Elenco Titoli Stampa questo articolo GIOVEDÌ, 09 AGOSTO 2012 Pagina IV - Firenze L'intervista Patrizia Asproni, presidente nazionale di Confcultura, interviene nel dibattito sull'arredo urbano «SI PENSI questo: se a Firenze, in passato, fosse stata fatta valere l'omologazione, a quest'ora non ci sarebbero né Ponte Vecchio né la cupola del duomo, uno fatto di case e negozi aggrappati a delle arcate sul fiume, l'altra fuori scala rispetto a tutti gli edifici esistenti. Vogliamo dunque buttarli giù?». Patrizia Asproni, presidente nazionale di Confcultura, il settore di Confindustria che si occupa di beni culturali e del rapporto fra imprese e cultura, è appena tornata da New York, dove, ricorda, «ogni più piccolo elemento del passato, fosse ancora un'edicola liberty, viene recuperato e attualizzato, cioè fatto rivivere nel presente. Tornata a Firenze, non ho creduto ai miei occhi quando ho visto in piazza dei Ciompi, ormai quasi finito, il nuovo chiosco dei fiori, a ridosso della Loggia del pesce: un gabbiotto che mi ha lasciato davvero perplessa». Le polemiche sui nuovi dehors per il centro, tutti uguali e secondo molti anche brutti, non accennano a finire, e ne è già scoppiata un'altra sul progetto per il nuovo mercato dei Ciompi. Si tratta di capire see davvero necessario imporre nei luoghi storici, con l'intenzione di preservarli, un'idea di ordine. Cosa ne pensa? «Beh, che tutto quello che oggi fa la ricchezza di questa città e del suo territorio è esattamente l'opposto dell'ordine imposto e dell'omologazione degli stili a cui oggi si fa ricorso. Al contrario, noi siamo gli eredi di una stupenda creatività, che è proprio ciò che manca sia ai nuovi dehors sia al progetto per il mercatino dell'antiquariato». Nel primo caso, ha sostenuto il Comune, si voleva evitare il degrado di alcuni spazi all'aperto, e nel secondo bisogna comunque bonificare l'area... «Ma non basta dare delle linee guida, come fanno in tutti i paesi del mondo? Il resto deve essere lasciato all'inventiva e all' originalità di ognuno, in cui solamente le risorse tipiche di un territorio possono esprimersi. Possibile che ovunque si sia capito che la bellezza di un luogo sta nel suo genius loci, nel sapore della vita vera che vi si svolge e che non può che essere unico e specifico, e dunque diverso da quello di qualunque altro luogo? E' questo fra l'altro che cercano i turisti più avvertiti, quelli a cui Firenze dice a parole di voler puntare, e che cercano di stabilire una relazione con luogo che visitano, con la gente che ci vive. Si preferiscono le masse organizzate senza pretese, i puri consumatori di territorio?» Ma perché secondo lei questo bisogno di normalizzazione, ovvero: possibile che il rapporto fra antico e nuovo debba sempre risolversi o in forme estreme di protezione, o in rotture poco spiegabili? «Il problemaè cheè più semplice immaginare un mercatino delle pulci secondo stilemi già testati in una logica estranea a un luogo come un vecchio brica brac. Ma in più c'è qui un difetto tutto italiano, cheè la reciproca mancanza di fiducia fra Stato e cittadini. Per cui lo Stato pretende di guidare tutto dall'alto, e i cittadini si muovono al di fuori di ogni senso civico». Rimedi possibili? «Forse da errori come quelli fatti con i dehors e piazza dei Ciompi si uscirà solo con un nuovo patto, fondato sulla reciproca fiducia, sull'idea che lo Stato non è una controparte ma siamo noi stessi, e che questo ci investe di enormi responsabilità. E chissà che anche in Italia, un giorno, si definiscano i bandi per far gestire ai privati i beni culturali non più "concessioni", ma, come in Francia, "deleghe"».