I subacquei dell'Arma dei carabinieri hanno portato alla luce, fuori dalle acque cristalline di Varazze, alcune anfore di epoca romana databili tra il I secolo avanti Cristo e il II secolo dopo Cristo. Un rinvenimento di eccezionale importanza. I militari comandati dal tenente colonnello Francesco Schilardi hanno localizzato una nave romana, intatta, coperta dal limo, a 100 metri di profondità nelle acque di fronte a Varazze. Secondo i primi accertamenti la nave trasportava un centinaio di anfore, molte delle quali sarebbero ancora in ottimo stato. «L'operazione, condotta in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Liguria- ha spiegato il comandante Schilardi - è partita dal ritrovamento di alcuni cocci di terracotta da parte di alcuni pescatori della zona». A queste sono seguite complesse attività di studio dei fondali e di ricerca, svolte dai militari del Centro avvalendosi anche del supporto tecnico dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. I dati raccolti hanno condotto alla successiva delimitazione dell'area di interesse e infine all'individuazione del sito archeologico mediante ispezioni visive condotte col R.O.V., il robot in dotazione al Centro Subacquei chiamato schgerzosamente «Pluto». Il relitto, di epoca tarda repubblicana o imperiale, sommerso nei fondali a circa 60-70 metri presenta nella parte superiore numerosi frammenti di anfore danneggiate dalle attività di pesca mentre la parte sottostante risulta ancora ancora intatta e conta diverse centinaia di anfore di materiale del tipo «dressel 1B» utilizzate dal I secolo avanti cristo al II secolo dopo Cristo per il trasporto di generi alimentari, olio, olive, salamoia, vino lungo le coste del mediterraneo. Durante le attività, svolte con la collaborazione della Soprintendenza di Genova, è stata recuperata un'anfora facente parte del carico della nave. Il perfetto stato di conservazione delle anfore e la possibile presenza di tappi di chiusura sulla sommità non esclude che possano contenere residui degli alimenti trasportati che grazie alle moderne tecniche di studio ed analisi potrebbe dare utili indicazioni agli esperti sui profili culturali e commerciali dell'epoca augustea. «L'anfora portata in superficie è del tipo "vinario"», spiega il colonnello Francesco Schilardi. In quell'epoca erano frequenti gli scambi commericali tra l'Italia e la Spagna. Proprio in quel periodo i nobili romani avevano impiantato vigne nella provincia della Spagna citeriore attivando così un florido commericio con i vini prodotti in Etruria e nella Tuscia. «L'area è stata ora interdetta alla navigazione, alla pesca e alle immersioni - precisa il comandante nel Centro subacqueo dell'Arma - I rischi maggiori sono infatti le reti a strascico e l'ancoraggio dei diportisti che potrebbe danneggiare il relitto e il suo contenuto». Protetta dai fondali melmosi la nave romana e il suo prezioso contenuto saranno recuperati solo se saranno trovati i fondi necessari .