L'alba è domani, mercoledì 16 febbraio 2005. Il giorno dopo è quello che annunciano tanti scienziati se non cambiamo un poco vita. Domani è un giorno storico per la civile convivenza sul pianeta terra. Non vi sono norme globali che valgono davvero ovunque. Sono pochissime le regole, i vincoli, diritti e doveri che superano i confini degli stati nazionali. E la storia delle istituzioni multilaterali è purtroppo povera di fatti concreti. Prevalgono la forza e il potere dei singoli governi, le risoluzioni inattuate, gli obiettivi solo enunciati, le eccezioni discrezionali, gli impegni senza scadenze. Il 16 febbraio entra in vigore una legge che impone di ottenere un risultato entro una data certa, che vincola in vario modo 40 governi a fare una propria parte, che regolamenta fondamentali accordi internazionali per almeno altri 100 paesi. Contiene una finalità enunciata e motivata da migliaia di scienziati di tutto il mondo, confermata e arricchita da nuovi studi e ricerche: impedire che l'atmosfera si scaldi troppo, ridurre le emissioni di anidride carbonica che la scaldano (e inquinano), prevenire danni e rischi dei cambiamenti climatici in corso. Il protocollo di Kyoto non è una enunciazione di principi, contiene percentuali, date, regole, procedure, strumenti. Ha un orizzonte temporale limitato ma certo, fissa obblighi di riduzione fino al 2012. Traduce in norme valutazioni storiche e morali: devono cominciare a tagliare emissioni quelli che più hanno emesso nel novecento. Ottiene poco, se e quando attuato: molto di più (e da parte di tutti) occorrerà ridurre dopo il 2012. Direi che il protocollo nasce vecchio, ma che, se non nasceva, il domani era molto incerto. E, visto che nasce, può fare testamento. È il nostro giorno prima. Ormai si può valutare quanta anidride carbonica rilascia nell'atmosfera qualunque tipo di attività umana. Abituiamoci a calcolarla, a vedere come prevenirla, limitarla, magari azzerarla. Nel testamento del protocollo di Kyoto ognuno può scrivere qualcosa di utile. Serve subito negoziare l'accordo-bis, Kyoto 2. Occorre fissare gli accelerati e percentualmente drastici impegni di riduzione 2012 - 2020 e quelli successivi, facendo uscire gli USA dall'isolazionismo bellico e petrolifero. La nuova Europa è un "luogo" decisivo: a Kyoto si presentò unita ma l'impegno a ridurre l'8 era una media. Ora occorre concertare una aggiornata "bolla" europea, misurata su 25 e non solo su 15 paesi. Sul piano nazionale serve una legge-Kyoto, norme chiare e precise, incentivando enti pubblici e imprese private che eliminano le proprie emissioni di anidride carbonica nel settore energetico, trasportistico, agricolo. Fummo troppo tiepidi sulla carbon - politics: non è solo questione di tasse. Ed è l'intera nostra cooperazione allo sviluppo (al minimo storico dello 0,13 del PIL) che oggi deve riconvertirsi alla sostenibilità ambientale, quantificando ogni relazione internazionale in termini di emissioni di gas serra. Il negoziato sul clima, lo so bene, è affare di specialisti. Come si può "negoziare" il cambiamento climatico? Se ci sono attività umane che scaldano, inquinano, turbano è meglio saperlo, controllarle, limitarle. Se gli scienziati dicono che producono danni irreparabili alla qualità della vita sul pianeta e, nel medio lungo periodo, mettono a rischio la vita stessa è meglio fare di tutto per evitarlo. Questo non è negoziabile. E allora? Gli scienziati lo hanno detto e ripetuto, fra l'altro in tre chilometrici studi ufficiali di una struttura permanente composta da migliaia di ricercatori di tutti i paesi. I rappresentanti dei governi sembravano aver capito e deciso: prima cominciano a ridurre le emissioni di anidride carbonica quelli che hanno già scaldato e inquinato di più (convenzione di Rio e protocollo di Kyoto, ovvero Kyoto1), poi continuano tutti, con specifiche e differenziate responsabilità, regole multilaterali e patti bilaterali (il dopo 2012 o il post Kyoto, ovvero Kyoto2). Il problema è che burocrazie autoreferenziali sono mantenute dai governi per studiare come il "negoziato" non riguardi cambiamenti al proprio stile di vita nazionale, agli interessi di chi produce e consuma energia, risorse, mobilità in (propria) patria. Domani con l'Unità trovate un utile strumento di informazione politica, "Kyoto: l'unione dei popoli per difendere l'ambiente", realizzato con il contributo del gruppo DS del Senato, dategli un'occhiata se vi capita. Domani la Camera voterà la mozione sui cambiamenti climatici promossa dal gruppo DS della Camera e presentata da tutta la Grande Alleanza Democratica, che vincola il governo all'obiettivo negoziale di contenere l'aumento della temperatura entro un massimo di 2 gradi indipendentemente da qualsiasi analisi costi-benefici. I gruppi parlamentari hanno costantemente seguito in questi anni le relazioni internazionali ed europee, affinché il timido sole squarciasse infine l'alba di oggi. Speriamo bene. Buon futuro, un futuro sostenibile a tutti noi. Presidenza gruppo Ds Camera dei deputati