Sembra ormai certo che la Biblioteca si trasferirà nella struttura religiosa nel quartiere di San Giusto. Al via libera definitivo manca solo la firma dell'intesa che dovrebbe arrivare già dopo la pausa di Ferragosto. Al Ministero toccherà investire le risorse necessarie per mettere l'immobile a norma. Massimo riserbo sulla trattativa e l'importo del canone d'affitto 1 Nella città dei mille cantieri che si aprono, dei tanti immobili pubblici che da anni si mettono in vendita per fare cassa (ma le cui aste vanno deserte), degli edifici che sorgono come funghi, trovare uno spazio pubblico per la Biblioteca Universitaria, chiusa dal 29 maggio scorso, sembra impossibile. Infatti, tutti gli enti coinvolti, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali all'Università, fino al Comune di Pisa non hanno trovato in oltre due mesi una soluzione transitoria dove collocare il prezioso materiale librario e provare a ridare vita a uno dei luoghi che non solo ha fatto la storia della città, ma è anche tratto distintivo della cultura e della civiltà di un paese. Curiosamente, capita che tutto questo accada in tempi di spending review, con la caccia ufficiale ai tagli e agli sprechi, ma anche di accese polemiche con Livorno su quale città debba essere il capoluogo della futura maxi-provincia della Toscana costiera. A Pisa quest'ultima battaglia si combatte rivendicando anche la storia e la tradizione cittadina, della quale, però, sembra non fare parte proprio quella biblioteca che custodisce da secoli i documenti e le carte che di quel passato sono la più autorevole testimonianza. Sembra così profilarsi all'orizzonte il ricorso a un edificio di proprietà privata per la Biblioteca Universitaria. Con buona pace della spending review e di chi ritiene che la storia plurisecolare di Pisa non sia solo un'arma da brandire nelle polemiche di provincia. Appare ormai pressoché sicuro che, a seguito di trattative agostane condotte nel più assoluto riserbo, la Biblioteca Universitaria trasferirà la propria sede presso il Convento dei Frati Cappuccini di San Giusto. Nei giorni scorsi la Direzione della Biblioteca e funzionari del Ministero hanno preso visione dello spazio e espresso parere favorevole allo spostamento di tutti i libri, gli arredi e il materiale necessario alla riapertura dei servizi. Comune e Università sembrano gradire questa soluzione, che però presenta non pochi problemi. Ancora non vi è l'ufficializzazione dell'intesa, che potrebbe avvenire all'indomani di Ferragosto, dopo la valutazione da parte dell'Ordine dei Cappuccini della proposta del Ministero, guidato da Lorenzo Ornaghi, un "tecnico" di provata appartenenza cattolica. Sarà proprio il Ministero, infatti, a farsi carico di tutti i costi della messa a norma e sicurezza degli spazi concessi dai Cappuccini, in modo che vi possa effettivamente essere ospitata la biblioteca e il suo delicato patrimonio (soprattutto le migliaia di volumi antichi e i manoscritti), ma anche i dipendenti e gli utenti. Si tratta, com'è evidente, di interventi tutt'altro che banali e i cui costi restano ancora da definire. Alcune domande sorgono spontanee. Quanto dovrà pagare il Ministero per questa struttura e per quanto tempo? Dovrà stipulare un affitto, oltre a farsi carico dei costi di adeguamento? Quale sarà la spesa complessiva di questa operazione a vantaggio di un soggetto privato, mentre enormi stabili di proprietà pubblica oggi in città restano vuoti? E ancora: visto l'investimento necessario per la messa a norma degli spazi del Convento dei Cappuccini, la collocazione della Biblioteca Universitaria all'interno di questa struttura sarà davvero transitoria? E nel caso, quanto durerà il periodo di transizione? L'impressione, confermata da alcune indiscrezioni provenienti dall'ambiente stesso della biblioteca, è che il Convento sia destinato a ospitare la sede principale della Biblioteca, ammesso e non concesso che si intenda ancora rispettare l'impegno di mantenere dentro il Palazzo della Sapienza almeno il nucleo storico del patrimonio librario. In tal caso, si rivelerebbero più che fondati i timori di centinaia di studiosi e cittadini che nelle settimane scorse hanno firmato appelli e scritto lettere ai giornali e alle istituzioni per scongiurare il trasferimento della Biblioteca Universitaria dalla sua sede di sempre, un'eventualità contro cui si erano espressi con forza anche i negozianti e i titolari di pubblici esercizi di piazza Dante. A queso si aggiunge, inoltre, un quesito più generale. Viene da chiedersi, infatti, quale sia il senso, l'impatto e la fruibilità di una struttura come la Biblioteca Universitaria nel quartiere di San Giusto, dove non si trovano dipartimenti, né altre strutture dell'ateneo. Non è da escludere in assoluto che una tale scelta, alla luce di un'attenta riflessione e considerazione delle caratteristiche del quartiere, benché economicamente onerosa, possa avere un senso, una riflessione che però non sembra esserci stata, almeno in forma pubblica. Data la rilevanza di tutti questi temi, sarebbe stato lecito attendersi un'ampia discussione e un reale confronti pubblico sia a livello locale, sia nazionale, considerato il valore e il prestigio dell'oggetto al centro della vicenda. Di fatto, però, confronti e scelte destinate a ricadere sull'intera comunità di una città universitaria come Pisa avvengono nel più rigoroso silenzio e riserbo da parte delle istituzioni. Eppure in tanti avevano auspicato una convocazione di un'assemblea cittadina, o di un tavolo tecnico allargato e pubblico, a cominciare dall'Associazione degli Amici della Biblioteca Universitaria, che dà voce a centinaia di studiosi e cittadini pisani. Né dal rettorato, tuttavia, né ancor meno dal Comune, sono arrivate ad oggi risposte positive. E così, nel silenzio, l'ipotesi del trasferimento della Biblioteca Universitaria nel Convento dei Frati Cappuccini di San Giusto, ridotta dalle istituzioni a unica soluzione possibile, diventa sempre più concreta.