locale circolo di Legambiente - è già stato realizzato un porticciolo abusivo». Ancor più grave, poi, il fatto che la proposta di trasformazione arrivi dal comune di Sabaudia, che lo scorso novembre ha deliberato la costituzione di una società di tipo privato a capitale misto - presumibilmente 50 al comune stesso e 50 alla famiglia Scalfati, secondo quanto riferito dall'opposizione - per la trasformazione urbanista del bacino lacustre, delle rive e delle aree limitrofe (la stu). Guarda caso lo stesso municipio ha un debito pendente di 9 miliardi di lire con la famiglia Scalfati per l'inquinamento del lago dovuto agli scarichi delle case abusive che sorgono in riva al lago. Il sindaco di Sabaudia, Salvatore Schintu (An), invece, preferisce raccontare la vicenda in altro modo. «Il parco - ha più volte commentato- non è un gioiello da tenere in cassaforte, ma una realtà da vivere». E con la nuova legge sulla pianificazione territoriale paesistica (Ptpr) approvata dalla giunta Storace a fine 2004, questa prospettiva è quanto mai vicina. Gli articoli 3, 4 e 5 della normativa, infatti, consentono la sanatoria di nuclei abusivi e la costruzione di nuovi edifici sulle rive dei mari, dei laghi e dei fiumi. Per altro già lo scorso anno, dunque prima delle modifiche alle norme paesistiche, dei privati avevano provocato gravi danni agli argini del canale romano, operando con le ruspe degli sbancamenti della duna retrostante contro ogni norma di tutela ambientale, ma senza incappare in alcuna sanzione. Cosa dice il parco del progetto? Niente, semplicemente tace e del resto non è mai stato ufficialmente interpellato. Neanche il comune ne ha fatto menzione ufficiale, ma per centro sinistra e ambientalisti è questo l'obiettivo della stu. La palla torna al comune, di cui al momento si attendono le nuove mosse. Certo non fa ben sperare il fatto che il commissario straordinario, il generale Salvatore Bellassai, sia un uomo in quota An e che il ministro dell'ambiente Matteoli si sia più volte detto «favorevole a umanizzare i parchi». Intanto ambientalisti e opposizione pensano a proposte alternative. «Anziché nascondersi dietro il pretesto dello sviluppo per mettere le mani sulle aree più pregiate della zona - spiega Luigi Iacuzzi - il porto turistico e le infrastrutture di varo e rimessaggio barche si possono realizzare a porto Badino, che si trova tra S. Felice e Terracina, ma non è in un'area protetta».