I 300mila euro della Regione non possono essere dati ai privati LA PRATO etrusca dorme sotto i ciuffi d'erba secca a Gonfienti. E rischia di essere un sonno pesante per la grande area archeologica su cui sorgerà l'interporto. I soldi che dovevano arrivare dalla Regione, circa 300 mila euro per ora restano nel quaderno dei sogni. Il motivo lo spiegano i funzionari degli uffici dell'assessore Cristina Scaletti, «la Regione non può finanziare scavi su un terreno privato». Ecco cosa zavorra nel cassetto il finanziamento. «Da mesi chiediamo alla Provincia di Prato e al Comune di trovare una soluzione con la proprietà dall'area, cioè un gruppo di imprenditori» spiegano dalla settore Cultura. Alcuni suggeriscono un «comodato d'uso», altri invece un accordo di programma con il ministero e gli altri enti interessati per dare in questo modo alla Toscana la possibilità di sboccare il finanziamento. Perché, su una cosa, non c'è incertezza: «la Regione, come ha sottolineato il presidente Enrico Rossi, ha presente il valore di Gonfienti e tiene molto a questo progetto di recupero e scavo». Dunque tutto risolto? Per niente. L'ostacolo è mettere tutti i soggetti intorno a un tavolo e farli dialogare. Gonfienti è un'occasione storica, ma anche una possibilità per richiamare un turismo culturale. «Sono assolutamente convinto che la Regione sia il soggetto decisivo senza il quale l'operazione non può andare avanti» spiega lo scrittore Edoardo Nesi, assessore alla cultura e allo sviluppo economico della Provincia di Prato, uno che nell'importanza di quegli scavi archeologici che andranno a scoprire il tesoro etrusco di Prato, ha creduto fin dal primo momento. Gonfienti secondo gli studiosi era la gemella di Marzabotto (al di là dell'Appennino), era una città vasta che ha avuto una vita breve, di appena due secoli e alla fine del V a. C. è stata abbandonata per ragioni tutte ancora da indagare e oggetto di ricerche storiche. Edoardo Nesi spiega che «bisognerà trovare quanto prima la strada per andare avanti». Sì, ma la Regione dice che non può finanziare uno scavo sui terreni di un privato, non lo può fare per legge e nel caso specifico il terreno è del consorzio di costruttori dell'Interporto: «Lo so, ma la Provincia di Prato ha aggirato l'ostacolo facendo un accordo con la Fondazione Cariprato per una cifra intorno ai 200 mila euro. La Fondazione con il suo gruppo dirigente è stata decisiva». L'accordo è una specie di dribbling alla legge: «E' tutto regolare abbiamo soltanto trovato il modo di aggirare l'ostacolo. - riprende l'autore delle «Nostre vite senza ieri» e di «Fughe da fermo» La Fondazione può finanziare scavi sui terreni privati per questo ha stanziato quei 200 mila euro, noi come Provincia andremo incontro alla Fondazione intervenendo su restauri o lavori di comune interesse e che riguardano il settore pubblico. Insomma quello che voglio dire è che si può fare con un po' di buona volontà. Questo genere di ostacoli si possono superare». Insomma Nesi è convinto che, «malgrado qualche nodo burocratico e malgrado in questo progetto il Comune di Prato ci abbia lasciato soli», l'operazione Gonfienti andrà avanti: «Si tratta non solo di trovare quello che c'è sotto l'erba, ma anche di mettere in sicurezza le tante cose che sono già state scoperte». Mentre si cerca una strada per risolvere il rebus dei finanziamenti, bisognerà anche accelerare su quei 200 mila euro già a disposizione, ma che ancora non sono riusciti ad aprire il cantiere per recuperare i resti della cittadella che si trova tra Campi Bisenzio e Prato.
TOSCANA - Gonfienti etrusca, rebus finanziamenti
La Regione Toscana non può finanziare gli scavi archeologici sull'area di Gonfienti, un'area etrusca su cui sorgerà l'interporto. I 300 mila euro destinati alla Regione non possono essere dati ai privati. I funzionari degli uffici dell'assessore Cristina Scaletti spiegano che la Regione non può finanziare scavi su un terreno privato. La Provincia di Prato e il Comune di Prato stanno cercando una soluzione con la proprietà dell'area, un gruppo di imprenditori del settore Cultura. Alcuni suggeriscono un comodato d'uso o un accordo di programma con il ministero e gli altri enti interessati.
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