Privatizzazioni, atto terzo: dopo il via libera, prima della pausa di agosto, alla "spending review" convertita ieri in legge, Mario Monti si prepara a dare il là a una nuova stagione di privatizzazioni a partire dagli immobili di Stato per proseguire con le partecipazioni finora in mano al Tesoro e con la messa sul mercato di quote delle ex municipalizzate di mezza Italia. Un banchetto del valore potenziale di decine di miliardi di euro in grado di ingolosire una folta platea di potenziali acquirenti, ciascuno interessato a portarsi a casa col minimo sforzo qualche boccone prelibato, scartando ciò che non interessa. Col varo entro la fine dell'anno di tre distinti fondi per le dismissioni, uno dedicato alle società municipalizzate, uno ai beni assegnati agli enti locali col federalismo demaniale ed l'ultimo a circa 350 immobili di pregio già valorizzati, Monti punta a realizzare entro il 2013 una prima tranche di dismissioni per un importo di 4-5 miliardi aggirando la crisi con una procedura che prevede il collocamento, per primi, dei "gioielli" di famiglia e poi, confidando in un graduale miglioramento dello scenario macroeconomico e pertanto del valore potenziale degli asset in vendita, tutto il resto. Secondo alcuni analisti contattati da Affaritaliani.it sono molti gli investitori italiani ed esteri interessati ai "saldi di stato". Tra gli immobili di pregio dimore storiche e manieri come il Castello Orsini di Soriano al Cimino (Viterbo), il Palazzo Diedo a Venezia o il Palazzo Bolis Gualdo di via Bagutta a Milano non dovrebbero incontrare difficoltà ad essere piazzati. Il settore del "luxury estate" piace da tempo ai maggiori fondi immobiliari mondiali gestiti da gruppi come Fidelity, Eaton Vance, T. Rowe e Pimco. Ma anche gruppi europei come Amundi o Julius Baer guardano con attenzione a tutto ciò che è legato al "lusso" e potrebbero trovare interessante rilevare uno o più immobili o quote degli stessi. Quote di ex municipalizzate come Acea possono invece interessare sia alcuni gruppi imprenditoriali italiani (come Caltagirone, già primo socio privato col 15) sia investitori esteri, in particolare inglesi, francesi e tedeschi, specializzati nella gestione di società di servizi di pubblica utilità nel campo dell'elettricità, dell'acqua, dei trasporti e dell'ambiente, senza scordarsi dell'interesse più volte manifestato dalla Russia ad un ingresso, tramite i suoi fondi sovrani o colossi come Gazprom, al capitale di aziende europee operanti nel settore della distribuzione al dettaglio di gas ed energia. Ma anche il settore aeroportuale ha destato per anni l'interesse di gruppi come Benetton o Cir che potrebbero avanzare offerte nel caso di società in grado di generare utili e non perdite e garantire rendite e aumenti tariffari in cambio di investimenti, come già capita nel settore delle infrastrutture autostradali, che per i lavori di manutenzione, ammodernamento ed espansione della rete possono interessare anche a gruppi come i Gavio o i Salini (freschi vincitori dello scontro proprio con la famiglia tortonese per il rinnovo del Cda di Impregilo). Per le residue partecipazioni del Tesoro, infine, secondo gli analisti, l'elenco degli investitori è potenzialmente molto lungo: investitori istituzionali come BlackRock, fondi sovrani come Norges Bank o Qatar Investment Authority, ma anche China International Corporation, Mubadala e Libyan Investiment Authority sono già presenti o hanno già manifestato interesse per acquisire quote nel capitale di gruppi come Eni (di cui il Tesoro detiene un residuo 3,9 e la CdP il 26,4), Enel (in mano a Via XX Settembre per il 31,2), Finmeccanica (la quota pubbilca è ancora pari al 30,2) o potrebbero entrare a far parte dell'azionariato di Fondo italiano d'investimento Sgr di cui il Tesoro è socio al 12,5 e che a sua volta finanzia lo sviluppo di Pmi italiane come Tbs Group, Zeis Excelsa e Sanlorenzo, solo per citare alcune partecipate con un giro d'affari tra i 140 e i 200 milioni di euro l'anno. Aziende, queste ultime, che potrebbero essere un domani collocate sul mercato o rigirate ad altri operatori di private equity come Carlyle Group, Apax Partner, Cvc Capital Partners o Permira che già in passato hanno portato a segno importanti acquisizioni nel notro Paese, sempre che qualche nome italiano come 21 Investimenti (fondato da Alessandro Benetton e Gérard Pluvinet), Investindustrial (guidato da Andrea Bonomi) o BS Private Equity (guidato da Paolo Baretta e Antonio Perricone) non riescano a piazzare qualche colpo mirato, come è probabile che sia.