ROMA - Una partita con 6 mosse distribuite nell'arco di 5 anni per dare scacco matto al debito pubblico italiano. Il vero tallone d'achille, tra i fondamentali economici del Paese. Una partita da 170 miliardi di euro da giocare tra il 2013 e il 2017. Per riportare il debito intorno alla soglia di sicurezza del 107 rispetto al Pil. Lontano da quel 123,4 stimato per fine anno che, con la crisi economica, rischia di peggiorare ulteriormente spingendoci lontano dall'euro. Il piano, che ora è in bella evidenza sul tavolo di lavoro di Mario Monti, deciso ad affrontare energicamente la questione a settembre, è stato messo a punto dalla fondazione Astrid ed è stato scritto da Giuliano Amato, Franco Bassanini e da una decina di economisti. Tra i quali Paolo Guerrieri, docente di economia internazionale alla Sapienza. Che ci aiuta ad entrare nel merito di questa proposta di maxi-operazione di rientro dal passivo fatta di vendite immobiliari, privatizzazioni, tasse sui capitali all'estero e riorganizzazione del sistema delle concessioni. Più una ristrutturazione della gestione dei titoli di Stato. «La situazione economica si sta deteriorando rispetto alle previsioni formulate dal governo nel Def ad aprile spiega Guerrieri e il Fondo monetario internazionale ritiene che, senza crescita, l'Italia non riuscirà a ridurre il debito con gli strumenti utilizzati finora. Aumentare le tasse in recessione non si può, e ora occorre affrontare il problema in maniera strutturale con un piano a lungo termine o i mercati ci puniranno». Un piano che Guerrieri definisce una «missione di struttura» per rimettere in sesto i conti pubblici con il coinvolgimento istituzionale più ampio possibile. Una operazione ad «alta densità politica». Capace di incidere sul Pil per l'11,5. Con una correzione da 60 miliardi possibile già dal prossimo anno. Immobili La spina dorsale del piano taglia-debito poggia, per circa il 40, su una operazione di messa all'asta di immobili pubblici. Ne aveva parlato alcune settimane fa anche il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, accennando alla possibilità di alienazioni da 15 miliardi all'anno, per un punto di Pil. Il valore del patrimonio immobiliare della Pa è di circa 600 miliardi di euro, di cui oltre la metà utilizzato dalle amministrazioni proprietarie e il 30 in uso ad altri enti no profit. L'ipotesi è quella di affidare a una società, pubblica o privata, la vendita di quel 10 di patrimonio pubblico disponibile. E, soprattutto, con reale valore di mercato. Per evitare svendite. Possibile un incasso, prudenziale, di 60 miliardi di euro. Dei quali un terzo già nel 2013, per scendere poi progressivamente fino a 10 miliardi nel 2017. Quanto al patrimonio immobiliare degli enti locali, su un patrimonio di 100 miliardi, la previsione delle vendite è di 10 miliardi di euro. Partecipazioni Il Piano prevede la cessione di partecipazioni di società quotate (Eni, Enel e Finmeccanica) per un valore di Borsa oggi stimato in circa 25 miliardi. Verrebbero messe sul mercato anche le partecipazioni non quotate dello Stato, a cominciare da Poste italiane, per un incasso di 15 miliardi. Secondo Guerrieri, la mossa non metterebbe in discussione il controllo, da parte della mano pubblica, di asset strategici, come l'energia e lo spazio, ma servirebbe anzi a valorizzare questi settori. La misura produrrebbe entrate solo nei primi 4 anni. Capitali in Svizzera Viene proposta l'introduzione di una tantum del 25 e un prelievo a regime sui redditi da capitale italiani non scudati che si trovano in Svizzera. Dal momento che si parla di un patrimonio complessivo stimato in circa 150 miliardi, si potrebbe ottenere una posta «one-shot» di 37 miliardi e, successivamente, 2-3 miliardi l'anno. Gli stessi esperti che avanzano l'ipotesi, però ragionano su cifre molto più basse. Perché è evidente, per dirla con le parole di Guerrieri, che «se venisse introdotta questa tassazione, in molti non starebbero lì a farsi colpire e sposterebbero i propri soldi presso altri paradisi fiscali off shore». Per questa ragione, gli economisti ipotizzano una una-tantum di 13 miliardi e per il prelievo a regime un miliardo di euro. Incasso complessivo, 17 miliardi, di cui l'80 già nel 2013. Concessioni Guerrieri afferma che il sistema italiano delle concessioni «è caratterizzato da attività che appaiono scoordinate tra di loro». Il gruppo di lavoro è convinto che riorganizzare il settore (beni demaniali e giochi pubblici in primis) possa fruttare un incasso (tra il 2013 e il 2015) di 30 miliardi di euro. Casse di previdenza Verrebbe introdotto un vincolo di portafoglio agli investimenti delle casse di previdenza degli ordini professionali, che sarebbero obbligati ad acquistare di titoli di Stato a lunga scadenza (oggi il loro portafoglio è composto solo per il 13 da debito pubblico sovrano). Possibile un incasso da 15 miliardi di euro spalmati nell'arco dei prossimi 5 anni. Gestione debito pubblico Possibile introduzione di correzioni fiscali per favorire l'allungamento delle scadenze del debito pubblico. La tassazione degli interessi del 12,5 verrebbe posticipata al momento del rimborso del capitale e, per chi fa trading, verrebbe introdotta la tassazione immediata al 20. Da questa partita, si ipotizzano entrate per 8 miliardi di euro, equamente spalmati su ciascuna annualità.