Francesco Palumbo è il Direttore di Area, organo della Giunta regionale pugliese, delle Politiche per la Promozione del Territorio, dei Saperi e dei Talenti. Figura cruciale nell'attività coordinata tra gli Assessorati alla Cultura e Mediterraneo, al Turismo, alla Qualità e Assetto del Territorio, al Paesaggio e Beni Culturali, è al centro dell'azione amministrativa regionale, per la predisposizione del relativo sistema legislativo, normativo e regolamentare. Ad Affaritaliani.it Palumbo presenta le strategie della Regione Puglia nel settore strategico dei Beni Culturali e nell'adattamento alla realtà contingente della legislazione regionale risalente al 1980. Del tutto innovativa all'epoca, ma bisognosa di articolati adeguamenti per potersi conformare al carattere moderno delle sue odierne declinazioni. Preambolo del nuovo approccio il passaggio importante dal concetto di "bene comune" consapevole, alla sfida progettuale di impresa comune. Una frontiera, quella dei Beni Culturali, intesa come "spazio e luogo, non soltanto fisico, dove elaborare una nuova prospettiva di partecipazione pubblico-privato". Uno spazio per poter capire cosa vuol dire "impresa culturale", come possa funzionare e come possa collaborare col privato. Il che apre un ambito di partecipazione pubblico-privato ad oggi non ancora definito: non definito nelle modalità e nei contenuti, ma solo nelle idee (che sono tante) legate ai beni culturali. "La capacità innovativa che spesso le micro imprese riescono ad apportare a livello locale", segnala Francesco Palumbo, "non è ancora diventata prassi consolidata di innesco virtuoso di processi di sviluppo". Un esempio fra tanti: le librerie. Talvolta veri e propri salotti di accoglienza, capaci di un'animazione culturale viva e variegata, che non trovano speculare corrispondenza nelle "Biblioteche pubbliche", di solito più prestigiose per l'inserimento in contesti storico-architettonici unici, quasi sempre nel cuore dei centri storici cittadini, che sono percepite, però, nel solo pesante risvolto di "costi" per gli Enti locali. Un piccolo esempio che indica l'esistenza di una prateria di confronto, di un spazio di ragionamento in cui pubblico e privato, territorio per territorio, occasione per occasione, possono sperimentare un nuovo sistema dell'economia legato alla cultura, che non sia soltanto flussi turistici o impresa del turismo. Ne è testimonianza un altro grande patrimonio spesso poco o male utilizzato dal pubblico: quello museale, che nell'incontro con i moderni modelli di "impresa culturale" può trovare nuova vitalità e rinnovato potere d'attrazione. Cosa non facile per l'estrema frammentazione della realtà museale italiana. "Abbiamo troppi musei", dice senza esitazioni Palumbo, "che assolvono spesso una funzione meramente espositiva, mentre sarebbe il caso di favorire un'interazione più partecipata con i visitatori in grado di moltiplicare le occasioni di frequentazione, e capace di valorizzarne gli indici potenziali di veri e propri poli locali d'attrazione culturale. L'evoluzione del museo come "spazio aperto", che possa incastonare la collezione museale nell'offerta culturale locale, in tutta la sua caleidoscopica composizione, deve tendere alla proposta di visita museale "attiva e partecipata", in grado di rendere vivo e maggiormente attrattivo l'intero patrimonio. Pertanto, l'adeguamento della legge regionale sui Beni Culturali non potrà prescindere dalla previsione sistematica e strutturata dalle moderne forme di incentivi all'investimento culturale privato. Sarebbe paradossale non prevederlo in tempo di difficile reperimento di risorse come quelli odierni. (gelorminiaffaritaliani.it)
Beni culturali, dal concetto di bene comune alla sfida progettuale di impresa comune
Francesco Palumbo, Direttore di Area delle Politiche per la Promozione del Territorio, dei Saperi e dei Talenti della Giunta regionale pugliese, presenta le strategie della Regione Puglia per il settore dei Beni Culturali. Palumbo sostiene che la frontiera dei Beni Culturali dovrebbe essere intesa come "spazio e luogo" dove si possa elaborare una nuova prospettiva di partecipazione pubblico-privato. Egli propone l'idea di "impresa culturale" come un'opportunità per il privato di collaborare con il pubblico per valorizzare il patrimonio culturale.
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Bene culturale
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