L'esempio del Lido di Mortelle e il boom degli anni Cinquanta nelle zone costiere L'invenzione dell'architettura da spiaggia è il singolare frutto di incroci socioeconomici pronti a far leva su una nuova tipologia antropica, che ha codificato nel divertimento la sua ragion d'essere. Così il "tempo libero" viene ad essere impiegato con dedizione dai forzati della vacanza, e negli anni Cinquanta l'homo videns inizia la sua svolta in homo ridens, verso una dimensione imposta da quella che verrà poi definita dal filosofo Guy Debord "la società dello spettacolo", approdata con accelerazione esponenziale fino alle estreme conseguenze dei nostri giorni. Urge divertirsi, per manifestare la propria esistenza, rendere visibile il nuovo benessere, per affermare nuove identità. Ma dove e come? Ecco pronti allora prototipi di costruzioni per tipi e famiglie da spiaggia, dove i frammenti urbani sono stati riadattati a scogli e sabbia, e i luna park sono costruiti con discesa in acqua. Nella recente iconografia, se le case della ricca borghesia esibivano come necessaria protesi la piscina immortalata nel celebre "A bigger splash " del pittore David Hockney negli anni Sessanta, adesso il racconto passa, negli anni Ottanta, a immagini come quelle di "The last resort" di Martin Parr, che fotografa New Brighton, vicino Liverpool, città-piscina, ovvero la disperata esigenza di essere presenti in questi centri balneari edificati e destinati al divertimento. Uno tra gli episodi maggiormente significativi e pioneristici in tal senso fu, nel 1957, la creazione del Lido di Mortelle, a Messina, che anticipò, in un sol colpo, la tendenza all'investimento in direzione del turismo e la creazione di una città per la spiaggia. Destinato a diventare una sorta di emblematico case history, ripreso dai maggiori giornali e dalle riviste di architettura del periodo, poi dimenticato, al lido di Mortelle e alla sua storia è dedicato il libro di Isabella Fera "L'architettura moderna va in vacanza", pubblicato in versione "raccolta di cartoline", con attenzione e lungimiranza dalla casa editrice siracusana LetteraVentidue (170 pagine, 15,90 euro). Per la verità, i lidi sono due: Mortelle e il Lido del Tirreno, che raccontano anche la storia di due delle più ricche famiglie siciliane del periodo: la ditta Alberto Costa e la ditta dell'ingegnere Leopoldo Rodiquez, costruttore navale che per Mortelle aveva un piano articolato. Data importante è il 1955, quando Rodriquez vara due gioielli, il progetto per il lido e il battello ad ala portante, l'aliscafo. Quest'ultima invenzione avrebbe favorito un programma turistico di eccezionale rilievo, dove la Società di Navigazione Veloce avrebbe anche comprato nuove aree destinate alla realizzazione di complessi balneari anche ad Aspra. I turisti del Nord Europa, sarebbero potuti arrivare in Sicilia, prendere i motoscafi trovando rimesse e ormeggio nei laghi di Ganzirri, e, con il supporto di una rete di alberghi a terra, compiuto il periplo dell'Isola, in cui Mortelle avrebbe svolto un ruolo chiave, con la sua posizione centrale e la sua eccezionale architettura espressamente ideata. Per il lido di Mortelle venne incaricato l'architetto Filippo Rovigo, affiancato per i calcoli dall'ingegnere Domenico Cannata, mentre per il Lido Tirreno erano stati chiamati Napoleone Cutrufelli per il progetto e per i calcoli l'ingegnere Giovanni Gregorio. I due lidi sorgono contemporaneamente e su due proprietà limitrofe, e proseguono idealmente la linea del "paesaggio costruito" che era stata avviata con l'edificazione delle due colonie nei pressi di Ganzirri, destinate alla cura degli anziani e dei più piccoli, e che invece proseguiranno nella direzione delle vacanze tout court, destinate alla massa. Il lido di Mortelle stupisce con il suo ingresso a "forma d'aragosta" un lungo carapace color arancio dove la naturalezza del prototipo è sostituita dal cemento. Le cartoline sono un mezzo per far conoscere il luogo di Mortelle, effigiato con pin up: promesse di divertimento e di "alterità" rispetto ad un tran-tran invernale codificato e irreggimentato, nuovo recupero di una dimensione sociale del corpo, tra pubblico e privato. In Sicilia, a dare il via a questo nuovo assetto urbanistico era stata Mondello, che agli inizi del Novecento venne edificata dalla società Italo-belga le Tramways de Palermo. Tra gli architetti che lavorarono seguendo la via tracciata sulla sabbia, spicca Giuseppe Spatrisano negli anni Cinquanta che per conto della Regione elaborò una serie di progetti relativi a villaggi turistici, hotel, luoghi di ristoro, e il lido della Ventana a Trabia. Sempre negli anni Cinquanta nasce la Conchiglia a Gela, nei primi anni Sessanta il lido Macchitella costruito per i dipendenti dell'Eni, la stessa che con i suoi impianti cambierà per sempre volto alla zona. È di questi anni anche il Village Magique poi Club Mediterranée di Cefalù, che innalza i "tucul" di paglia come unità abitative per i villeggianti, mentre a Mortelle troveranno spazio le tipiche tende indiane, a confermare questo necessario recupero con la natura e la dimensione di un esotismo rassicurante, a portata di mano. Nella Messina che all'inizio del Novecento è stata rasa al suolo dal terremoto, l'urgenza dell'abitare aderisce a nuovi canoni estetici: nascono nel frattempo appuntamenti come l'Agosto Messinese, giungono i divi e le dive della "Rassegna di cinema di Messina e Taormina". Fondamentale l'arrivo di Carlo Scarpa, invitato nel 1953 da Roberto Calandra per l'allestimento della celebre mostra dedicata ad Antonello da Messina. I lidi di Mortelle e il Tirreno consoceranno un momento di gloria, ma non si creerà il nuovo e vagheggiato Gran Tour: la grandeur dell'architettura da spiaggia made in Sicily si rivela un castello di sabbia.
L'ARCHITETTURA DA SPIAGGIA DA MONDELLO A MESSINA
Il testo descrive l'evoluzione dell'architettura da spiaggia in Sicilia, in particolare a Messina, negli anni Cinquanta. Il Lido di Mortelle, costruito nel 1957, è un esempio di come la società abbia iniziato a investire nel turismo e a creare città per la spiaggia. Il lido è stato progettato dall'architetto Filippo Rovigo e dall'ingegnere Domenico Cannata, e ha anticipato la tendenza all'investimento nel turismo e alla creazione di una città per la spiaggia. Il testo descrive anche la storia del Lido del Tirreno, costruito contemporaneamente a Mortelle, e la sua storia di due delle più ricche famiglie siciliane del periodo.
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